È grave non porsi” “il problema del futuro

Le parole di Papa Francesco alla Fao: la fame è uno scandalo, no alla speculazione sul prezzo degli alimenti. Sergio Marini (Coldiretti): "Occorre permettere alle economie più povere di sviluppare una propria agricoltura familiare, che si è sempre dimostrata il miglior sistema per prospettive di lungo periodo. Quindi sul piano politico occorre abolire le norme che permettono fenomeni speculativi sul cibo"

Papa Francesco ha ricevuto ieri, in udienza in Vaticano, i partecipanti alla 38ª conferenza dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao). Nel discorso rivolto ai presenti, a partire dal presidente Mohammad Asef Rahimi e dal direttore generale José Graziano, il Pontefice ha parlato dell’impegno richiesto agli Stati e ai grandi organismi internazionali per l’azione "a sostegno dei poveri", per lo sviluppo delle produzioni agricole per sfamare l’umanità e per la promozione della "famiglia rurale". Prendendo spunto dalle parole del Papa, il Sir ha intervistato il presidente nazionale della Coldiretti, Sergio Marini.

Il Papa parla di "produzione attuale sufficiente" per sfamare l’umanità. Cosa fare di più e meglio per far circolare i beni agricoli e alimentari prodotti? È un problema solo del "terzo mondo", oppure riguarda anche l’Italia?
"È una grande verità che di cibo al mondo ce ne è a sufficienza. Il problema sta nella sua distribuzione. La politica a livello globale non ha fatto bene il suo mestiere, perché ha considerato il cibo come un bene qualsiasi e quindi lo ha sottomesso alle regole di mercato. Così, da una parte, ci sono Paesi grandi produttori e ci sono le multinazionali che vendono all’estero. Dall’altra, i Paesi più poveri schiacciati da queste dinamiche. Il problema si risolve con un accordo globale. Il cibo deve essere considerato un ‘bene comune’ e servono interventi finanziari per sostenere i Paesi più poveri. In secondo luogo, occorre permettere alle economie più povere di sviluppare una propria agricoltura familiare, che si è sempre dimostrata il miglior sistema per prospettive di lungo periodo. Quindi sul piano politico occorre abolire le norme che permettono fenomeni speculativi sul cibo. Si potrebbe anche aggiungere che è grave che la comunità internazionale non si ponga il problema del futuro, dove probabilmente il cibo potrà mancare. Inoltre si permette il cosiddetto ‘land grabbing’, cioè l’accaparramento di milioni di metri quadri di terreno in Africa da parte di alcuni Paesi, per garantirsi il futuro affamando però le popolazioni di oggi. In sintesi, occorre tornare al concetto di cibo come ‘bene comune’ estendendolo anche alla terra".

La globalizzazione e i grandi spostamenti migratori, che riguardano anche l’Italia, quale influsso hanno sull’attività agricola e alimentare? La potenziano, ingenerando più richiesta? Oppure creano confusione e difficoltà?
"Per l’agricoltura italiana si tratta di una grande ricchezza. Noi abbiamo già circa 100mila tra uomini e donne di altri Paesi che lavorano come operai agricoli nelle nostre aziende. Essi permettono attività colturali dove sarebbe difficile trovare mano d’opera locale qualificata. Per noi, quindi, sono una grande risorsa. Inoltre le presenze straniere portano a sviluppare nuovi processi e nuove colture per una domanda alimentare diversa di consumatori che hanno gusti e tradizioni da rispettare. Si tratta, quindi, di un fenomeno decisamente positivo, si tratta di manodopera che svolge lavori che, nonostante la crisi, in molti tra gli italiani non vogliono più svolgere. Essi li svolgono, invece, con professionalità e, nel frattempo, s’integrano perfettamente, salvo rarissimi casi, nella famiglia presso cui operano. Quindi realizzano un connubio positivo tra lavoro, qualità della vita dignitosa e accoglienza".

Il prossimo anno sarà dedicato alla "famiglia rurale". Cosa significa questo per l’Italia? Come agirà la Coldiretti?
"Parteciperemo a tutte le iniziative che verranno promosse a livello nazionale e internazionale, perché le nostre aziende sono nella stragrande maggioranza famiglie rurali. Siamo molto contenti di questa celebrazione perché la famiglia rurale costituisce un modello d’impresa tra i più sostenibili. In essa si realizza la sovrapposizione tra famiglia, lavoro e luogo di produzione ingenerando rispetto dell’ambiente e la solidarietà tra le persone che vi lavorano. Si tratta di un esempio di sussidiarietà tra i meglio sviluppati, un sistema d’impresa moderno e più attuale per recuperare una qualità della vita decente e che sarebbe da esportare, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo che ne potrebbero trarre un grande giovamento".

Un’ultima domanda: come la Coldiretti ha accolto l’arrivo di Papa Francesco?
"Lo abbiamo accolto con sentimenti di grande affetto per la semplicità e umanità con cui affronta temi importantissimi e li rende comprensibili e alla portata di tutti. Non a caso è così amato. Ci sono, inoltre, cose che ci riguardano in maniera più diretta, quando ad esempio affronta il tema della tutela ambientale e della produzione agricola. Il rispetto dell’ambiente e i temi etici che Papa Francesco ripropone con forza li sentiamo molto nostri, così come c’impegna con il suo appello alla responsabilità che rafforza la visione da sempre condivisa nella nostra Confederazione".

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