Prendere il largo insieme

Ecclesia in Europa: un progetto comune che occorre ravvivare

Sono particolarmente felice di poter prima elogiare e incoraggiare “Sir Europa” che, dalla sua fondazione, mi permette d’essere regolarmente e minuziosamente informato su tutto ciò che riguarda l’Europa, questo “vecchio continente” dove si trovano le mie radici umane e spirituali.
Cosa penso dell’esortazione apostolica “Ecclesia in Europa”, pubblicata dieci anni fa il 29 giugno 2003 da Giovanni Paolo II, in un Sinodo che lo vedeva fraternamente unito ai vescovi, “mentre erano intenti – come lui stesso dice – alla meditazione di Gesù Cristo, vivente nella sua Chiesa, sorgente di speranza per l’Europa”?
Testimonia la riconoscenza e il riconoscimento della storia e del destino di un Papa che accompagnai nel 1979 nella sua prima visita in Polonia e che, appena due anni dopo la caduta del muro di Berlino, nel 1991, celebrò a Roma un Sinodo speciale per l’Europa. Ma, nell’ottobre 1999, convocò una seconda Assemblea per agguantare la situazione e riunire al meglio i frammenti di un’Europa che, ancora oggi, nel 2013, non ha trovato quell’unità a dire il vero mai raggiunta. Di fatto, dopo l’adesione di numerosi Stati, il progetto dell’Unione europea ha bisogno di essere ravvivato secondo lo spirito che ha presieduto alla sua origine. Alla base di una riflessione sui momenti chiave della costruzione europea, dobbiamo porci queste domande fondamentali: quale è la vocazione dell’Europa oggi? Da quale Europa discendiamo? Quale Europa ci viene proposta? Quale Europa vogliamo? Il compito di una tale ridefinizione non riguarda solo qualche responsabile. Essa interessa tutti i cittadini, tutte le istituzioni. Bisogna a tutti i costi superare la divisione che si è stabilita tra le élite e l’insieme dei cittadini europei. Come risvegliare nei nostri diversi popoli, l’entusiasmo per la causa europea e l’idea della fraternità tra tutti? Questa la sifda che oggi dobbiamo raccogliere.
“Vecchia Europa”, come molti ti chiamano, tu non conosci né la tua età né la tua misura! E io stesso non sono in grado di elencare tutte le tue radici e di disegnare i tuoi confini. Eccoti consumata dal declino demografico e corrosa dalla recrudescenza di nuovi nazionalismi. Ti prego, non lasciar cadere le tue braccia che portano il segno di tutto quello che hai già fatto a seguito dei tuoi “padri fondatori”.
L’Europa può essere sconfortante a causa della deriva tecnocratica delle sue istituzioni, troppo lontane dalla vita quotidiana dei cittadini. Mentre finora l’Europa si è fatta per se stessa, attorno a un messaggio di pace, deve ora costruirsi per tutto il pianeta. Non dobbiamo aver paura di prendere il largo, tutti insieme! L’Europa non è semplice, ma è necessaria a tutti noi.

Altri articoli in Archivio

Archivio

Informativa sulla Privacy