Toscana, quale lavoro?

Monsignor Santucci: ''Credo che ci sia bisogno di liberare risorse per l'impresa''

"Intraprendere in Toscana: partecipazione e formazione". È questo il titolo del convegno, organizzato dalla Conferenza episcopale toscana (Cet), in collaborazione con la diocesi di Massa Carrara – Pontremoli che si è tenuto sabato 26 gennaio nella Camera di Commercio di Carrara. L’incontro ha rappresentato una tappa di avvicinamento alla "prima settimana sociale dei cattolici toscani" che si terrà a Pistoia dal 3 al 5 maggio. Relatori sono stati il professor Stefano Zamagni, ordinario di Economia all’Università di Bologna e il vescovo mons. Giovanni Santucci, delegato della Cet per la pastorale sociale e del lavoro, mentre Giuseppe Baccioli, presidente di Assindustria Massa Carrara, Roberto Castellucci, direttore generale Artigiancredito Toscana, Riccardo Cerza, segretario generale Cisl Toscana e Alessio Gramolati, segretario generale Cgil Toscana, moderati da Stefano Biondi, hanno dato vita a una tavola rotonda sul "fare impresa" in Italia, in Toscana e a Massa Carrara.

La sussidiarietà circolare. Stefano Zamagni ha illustrato il ruolo dell’imprenditore alla luce della dottrina sociale della Chiesa. Tre i punti toccati: l’identità dell’imprenditore, la situazione italiana e cosa fare per invertire la tendenza in atto. "Tre sono le caratteristiche dell’imprenditore – ha esordito il professore -: ha una propensione al rischio, è creativo e sa usare l’arte combinatoria mettendo insieme profitto, rendita e salario. Persegue il fine o di massimizzare il profitto o di generare valore utile a tutti. In questo caso si definisce imprenditore civile. Ora un Paese, una regione, un territorio progrediscono e si espandono economicamente se ci sono imprenditori che hanno il coraggio di investire in utilità collettive". Per quanto riguarda le proposte per evitare le speculazioni e incrementare la massimizzazione dei valori condivisi, Zamagni ha indicato tre idee guida: "Sul piano culturale occorre tornare a parlare di impresa e di centralità della persona umana scommettendo sulla libertà del collaboratore. Sul piano politico gli amministratori devono assumersi la responsabilità di innescare i cambiamenti strategici, modificando il quadro normativo, accentuando la dimensione inclusiva dell’istituzione economica. Infine, dare al terzo settore maggiori diritti di parola, per generare quella ‘sussidiarietà circolare’ che, facendo interagire l’ente pubblico con le imprese e con la sfera della società civile, può contribuire far si che si esca dalla crisi".

L’agenda di speranza e il territorio. Mons. Giovanni Santucci ha invece proposto una riflessione sulla speranza e sul bene comune. "Abbiamo voluto coniugare ‘l’agenda di speranza’ emersa al termine del convegno di Reggio Calabria con lo specifico della Toscana, una regione da sempre caratterizzata da una forte vocazione umanistica. I dati sul lavoro e sull’economica che ci provengono dagli osservatori provinciali e regionali sono preoccupanti. Credo che ci sia bisogno di liberare energie per l’impresa, ma anche di ridurre il precariato, elaborare politiche sociali che mettano al centro la famiglia, ridurre i privilegi con un’attenzione costante alla legalità".

Da dove ripartire? Nella tavola rotonda, sindacati e rappresentanti del mondo dell’impresa, partendo dalle suggestioni di Zamagni e del vescovo Santucci, si sono confrontati intorno ad alcuni temi sensibili e urgenti: mancanza e perdita di lavoro, da una parte, e mancanza di investimenti e il dramma della aziende che chiudono, dall’altra. "Da dove ripartire?" ha chiesto il moderatore Stefano Biondi. Giuseppe Baccioli di Assindustria (Massa Carrara) focalizzando i problemi della provincia apuana ha ammesso: "La denatalità e la mancanza di una vera industria manifatturiera che rispetti la vocazione del territorio (l’80% degli occupati sono nel terziario), sono alla base della crisi del lavoro in Toscana e in Italia". Roberto Castellucci dell’Artigiancredito Toscana invece ha proposto di "aprire i rubinetti del credito per sostenere le imprese. Solo così si può garantire un futuro". Riccardo Cerza della Cisl ha rilevato che "dobbiamo cercare a livello sindacale ciò che ci unisce per trovare le soluzioni migliori che rispettino la dignità dei lavoratori e delle loro famiglie". Alessio Gramolati della Cgil, riferendosi ai lavoratori, ha detto "si deve ridare fiducia contrastando il precariato e, nella concertazione, evitare la divisione tra forze sindacali". Nelle conclusioni, il vescovo Santucci, citando una frase di mons. Bettazzi sulla globalizzazione ha invitato a non ridurre "il mercato globale all’attività di una ‘libera volpe in libero pollaio’. Non dimentichiamo che il vero valore è la persona umana".

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