“Uno di noi”, collaudo terminato

L'iniziativa dei cittadini europei rilanciata durante la Week for life

Sono a quota 180mila le firme a sostegno di “Uno di noi” finora raccolte in Europa, 103mila on line e 77mila su formulari cartacei. È quanto emerso dalla prima Assemblea dei coordinatori nazionali dell’Iniziativa dei cittadini, ospitata nella sede del Parlamento Ue il 19 e 20 marzo. L’obiettivo è di arrivare a un milione di sottoscrizioni entro novembre, necessarie per presentare alla Commissione una proposta di iniziativa legislativa a difesa dell’embrione. Questa nuova tappa di “Uno di noi” è stata inserita nel programma della “Settimana per la vita” che ha raccolto nella sede istituzionale di Bruxelles politici, studiosi di varie università e centri di ricerca europei, rappresentanti di associazioni e, appunto, i responsabili della campagna di raccolta firme per l’Iniziativa popolare.

Dibattito su scala europea. La terza edizione della “Settimana per la vita” ha favorito un ampio dibattito sui temi della bioetica e della tutela della vita umana, ha fatto il punto della situazione nel campo della ricerca, ha sollecitato un’attenzione specifica sul prossimo programma quadro per la ricerca a livello Ue per il periodo 2014-2020 (Horizon 2020), ha permesso di verificare il livello di attenzione che negli ambienti scientifici, culturali, massmediali e politici viene riservata alla vita. Hanno fra l’altro preso la parola vari eurodeputati (Gay Mitchell, Anna Zaborska, Jaime Mayor Oreja, Nirj Deva, Miroslav Mikolášik, Konrad Szymański, Maria Patrão Neves, Bastiaan Belder, Johanna Skrzydlewska, Ewald Stadler). Le relazioni erano state invece affidate a William Reville (University College Cork, Irlanda), Violeta Radosav (Dipartimento di pianificazione familiare, Timisoara, Romania), David Albert Jones (Centro di bioetica Anscombe, Oxford, Regno Unito), Mariusz Ratajczak (Stem Cell Insitute, University of Louisville, Stati Uniti), Roger Kiska (Alliance Defending Freedom, Vienna), Frigide Barjot (“Manif pour tous”, Francia), Monica López Baraona (Universidad Francisco de Vitoria, Spagna), Pino Noia (Università Cattolica, Roma, Italia), Gregor Puppinck (European Center for Law and Justice, Strasburgo, Francia).

Mobilitazione culturale. “È essenziale che nelle sedi europee si discuta dei temi legati alla vita umana al fine di alimentare un confronto costruttivo e per far giungere ai rappresentanti politici la voce dei cittadini, affinché essi possano capire le attese della gente”. Padre Patrick Daly, nuovo segretario generale della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea), presente ai lavori, ha spiegato a Sir Europa l’opportunità offerta dalla “Week for life”. “Le competenze legislative su questioni come la difesa della vita e l’interruzione volontaria di gravidanza sono di competenza nazionale, eppure è molto importante che si sviluppi un dibattito” su scala comunitaria vista l’assoluta rilevanza della materia. Quali sono, a suo avviso, i temi più delicati affrontati in questa Settimana per la vita? “Dalle relazioni e dalla discussione cui abbiamo assistito emerge tutta le delicatezza del problema della ricerca sulle cellule staminali – ha puntualizzato padre Daly -. Si tratta di un campo in cui si evidenziano posizioni diverse, ambiguità… Ed è chiaro che c’è, sullo sfondo, il rischio che la vita umana sia offesa, sfruttata per altri fini. Anche in questo senso è essenziale che si favoriscano momenti di confronto tra i cristiani”, per poi “sensibilizzare l’opinione pubblica e i politici” nazionali ed europei.

Aumentare l’impegno a livello locale. Carlo Casini, eurodeputato italiano, è considerato uno dei “padri” dell’iniziativa “Uno di noi”. “Questa è una iniziativa storica – ha dichiarato durante la Week for life -. Infatti il cammino della civiltà è sempre stato determinato dal concetto di dignità umana. In passato ci si è battuti per l’ottenimento dei diritti fondamentali, per la dignità e le pari opportunità per le donne, prima ancora per la libertà delle persone di colore… Oggi la grande sfida è quella della tutela dell’embrione e noi, con ‘One of us’, ci stiamo muovendo in tale direzione”. Casini ha specificato: “Non si tratta di una questione ‘di religione’, ma di un principio razionale, valido per tutti. Ci preme che si affermi il divieto di stanziare fondi comunitari che sostengano ricerche che distruggono l’embrione e, con esso, la vita”. E, a proposito dell’Assemblea dei coordinatori nazionali dell’Iniziativa, ha specificato: “Qui finisce la fase di collaudo di ‘Uno di noi’. Vedo che alcuni Paesi si sono già fortemente mobilitati, come ad esempio Polonia, Spagna, Italia, Ungheria, Germania… Bisogna rafforzare le azioni di sensibilizzazione e di sottoscrizione, magari con l’obiettivo di giungere a un milione di firme già a maggio”. I coordinatori nazionali di “Uno di noi” erano giunti a Bruxelles da 25 Paesi, per condividere le azioni finora intraprese, “contare” le firme raccolte, mettere in comune le difficoltà incontrate. Al termine ciascuno è ripartito con l’impegno – esplicitato da diversi partecipanti – di intensificare le azioni sul territorio per portare a compimento l’iniziativa.

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