Un futuro più solido?” “Strategia in tre mosse

Ne ha parlato questa mattina il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata. Innanzitutto "capacità di ascolto da parte delle istituzioni e della politica". E ancora: "Tornare a rivolgere l'attenzione al piano delle motivazioni di fondo", senza sconti sul versante "della professionalità e della legalità, che devono essere assicurate con il massimo rigore". Infine la sinergia, cioè "la via della collaborazione, della interazione e della integrazione"

"Nonostante il carattere di servizio pubblico, le strutture della sanità cattolica sono sottoposte a uno stress gestionale e organizzativo che, in tempi di crisi come l’attuale, mette a repentaglio la sostenibilità del servizio stesso". Lo ha detto monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Cei, intervenendo questa mattina al convegno "Le Istituzioni sanitarie cattoliche. Un servizio prezioso in evoluzione" in corso a Roma. Presenti circa 200 responsabili di strutture sanitarie cattoliche insieme al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. Per il vescovo, quella cattolica rappresenta "una quota significativa, per numeri e qualità, della sanità pubblica" a cui "fanno ricorso cittadini di tutte le regioni del Paese, confermando un credito guadagnato sul campo nel corso del tempo": "L’intera società italiana trae vantaggio da presenze in cui la ricerca dei migliori standard di efficienza dei servizi socio-sanitari si coniuga con un’ispirazione imperniata ‘sull’accoglienza e cura totale della persona’ e su una cultura della vita – dal concepimento fino alla sua conclusione naturale – che contrasta con la contemporanea rimozione del limite, del dolore, della morte".

Massimo rigore. Nel corso del suo intervento, mons. Crociata ha segnalato le "disparità che non sempre rispettano la dignità propria di un servizio pubblico": "Siamo fiduciosi che l’esperienza del credito di professionalità e talora anche di eccellenza di cui godono le istituzioni sanitarie cattoliche, possa trovare riscontro in un’attenzione rinnovata alle attese di cura dell’intera popolazione, che si dirige alle strutture pubbliche senza fare troppe differenze, se non – quando può – quelle dettate dal credito scientifico e dalla qualità dei servizi offerti". "La Segreteria della Conferenza episcopale offre la sua disponibilità ad accompagnare la ricerca di soluzioni alle questioni che interessano la responsabilità degli organismi sanitari nel loro rapporto con le istituzioni governative e statuali" e confida che "la capacità di ascolto da parte delle istituzioni e della politica" caratterizzi "un percorso che conduca a trovare soluzioni di sostenibilità e di durata per strutture socio-sanitarie attanagliate dalla crisi". D’altra parte, ha aggiunto, in esse "si esige qualcosa di più della professionalità e della legalità, che devono essere assicurate con il massimo rigore". Per mons. Crociata, è necessario "tornare a rivolgere l’attenzione al piano delle motivazioni di fondo e in esso cercare coesione e sostegno" perché "le istituzioni sanitarie cattoliche presenti nel nostro Paese costituiscono una realtà consistente e in significativa evoluzione, eredi di una secolare tradizione e forti di una radicata presenza nel territorio". Oggi, ha precisato il vescovo, "un nome ineliminabile del cambiamento necessario è proprio sinergia": "C’è una terza via, infatti, oltre la falsa alternativa tra andare avanti come si è sempre fatto e gettare la spugna e disfarsi di un’opera come se fosse un peso ingombrante: è la via della collaborazione, della interazione e della integrazione, delle molteplici forme di alleanze per segmenti specialistici o per intere strutture". "Creare strutture solide, grandi ma senza gigantismi, sorrette da reti di protezione e di solidarietà che salvaguardino specificità, identità, inventiva della carità, garantite da buone pratiche e processi virtuosi, nonché da accresciuta efficienza: questa rappresenta una prospettiva realizzabile".

I numeri. In apertura del convegno don Carmine Arice, direttore dell’Ufficio nazionale Cei per la pastorale della salute, richiamando ad "una maggior sinergia con le Istituzioni pubbliche" ha presentato i numeri "per difetto" della sanità cattolica nel Paese. Per servire le persone ammalate che chiedono assistenza sanitaria a queste strutture in cui sono disponibili circa 45mila posti-letto, sono presenti complessivamente sul territorio nazionale: 2 policlinici universitari, 24 ospedali classificati, 12 Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, 4 Presidi Sanitari, circa 200 strutture tra, Case di cura e Centri di Riabilitazione. Vi lavorano circa 70mila operatori sanitari, di cui 8mila medici. La distribuzione di queste strutture, ha sottolineato don Arice, è "molto variegata" con una presenza maggiore al Nord, con la Lombardia che fa da capofila con oltre 50 realtà, e una diminuzione man mano che si scende al Sud dove, per esempio in Sicilia, se ne trovano soltanto 2. In alcune regioni come la Sardegna o la Calabria sono totalmente assenti. Oltre 20 le strutture della Regione Lazio, presenti per la maggior parte a Roma e dintorni.

a cura di Riccardo Benotti

Altri articoli in Archivio

Archivio

Informativa sulla Privacy