La libertà come risorsa

Concluso a Brescia il seminario Cei. Presenti 130 tra religiosi, sacerdoti e laici. Monsignor Dal Molin: ''Apertura e umanità rappresentano aspetti fondamentali per chi si avvicina alla direzione spirituale''

Il direttore spirituale deve essere soprattutto una persona ricca di umanità, pronta all’accoglienza e all’ascolto, ma sempre rispettosa della libertà di chi ha di fronte. Sono questi alcuni dei tratti distintivi dell’orientamento vocazionale emersi nel XXVIII Seminario Cei sull’orientamento vocazionale che si è concluso ieri a Brescia con la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Luciano Monari. Quattro giorni di lavori che hanno visto confluire al Centro pastorale Paolo VI circa 130 partecipanti – sacerdoti, religiosi e laici – provenienti da tutta Italia. Una partecipazione, soprattutto di giovani, che ha molto colpito monsignor Nico Dal Molin, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale delle vocazioni della Cei. "Rispetto agli anni scorsi – ha detto – c’è stato un ringiovanimento dei partecipanti. Abbiamo lavorato con persone giovani, preparate, ma anche molto motivate a mettersi in gioco".

L’esempio di Paolo VI. Il seminario intitolato "Gioia della fede e arte dell’accompagnamento spirituale. Alla scuola del venerabile Paolo VI", ha avuto in Papa Montini un punto di riferimento costante. Una scelta non casuale se consideriamo che, proprio quest’anno, ricorrono i cinquant’anni dalla istituzione della Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, voluta proprio dal pontefice nativo di Concesio, a pochi chilometri da Brescia. "Paolo VI è stato un uomo di dialogo in campo ecumenico, ma anche in campo sociale e culturale – racconta mons. Dal Molin – e questo suo tratto di apertura e umanità rappresenta uno dei punti fondamentali per chi si avvicina alla direzione spirituale". Aprendo il seminario, martedì 2 aprile, il direttore dell’Ufficio nazionale aveva ricordato, infatti, l’espressione usata da Paolo VI nella suo storico discorso alle Nazioni Unite del 1965: "Noi siamo in mezzo a voi quali esperti in umanità".

Per una visione cristocentrica. La pedagogista Paola Bignardi, membro del comitato del Progetto culturale della Cei, ha richiamato la visione cristocentrica evidenziata da Paolo VI in alcune sue lettere in cui parla di "Cristo solo. Cristo vivo". "Mettere Cristo al centro, nell’esperienza personale della fede e nell’educazione ad essa – ha spiegato la pedagogista – costituisce un elemento di straordinaria attualità, in un tempo complesso e di cambiamento come quello che stiamo vivendo". Un modo per riuscire a rapportarsi con quella che, da più parti, viene definita come "la prima generazione incredula". "La Pedagogia cristocentrica – ha precisato Bignardi – è quella che mette al cuore dell’azione educativa la persona di Gesù, meta cui tende l’educare; al tempo stesso assume lo stile del Signore come modalità per entrare in relazione con le persone, per far percepire loro la misericordia, l’accoglienza, la bellezza, la gioia".

Un nuovo approccio. Un’esigenza di modificare l’approccio all’orientamento vocazionale sempre più condivisa dai partecipanti che si sono confrontati all’interno di laboratori e lavori di gruppo. "Oggi il cammino di fede – ha spiegato mons. Dal Molin – non può più essere un presupposto da dare per acquisito, ma è diventato un punto di arrivo della direzione spirituale". Da qui l’esigenza di essere presenti nei luoghi tradizionali di scoperta della fede, come le parrocchie, ma non solo. "Certamente la parrocchia resta un luogo forte – continua il delegato Cei – ma accanto a questo dobbiamo riscoprire l’importanza di essere presenti in ambiti diversi come quello scolastico, universitario, nei contesti caritativi, dove spesso i giovani sono protagonisti, e anche nelle realtà dell’associazionismo cattolico".

Distinguere tra progetto e vocazione. Il punto di partenza devo però sempre essere il rispetto della libertà dei singoli, come ha ricordato anche il pedagogista Giuseppe Mari, docente all’Università Cattolica di Milano. "La relazione tra Dio e l’essere umano si esprime nella forma della libertà", ha detto il docente che ha sottolineato come sia proprio questa libertà dell’incontro tra Creatore e creatura a far sì che questo "sfugga a qualunque pianificazione". Per questo Mari ha invitato chi si occupa di direzione spirituale a distinguere i concetti di progetto e vocazione: il progetto, in particolare, individua "scopi e percorsi, ma rischia di non mettere sufficientemente in conto la novità conseguente all’incontro tra le libertà umana e divina". "Il richiamo al progetto – ha proseguito Mari – può comunque tornare utile per esprimere l’intenzionalità umana, ma solo il riconoscimento della ‘vocazione’ come dinamica d’incontro lo mantiene coerente con la verità ontologica che c’è in gioco", l’incontro tra la libertà dell’uomo e la libertà di Dio.

Appuntamento in Sicilia. Un discorso che proseguirà nel seminario in programma per il prossimo anno, questa volta in Sicilia. "Ci faremo accompagnare in questo cammino – ha concluso mons. Dal Molin – da un’altra figura di sacerdote attento ai giovani e alla pastorale vocazionale: don Pino Puglisi che proprio il prossimo 25 maggio sarà proclamato beato".

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