La crisi costringe a serrare i ranghi

I risultati del summit del 22 maggio su lotta all'evasione fiscale ed energia

“È la crisi che fa la differenza”. Con il suo consueto aplomb, il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, chiarisce i motivi per i quali i 27 Paesi dell’Unione si dovrebbero realmente avviare sulla strada di una stretta collaborazione nei settori dell’energia e del contrasto all’evasione fiscale, al centro del summit del 22 maggio, ambiti politici fino a qualche tempo fa gelosamente ritenuti di stretta competenza nazionale. “Quello che è successo negli ultimi anni ci ha messo davanti a una realtà in grande trasformazione. I confini nazionali vanno superati per un’azione realmente incisiva” nell’uno e nell’altro settore: entrambi, infatti, sono “essenziali per favorire la competitività, la crescita e l’occupazione”.

Qualche punto fermo. Questo Consiglio faceva parte di un articolato calendario predisposto dallo stesso Van Rompuy per obbligare i leader dei Paesi membri a discutere le modalità per contrastare la crisi in ambiti strategici come le politiche di bilancio, la governance economica, l’industria, lo sviluppo dell’agenda digitale, il settore della difesa, le relazioni esterne e le politiche commerciali. A fine giugno, come noto, si affronterà il tema delle azioni per la crescita e l’occupazione (ma si parlerà anche di unione economica e di unione bancaria), mentre a luglio dovrebbe svolgersi a Berlino un incontro ad hoc dei ministri europei sul lavoro giovanile. Nel frattempo i presidenti e i premier giunti a Bruxelles hanno convenuto, come si legge nelle “Conclusioni” del summit, che “è fondamentale per le nostre economie un approvvigionamento energetico a prezzi accessibili e sostenibile”. Per questo il Consiglio europeo “ha convenuto una serie di orientamenti in quattro settori: il completamento di un mercato interno dell’energia interconnesso, l’agevolazione degli investimenti privati nel settore accanto a quelli pubblici, la diversificazione degli approvvigionamenti e una maggiore efficienza energetica. Il documento (disponibile nelle lingue ufficiali sul sito www.consilium.europa.eu) afferma poi: “La frode e l’evasione fiscale limitano la capacità dei Paesi di conseguire gettito e di attuare le loro politiche economiche”. Van Rompuy ha ribadito che ogni anno nell’Ue vengono sottratti al fisco mille miliardi di euro, pari a quanto si spende in tutta Europa per la cura della salute dei cittadini e poco più del bilancio pluriennale dell’Unione europea. Si tratta dunque di una questione di equità (“se tutti pagassero il giusto, pagheremmo meno tasse”) e di recuperare fondi preziosi per i bilanci statali.

“Registriamo un nuovo slancio”. Nel commentare a caldo gli esiti del Consiglio, lo stesso Van Rompuy ha dichiarato: “È stato un summit breve ma efficace, con risultati produttivi”. “Dobbiamo potenziare il contrasto all’evasione e alla frode fiscale – ha affermato il politico belga – e su questo registriamo un nuovo slancio tra i Paesi europei. Ma, attenzione, non parliamo di armonizzazione fiscale”, ovvero del convergere delle politiche fiscali tra gli Stati, tema che non era all’ordine del giorno e che, di fatto, nessun Paese intende affrontare. Dal palazzo Justus Lipsius, sede dell’incontro, i leader sono invece usciti avendo messo nero su bianco una serie di impegni che toccano la “condivisione automatica delle informazioni” sui depositi bancari (vincendo le resistenze di Austria e Lussemburgo), la lotta ai paradisi fiscali, la ricerca di accordi “virtuosi” con Stati finora svincolati da ogni regola europea (Svizzera, San Marino, Andorra, Liechtenstein, Monaco), il contrasto delle frodi dell’Iva, lo spinoso capitolo della tassazione dei profitti delle imprese che operano a livello transnazionale.

Investimenti, reti, fonti rinnovabili… Sempre al termine del Consiglio, il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, si è soffermato sulla questione energetica: “Nella mia relazione introduttiva ho presentato diversi scenari. Il panorama energetico mondiale è in rapida evoluzione, e non si muove a favore dell’Ue”. Il capo dell’Esecutivo ritiene significativi gli esiti raggiunti al vertice, impegni “che devono ora essere onorati”: l’intesa per la realizzazione di un unico mercato europeo dell’energia, “che porterà vantaggi concreti per i cittadini e risparmi sulla bolletta energetica”; la necessità di forti investimenti, soprattutto privati, per migliorare e completare le reti infrastrutturali e le interconnessioni tra gli Stati (l’Ue mette sul tavolo 5 miliardi, ma ne occorrono almeno 20); i progressi nel campo dell’efficienza (risparmio energetico, evitare gli sprechi); la “diversificazione delle fonti, così che nessun Paese debba dipendere da un solo fornitore”; lo sviluppo delle tecnologie correlate; l’ampliamento del mix energetico, “prendendo chiaramente la direzione delle fonti rinnovabili”; l’attenta considerazione dei combustibili alternativi, dalle biomasse ai gas di scisto; il potenziamento dei diritti dei consumatori per poter scegliere il miglior operatore sul mercato.

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