Giù la famiglia… giù tutto

A Caserta il tredicesimo dei sedici appuntamenti in preparazione della Settimana sociale di Torino. Interventi del cardinale Sepe, del vescovo Farina e del presidente Miano. Il professor Savagnone: "La profonda crisi politica che viviamo si radica nella crisi della famiglia, che ha distrutto il tessuto del bene comune"

"Il cammino lungo non ci deve scoraggiare, le prove e le difficoltà servono a rafforzarci. Le nostre attività pastorali non hanno più alibi e non dobbiamo perdere tempo: occorre un impegno forte, leale, aperto per ritrovare lo stile della parresìa, della franchezza". Così monsignor Pietro Farina, vescovo di Caserta, ha aperto ieri al teatro comunale di Caserta il convegno su "Famiglia e bene comune. Educhiamo la rete nel territorio", il tredicesimo dei sedici appuntamenti organizzati dall’Azione Cattolica in preparazione alla Settimana sociale di Torino.

Dalle ferite, la luce. "La famiglia non è un fatto privato ma è il luogo in cui si verificano il successo o la crisi di un’esperienza comunitaria che coinvolge il clima culturale e politico", ha dichiarato Giuseppe Savagnone, direttore del Centro diocesano per la pastorale della cultura di Palermo. La "profonda crisi politica" che viviamo si radica, secondo l’esperto, "nella crisi della famiglia, che ha distrutto il tessuto del bene comune". A proposito, i cattolici non sono "nostalgici che vogliono recuperare una struttura del passato, quando la famiglia peraltro non era affatto ideale ma piena di limiti. Vogliamo andare verso il futuro, salvando i germi buoni che la famiglia del presente contiene: siamo in mezzo a un guado, non siamo difensori di una cittadella assediata ma pionieri di strade nuove, che ci portano lontano". Le ferite che ci fanno sanguinare "sono anche squarci, e quindi feritoie attraverso cui si intravede la luce del giorno. Se lotteremo perché passi questa o quella legge, se contendiamo questo o quel comma, prima o poi verremo sepolti dal crollo delle dighe che stiamo costruendo in maniera così accanita: va bene costruire dighe, ma a patto di canalizzare le acque".

Una libertà su più livelli. Quella in cui viviamo è, secondo Savagnone, "una società post-cristiana, dove la fede non è contestata e il problema di Dio non è più un problema". Abitiamo un contesto in cui, "peggiore del rifiuto, della persecuzione e dell’annientamento, c’è il disinteresse. Professiamo una credenza soggettiva, non sentiamo abbastanza, come cristiani, di portare qualcosa di innovativo: questo è un atteggiamento da cambiare mediante un lavoro educativo costante". Così, se i ragazzi sono sempre stati problematici, "il vero problema oggi è che quelli problematici sono gli adulti". Ai quali spetta educare ai diversi livelli di libertà: non basta "quella ‘da’, intesa come mancanza di vincoli e legata ad una prospettiva individualista, dove il desiderio viene scambiato con il bisogno, che poi diventa pretesa, e spacciato per diritto". È necessario scoprire "gli altri livelli di libertà, quella ‘di’, quella ‘per’ e quella ‘con’, che prevede la responsabilità condivisa".

Aperti, sempre e comunque. "Il bene comune è in crisi, la famiglia altrettanto, perché ha perso i valori fondamentali della sua identità", ha affermato intervenendo in un videomessaggio l’arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe, individuando "tra le concause del fenomeno il fatto che molti genitori hanno in qualche modo abdicato al loro primo dovere, di educare i figlioli". Non basta, ha proseguito, "mettere al mondo dei figli: la paternità e la maternità s’incarnano ogni giorno nell’educazione ai valori autentici del Vangelo". Specialmente in un tempo in cui "corriamo il pericolo di estraniarci dalla realtà sociale" e "vivere solo per noi, nei castelli del nostro tornaconto", occorre "uscire da noi stessi, guardare gli altri come fratelli a prescindere dalla fede, dalle culture e dai modi di vivere". Esseri cristiani, d’altra parte, "vuol dire essere aperti, sempre e comunque. Come cristiani e cittadini abbiamo una responsabilità chiara, che viene da Dio e dalla comunità sociale: ognuno di noi – ha auspicato – offra un contributo per la rinascita spirituale, sociale, culturale".

Andare per le strade. Il card. Sepe ha lanciato un invito a "costruire la speranza mettendosi in gioco e sporcandosi le mani. Da noi dipende la rinascita, una nuova inversione di rotta, nella Chiesa e nella società. Dio – ha proseguito – ci chiederà conto di quanto abbiamo contribuito al riscatto delle nostre comunità: c’è bisogno delle parrocchie, di una catechesi rinnovata, reale e incarnata, delle scuole, dei tanti che tengono a cuore il bene comune, che cercano di dare un contributo a prescindere dalle credenze". Ma c’è anche bisogno, ha aggiunto, delle istituzioni, che "non devono lavarsene le mani" perché "loro primo dovere è fondare comunità civili che sappiano affrontare problemi e superare difficoltà". Il porporato ha concluso il suo intervento con un incoraggiamento a "uscire fuori dalle sagrestie e dalle chiese", "andare per le strade, incontrare gli altri, dialogare con loro nel rispetto delle vicendevoli credenze, ma annunziando Cristo e i valori che derivano dalla buona novella", immergendoci "nella realtà quotidiana perché apparteniamo tutti alla stessa famiglia".

Condividere la responsabilità. Un appello "all’impegno da parte di ogni persona di buona volontà affinché nella vita istituzionale e politica si tenga sempre più conto delle esigenze delle famiglie" è stato lanciato da Franco Miano, presidente di Azione Cattolica. Politica per le famiglie, ha proseguito "vuol dire servizi, orientamenti e fini: solo l’impegno di ciascuno è capace di orientare l’impegno comune". Dalla politica, dunque, "possiamo esigere un determinato contributo se siamo capaci di testimoniare un impegno sul bene comune che nasce dalla capacità di fare rete nel territorio", in un "intreccio di solidarietà e cultura che fa mentalità" e "ci fa riscoprire le finalità". È possibile, ha concluso Miano, "superare la piaga dell’individualismo" e "ripensare alla necessità di decisioni condivise nella linea della responsabilità".

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