La Chiesa emergerà purificata

''È vero, l'immagine pubblica è stata appannata, la nostra credibilità viene messa in dubbio. Ho un carico pesante da portare e devo trovare, in qualche modo, le parole per dare alla gente speranza in questo momento di prova''. Parla l'arcivescovo Philip Tartaglia che ha preso le redini dell'arcidiocesi di St. Andrews e Edimburgo dopo le dimissioni del cardinale O'Brien

"Il messaggio di salvezza di Gesù Cristo non è condizionato dai fallimenti degli uomini di Chiesa". Con queste parole l’arcivescovo di Glasgow Philip Tartaglia spiega che, in questo momento più che mai, sente il bisogno di attaccarsi alla croce di Cristo. L’arcivescovo, 62 anni, è stato scelto da Benedetto XVI come amministratore apostolico per l’arcidiocesi di St. Andrews ed Edimburgo dopo le dimissioni del cardinale Keith O’Brien il quale, al centro di una serie di accuse, ha poi ammesso di aver tenuto comportamenti "inappropriati" e ha chiesto scusa alle persone offese, alla Chiesa e al popolo di Scozia. Intervistato da Silvia Guzzetti per il Sir, monsignor Tartaglia, figlio maggiore di due emigrati italiani all’estero gestori di un negozio di "fish and chips", ammette che "si tratta di un momento di grande vulnerabilità per noi", ma che "è soltanto riconoscendo la realtà e i problemi che abbiamo davanti che possiamo rispondere".

Monsignor Tartaglia, questo è un momento molto triste per lei e per la sua Chiesa. Come lo sta vivendo? Può parlare dei suoi sentimenti e di quelli dei suoi fedeli, soprattutto dell’arcidiocesi di St. Andrews ed Edimburgo?
"Con una certa ansia. Come posso non sentirmi in ansia per il danno che la Chiesa sta subendo nella sua reputazione? Ma vivo questo momento anche con un sentimento di fede, la sensazione che, oggi più che mai, dobbiamo attaccarci alla croce di Cristo e, in qualche modo, venire crocifissi con Lui, durante questi giorni, nella speranza che la resurrezione arriverà. Una resurrezione che, spero, segnerà un nuovo inizio e un futuro luminoso per la fede cattolica in Scozia. I miei sentimenti di shock e sgomento hanno un’eco e forse vengono vissuti anche con maggiore intensità dai cattolici di Edimburgo che hanno perso il loro pastore in circostanze così drammatiche".

La Chiesa cattolica, in generale, sta vivendo un momento delicato…
"La situazione difficile nella quale ci troviamo arriva in un momento di particolare vulnerabilità per noi. Siamo senza Papa, i dicasteri della Santa Sede non stanno funzionando pienamente durante l’interregno e, qui in Scozia, soltanto tre delle otto diocesi hanno vescovi al di sotto dell’età della pensione. Quindi ci sentiamo vulnerabili e abbiamo bisogno delle preghiere e del sostegno dei nostri fratelli e delle nostre sorelle nella fede, oltre le spiagge delle nostre isole".

L’autorità morale della Chiesa cattolica e la sua leadership vengono messe in discussione. Lei come risponde? Da dove bisogna ripartire o da dove siete già ripartiti per ricostruire questa leadership morale?
"Cominciamo riconoscendo la realtà! È soltanto riconoscendo i problemi che abbiamo davanti che possiamo cercare di risolverli. Così sì, è vero, l’immagine pubblica della Chiesa è stata appannata, la nostra credibilità viene messa in dubbio. Come arcivescovo di Glasgow e amministratore apostolico di St. Andrews ed Edimburgo ho un carico pesante da portare e devo trovare, in qualche modo, le parole per dare alla gente speranza in questo momento di prova".

Come l’ha fatto?
"Ho cercato di farlo indicando che presto avremo di nuovo Pietro tra di noi. Sentiamo il bisogno di un Papa, un Santo Padre, adesso più che mai. Ricordo alla mia gente che la nostra fede in Gesù Cristo e nel suo messaggio di salvezza non sono condizionati dai fallimenti degli uomini di Chiesa. Dico loro che oggi, più che mai, dobbiamo avvicinarci a Dio nella preghiera, e sperimentare la solidarietà della Chiesa universale".

Guardiamo al futuro. Che cosa bisogna fare perché fatti come quelli di questi giorni non si ripetano? Se episodi simili capiteranno ancora che cosa farà la Chiesa, quale sarà la sua linea?
"Penso che sia troppo presto per vedere chiaramente che cosa è andato male. Siamo ancora nell’occhio della bufera. Le lezioni verranno imparate. La Chiesa emergerà purificata e rinnovata, ma il dolore di questa esperienza sarà difficile da dimenticare. Prego che non succeda più nulla del genere, qui o in qualunque altro luogo".

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