Per un risveglio etico” “

''Giustizia e Pace'': appello anche all'Ue per controllo politico su commercio e finanza

Democrazia partecipativa, solidarietà, abbandono degli interessi particolari, integrazione. Queste le parole chiave che ricorrono nel documento “Quale controllo politico delle attività commerciali e finanziarie mondiali?” pubblicato nei giorni scorsi dalla Commissione giustizia e pace del Belgio (consultabile su www.justicepaix.be). Un’analisi della crisi economica mondiale che, invertendo la gerarchia dominante della tecnocrazia sull’uomo, offre una visione etica della situazione proponendo una riforma del sistema finanziario internazionale basato su un’autorità che, attraverso lo strumento della deliberazione collettiva, sia garante del bene comune: un’autorità dunque “autenticamente politica”.
Le misure di austerità. Partendo dall’assunto che gli ordini finanziario, economico, sociale e umano sono interdipendenti, la Commissione giustizia e pace belga traccia un’analisi dell’ultima crisi finanziaria in ordine di tempo, quella scoppiata nel 2008 e tutt’oggi irrisolta. Ciò che fa riflettere, evidenzia il documento, è come le crisi mondiali che si sono succedute dal dopoguerra a oggi, benché di diversa natura, siano sempre state affrontate con piani di austerità: una misura giudicata “suicidaria” perché, adottata di anno in anno in maniera radicale e simultanea, “porta i Paesi a neutralizzarsi tra di loro riducendo ovunque il potere d’acquisto”, e costringendoci in un “liberalismo utilitaristico imposto a una società mondiale, che non l’ha mai scelto”. Altro punto nevralgico dell’analisi, la divisione tra potere finanziario e potere politico: “le banche centrali – si legge nel documento – hanno deciso di rendersi indipendenti dalla politica”; una scelta, denunciano gli autori, che vira verso “un’amministrazione delle cose piuttosto che un’amministrazione degli uomini: di fatto il sociale e l’umano sono lasciati fuori”.
Il problema dell’equità e della giustizia. Le misure di austerità colpiscono i cittadini in maniera discriminatoria e non egalitaria, portando inevitabilmente a conseguenze anti-sociali e irrispettose dei diritti umani come disoccupazione, violenza, ed emigrazione forzata. Per i cristiani, e non solo, ricordano gli autori del documento, la finalità dell’economia è, citando Paolo VI, “lo sviluppo di tutto l’uomo e di tutti gli uomini”: un principio che rimanda all’equità, ma anche ai valori immateriali come la libertà, la sicurezza, l’identità religiosa. “Nessuno di questi obiettivi – rimarca il testo – può essere indipendente dall’economia, essa stessa inconcepibile indipendentemente da finalità umane e dai diritti umani legalmente riconosciuti”. Le implicazioni morali delle scelte politiche, giustificano allora l’intervento nel dibattito democratico delle Chiese, a patto però, sottolinea il documento, di “applicare il principio della ecclesia semper reformanda, di una Chiesa cioè vicina al pensiero dell’uomo contemporaneo”.
La politica come garante. La questione è dunque “autenticamente politica”, perché riguarda le scelte collettive in favore del bene comune. Troppo spesso invece, denunciano gli autori del documento, “interessi privati orientano scelte politiche fatte passare per scelte scientifiche”. Attuare delle “reali procedure di democrazia partecipativa, ristabilendo le solidarietà locali minate dalla crisi e dall’austerità” appare come “l’unica scelta possibile”. Alla costruzione di una “nuova architettura istituzionale e giuridica”, che attraverso metodi democratici e partecipativi possa realizzare la giustizia sociale, è necessario integrare “un’etica e una supervisione politica che assicuri la finalità del bene comune delle azioni intraprese”. Per questo, la politica deve “ritrovare il suo primato sull’economia, sui nazionalismi e i loro egoismi”, invertendo “la gerarchia della finanza sull’umano”.
Il cambiamento in mano alle persone. Quello di cui si ha bisogno, rimarca il documento, è “ritrovare una ragione integrale, premessa di un’etica vicina alla persona e al suo benessere globale, aperto alla trascendenza”. Per attuare questo, però, bisogna innanzi tutto “educare i cittadini a prendere le distanze dai propri interessi personali, pur legittimi che siano, e aiutarli a superare le proprie paure”: ad azioni immediate vanno affiancate azioni a lungo termine per “ristabilire la democrazia e la solidarietà”, come per esempio “far intervenire nelle decisioni della tecno-burocratica Commissione europea organizzazioni e movimenti della società civile, così come la Chiesa o altre comunità di pensiero”. Solo in questo modo potrà attuarsi il “risveglio etico” capace di “ricondurre l’umanità sui giusti binari”. Sono le persone i primi destinatari del risveglio, uniche artefici di “un’integrazione europea e internazionale che sia meno tecnocratica e più solidale”. Perché, conclude il documento, solo “rendendo cittadini e istanze politiche più preoccupati della coesione sociale che della redditività immediata, si potranno fare accettare le politiche di rigore dove il sacrificio sia equamente condiviso nel rispetto delle dignità di tutti”.  

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