L’Ue in breve

25 anni di Erasmus e si guarda avanti
“Erasmus è più importante che mai in tempi di ristrettezze economiche e di elevata disoccupazione giovanile: le competenze e l’esperienza internazionale acquisite da questi studenti accrescono la loro occupabilità e li rendono più mobili sul mercato del lavoro”. Androulla Vassiliou, commissario europeo per istruzione e cultura, ha presentato l’8 luglio le cifre sui 25 anni del programma comunitario di studio oltre i confini nazionali, e ha presentato le linee guida che Erasmus assumerà dal 2014, quando muterà anche il nome in “Erasmus+”. Nello scorso anno accademico i giovani Ue che hanno potuto approfondire la propria formazione in un altro Paese sono stati 250mila, portando a 3 milioni il totale dalla creazione di Erasmus, nel 1987. Oltre ai corsi universitari (in genere della durata di 6 mesi, percependo un assegno di 252 euro mensili, che possono essere accresciuti da fondi regionali o statali), Erasmus finanzia anche tirocini aziendali (50mila giovani lo scorso anno) e la formazione per i docenti (oltre 46mila). La meta più ambita per l’Erasmus rimane la Spagna, seguita da Francia e Germania; gli spagnoli sono anche i più numerosi tra i giovani che si recano all’estero per studiare. Vassiliou aggiunge: “Guardando al futuro, il nostro nuovo programma Erasmus+ consentirà a 4 milioni di giovani di studiare, formarsi, insegnare o far opera di volontariato all’estero nei prossimi sette anni”, grazie agli stanziamenti che dovrebbero essere contenuti nel Quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea.
Un altro passo verso l’Unione bancaria
“L’esperienza insegna che le crisi bancarie possono dilagare rapidamente al di là dei confini, innescando una spirale di sfiducia in tutta la zona euro, e che il crollo di una grande banca transfrontaliera può creare una situazione complessa. Abbiamo bisogno di un sistema che possa prendere decisioni in modo rapido ed efficiente”, “le cui regole siano fonte di certezza sul mercato”. Michel Barnier, commissario Ue per il mercato interno, il 10 luglio ha spiegato il senso della proposta della Commissione volta a creare un Meccanismo unico di risoluzione delle crisi bancarie, attivo possibilmente dalla fine del 2014, in base al quale la Banca centrale europea (Bce) “eserciterà una vigilanza diretta sulle banche nella zona euro e negli altri Stati membri che decideranno di aderire all’Unione bancaria”. Il complesso Meccanismo, che disegna un ruolo nuovo per la Bce e le banche centrali nazionali, consta di un unico sistema di vigilanza, di finanziamento (con un apposito fondo a carico delle banche) e di risoluzione delle crisi bancarie, andando a gravare non più sui bilanci statali – e dunque sui cittadini – ma sullo stesso sistema creditizio. Il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, ha affermato: “Grazie a questa proposta disponiamo di tutti gli elementi necessari per istituire un’Unione bancaria che permetta di consolidare le basi del settore, ripristinare la fiducia e ovviare alla frammentazione dei mercati finanziari”. Il politico portoghese ha aggiunto: “Abbiamo raggiunto un accordo su una vigilanza europea comune delle banche nella zona euro e negli altri Stati membri che desiderano partecipare. Tale proposta completa l’accordo con un sistema unico forte e integrato da applicare alle banche in dissesto”.
Esclusione sociale, giovani categoria più a rischio
È ampiamente riconosciuto che l’esclusione sociale produce un danno profondo e, a lungo termine, nelle condizioni di vita, nella partecipazione sociale ed economica e nello stato di salute dei giovani. Proprio questo aspetto è stato analizzato nel rapporto pubblicato recentemente dall’Agenzia esecutiva istruzione, audiovisivi e cultura (Eacea) della Commissione Ue (Unità Eurydice). “Quasi uno su tre sono i giovani, tra i 18 ei 24 anni, a rischio di povertà o di esclusione sociale nell’Ue – si legge nel documento – e una percentuale significativa della popolazione giovanile vive in condizioni svantaggiate e di emarginazione, che impediscono l’esercizio dei diritti fondamentali”. I principali elementi di esclusione sociale sono radicati nelle disparità sociali, come ostacoli ad accedere all’istruzione e alla formazione di qualità, ma è la discriminazione di genere che sembra influenzare in modo significativo la salute e il benessere emotivo dei giovani.

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