Europa in affanno, ma necessaria

Crisi, disoccupazione, futuro Ue secondo l'eurodeputata francese Goulard

“Dobbiamo metterci in testa che l’Unione europea siamo noi: ogni cittadino, ogni responsabile politico. La possiamo criticare, dobbiamo pretendere di più da essa, ma allo stesso tempo dobbiamo renderci conto della sua necessità. Si tratta, semmai, di costruirla con cognizione di causa, restando fedeli al disegno iniziale e adattandolo alle nuove sfide”. Sylvie Goulard, francese, è una eurodeputata stimata per le sue competenze economiche e giuridiche, per essere stata consulente della Commissione europea; è tra le firme più seguite per gli articoli e i libri sui temi riguardanti la risposta alla crisi con le relative ricadute sulla vita di ogni giorno, sulla politica, sull’integrazione comunitaria. Con Gianni Borsa, per Sir Europa, commenta gli esiti del recente summit e l’attività dell’Euroassemblea, quindi lancia uno sguardo alle elezioni del 2014.
Il Consiglio europeo di fine giugno avrebbe dovuto affrontare la “dimensione sociale” della crisi, occupandosi anzitutto della disoccupazione giovanile. Un suo commento sui risultati raggiunti?
“Il vertice dei Capi di Stato e di governo ha fatto un passo avanti, nel senso che finalmente si è capito quanto sia serio il problema della mancanza di lavoro e che ‘crisi’ non significa soltanto bilanci statali in rosso e debito sovrano. Detto questo, con il summit si corre sempre un rischio…”.
Quale?
“Quello di assistere a enunciazioni roboanti che però restano sulla carta. Basti pensare al Consiglio europeo del giugno 2012, quando fu annunciato il Patto per la crescita e l’occupazione da 120 miliardi di euro. Da allora di quei soldi se ne sono visti ben pochi. E aggiungerei un altro punto interrogativo sul Consiglio europeo”.
Prego.
“La verità è che nessuno di noi, salvo i presenti, sa come vengono assunte le decisioni, se vi sono stati dei compromessi e quali ragioni hanno prevalso. Dobbiamo dire stop a un’Europa che assomiglia a un club dei Capi di Stato e di governo che s’incontrano ogni tanto, senza rendere conto ai cittadini delle rispettive responsabilità, salvo poi presentarsi alla stampa e raccontare esiti differenti l’uno dall’altro e assegnare a se stessi ogni merito per far colpo sull’opinione pubblica del proprio Paese, scaricando sugli altri leader o sulle istituzioni europee le peggiori colpe”.
Il suo è un giudizio severo. Eppure il summit del 27 e 28 giugno ha portato a 8 miliardi i fondi per contrastare la disoccupazione giovanile e ha detto sì all’accordo sul Quadro finanziario pluriennale 2014-2020…
“Ho riconosciuto che al vertice ha fatto apparizione il tema urgente del lavoro; ma di quei miliardi per i giovani quanti saranno realmente messi a disposizione, visto che comunque dipendono dal varo definitivo del Qfp? E occorrerà non solo stanziare i fondi, ma verificarne poi il reale utilizzo. Fra l’altro l’Ue non può fare tutto in questo campo, anche perché non ne ha le competenze, mentre i giovani pagano ritardi spesso strutturali in sede nazionale, come ad esempio per quanto riguarda la formazione”.
E sul bilancio pluriennale, cosa dice?
“Quello è invece un fallimento grave e collettivo dell’Ue. Per almeno tre ragioni. Anzitutto non è un budget straordinario, per tempi di crisi e di risposte forti, anzi la cifra complessiva è un poco inferiore al passato. In secondo luogo questo Qfp non sembra tenere in debita considerazione le nuove competenze che l’Ue ha acquisito con il Trattato di Lisbona. Infine non è stata nemmeno presa in considerazione la questione, posta dall’Europarlamento, delle ‘risorse proprie’; così il bilancio comunitario continuerà a dipendere dai trasferimenti statali. Diciamolo francamente, non è possibile andare avanti con questo bilancio. Mi sono astenuta sulla risoluzione votata durante la plenaria della scorsa settimana e resto convinta che, in settembre, il Parlamento europeo dovrebbe dire no a un Qfp così concepito”.
Unione bancaria, poteri della Banca centrale europea, Unione economica e monetaria: in questi ambiti si stanno facendo dei progressi?
“Mi pare di registrare qualche acquisizione, sia sulla supervisione unica del sistema creditizio, ormai nelle mani della futura Bce, sia per la governance economica. Ma la strada è ancora lunga e soprattutto, anche se sono necessarie, queste misure non possono dare ai cittadini una visione complessiva del loro futuro”.
Tra meno di un anno gli europei saranno chiamati alle urne per eleggere il Parlamento di Strasburgo. Pensa che i cittadini si recheranno alle urne?
“L’astensione è nutrita della mancanza d’interesse per l’Europa nelle classi politiche. Spetta ai partiti scegliere candidati di livello e affrontare seriamente la campagna elettorale. Bisognerà inoltre tenere in considerazione lo tsunami dell’antieuropeismo che prende piede in diversi Paesi. Temo l’astensione e il voto di protesta, generati dalla crisi ma anche dal fatto che pochi partiti sanno assumere le loro responsabilità europee”.

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