Un’autentica calamità Non investire sui giovani” “

Il presidente della Cei ha proposto al congresso della Cisl una vera e propria prolusione sui temi del lavoro, spaziando dalla disoccupazione alla necessità delle riforme - a partire dal ridurre gli "sprechi" e la "burocratizzazione" nel settore pubblico - dalle misure da prendere a favore delle imprese alla tutela sociale di chi perde il lavoro. Su tutto, però, c'è la necessità di una "profonda riforma morale"

"Un contesto sociale incapace di offrire lavoro ad ampie fasce della popolazione si condanna di fatto alla recessione e all’impoverimento". Economico, culturale e antropologico, "perché non sa mettere a frutto il capitale umano che è la prima e più vera ricchezza". Intervenendo al congresso della Cisl, il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, ha proposto una vera e propria prolusione sui temi del lavoro, spaziando dalla disoccupazione alla necessità delle riforme – a partire dal ridurre gli "sprechi" e la "burocratizzazione" nel settore pubblico – dalle misure da prendere a favore delle imprese alla tutela sociale di chi perde il lavoro. Su tutto, però, si staglia la necessità di una "profonda riforma morale" che non si limiti alla ricetta semplicistica di combattere la crisi facendo ripartire i consumi: "Il consumo da solo non basta", se il prezzo da pagare sono quelle che Bauman chiama le "vite di scarto". Il presidente della Cei entra anche nel merito dell’attuale momento politico, dicendo che i vescovi si sentono "incoraggiati" dalla volontà del presidente del Consiglio di mettere il problema del lavoro al centro delle iniziative del governo e invocando la necessità di "un nuovo patto sociale" tra imprenditori e lavoratori. Questa è l’ora di "smettere di denigrarci a vicenda", e di combattere "insieme contro i problemi". Ci vuole, infine, "un sindacato nuovo", che "sappia avanzare proposte concrete" e difendere "ciò che non è negoziabile", mettendo da parte "interessi corporativi e particolarismi".

Autentica calamità. In Italia, è l’analisi del cardinale Bagnasco, "la disoccupazione affligge oggi persone di tutte le età, ma soprattutto i giovani: uno su tre non trova lavoro, e c’è ormai chi rinuncia a cercarlo. Un dato "allarmante" per il suo "impatto psicologico talvolta devastante", ma soprattutto per il "triste messaggio" veicolato alle nuove generazioni: la società non ha bisogno di voi. Secondo il cardinale, "per il nostro Paese lo scarso investimento sui giovani in termini di formazione scolastica e universitaria, oltre che di inserimento nel mondo lavorativo, assume il carattere di un’autentica calamità, che si trasforma in dramma esistenziale per molti e spinge altri a emigrare in cerca di un inserimento lavorativo". Quanto all’andamento generale dell’economia, il presidente della Cei punta il dito sull’"autoreferenzialità dei capitali, accumulati ma non reinvestiti, messi in granaio invece che sparsi al fine di produrre un nuovo e più abbondante raccolto". La crescita economica, in altre parole, "non ha comportato una reale redistribuzione e partecipazione dei benefici raggiunti", causando così "una polarizzazione nel possesso delle ricchezze e un’inaccettabile forbice tra i salari". "Davanti a questi squilibri – l’invito del cardinale – i sindacati dovranno far sentire la loro voce, mettendo da parte ogni incertezza".

Ripensamento radicale. Un "ripensamento radicale del ruolo del pubblico, sia nella dimensione centrale che in quella locale". È la prima delle riforme da attuare, per il presidente della Cei, che chiede di "attenuare gli effetti di un’eccessiva burocratizzazione": "Esistono troppi sprechi che la gente, che tira per il giorno dopo, aspetta di vedere azzerati". No anche all’"illusione del guadagno facile", vera e propria "piaga morale" – spesso incentivata – che "devasta persone e famiglie mettendo sempre più a rischio la tenuta sociale". "Per far ripartire il lavoro e l’economia serve il concorso di tutta la società, così come la valorizzazione delle eccellenze di cui l’Italia è ricca, specialmente nell’ambito manifatturiero": è la "ricetta" del presidente della Cei, che ha rinnovato l’invito a "tenere in casa i gioielli di famiglia che, una volta usciti, non tornano più". Oltre che sulle imprese, bisogna però investire anche "sui lavori di cura, sul versante assistenziale, educativo e sociale". Tutti ambiti "che dischiuderebbero enormi potenzialità di lavoro e permetterebbero di realizzare progetti di formazione, insieme alla cura del territorio e alla promozione dei beni culturali, artistici e paesaggistici, di cui il nostro Paese è incomparabilmente il più ricco".

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