Fuori dal coro

Il cardinale Bertone e Weiler alla presentazione del volume che raccoglie le prolusioni del presidente Bagnasco

Le prolusioni del presidente della Cei "non sono frutto di una riflessione solitaria, ma la voce di una Chiesa che, proprio a cominciare dai suoi Pastori, ascolta ancor prima di parlare". Lo ha detto il card. Angelo Bagnasco, nel ringraziamento con cui, ieri, ha concluso il pomeriggio dedicato alla presentazione del suo volume, "La porta stretta", che raccoglie le prolusioni del suo primo quinquennio di presidenza della Conferenza episcopale italiana. "Il parlare della Chiesa non è mai ‘ingerenza – ha puntualizzato – ma uno stare ‘dentro la vita degli uomini e delle donne di oggi, offrendo l’esercizio discreto ma convinto di un discernimento sapienziale del tempo presente, che è il migliore di tutti i tempi perché è il nostro". "La Chiesa è sempre un popolo e la voce dei suoi Pastori è sempre impregnata di questa caratteristica popolare che in Italia, nonostante il secolarismo, resta e anzi si consolida anche oggi", ha assicurato il cardinale: "Sa di sfidare taluni miti dominanti e parlare, se necessario, fuori dal coro", perché Gesù Cristo "va annunciato con gioia e convinzione nel mistero della sua Persona e nella sua verità intera, comprese le sue implicazioni sul piano antropologico, etico e sociale". Una "possibilità", questa, che "oggi è messa in discussione da chi ritiene che così facendo la Chiesa rivendicherebbe uno spazio che non le compete nel dibattito pubblico".

Parola autorevole. "Passare per la porta stretta" – ha detto il card. Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano, parafrasando il titolo del volume del card. Bagnasco – significa "proporre una parola autorevole anche su questioni che attengono all’ordine sociale e politico, quando sono in gioco i valori fondanti della convivenza civile e la stessa fedeltà al Vangelo spinga a non rimanere muti". Per il card. Bertone, "la forma più concreta per cambiare o migliorare la società è la partecipazione al voto col quale esprimere il proprio discernimento che confermi l’affidabilità dei programmi e delle persone che li sostengono. Questa partecipazione resta in definitiva per tutti il segno concreto dell’assunzione di un impegno, senza disertare dalle proprie responsabilità".
"Tra chi vorrebbe che i Pastori rimanessero silenti in una neutralità asettica che non disturbi, e chi invece chiede che la Chiesa si pronunci in favore dell’uno o dell’altro schieramento – ha spiegato il cardinale – si profila la porta stretta dell’esortazione e del discernimento, perché prevalgano in tutti le istanze veritative, il senso del bene comune e la forza di porre sempre al di sopra degli interessi personali o di fazione, quelli dell’intera compagine sociale". Per questo la Chiesa "non rinuncia a prendere posizione per quanti si impegnano concretamente in vista dei veri interessi della comunità e dell’essere umano, nell’integralità dei suoi diritti e dei suoi doveri, personali, familiari e sociali". "Un metodo e un atteggiamento particolarmente prezioso", per il card. Bertone, "anche in questo delicato frangente della vita nazionale in cui occorre richiamare la perenne urgenza dei valori irrinunciabili fondati sulle istanze della ragione illuminata e potenziata dalla fede".
"Tra il portone spalancato della distrazione e della latitanza, volto a raccogliere il plauso di chi si attende dai Pastori della Chiesa poco più di una rituale benedizione che anestetizzi le coscienze, e la porta dell’ingerenza miope, che mira ad acquisire qualche vantaggio immediato, cercando di vincere tante piccole battaglie di Pirro – il punto centrale del discorso del card. Bertone – c’è la porta stretta di una responsabile presenza nella società e nella cultura italiana, che intende solo servire la verità e promuovere la collaborazione in uno spirito di ordinata concordia, che, nella fedeltà al Vangelo, si offre a tutti quale stimolo e proposta alta, quale terreno fertile di confronto e di dialogo rispettoso, senza sconti facili e senza zone franche dal giudizio e dal discernimento".

Cammino esigente. "Siamo qui perché in queste pagine ci riconosciamo", in particolare nel "cammino esigente che additano in piena sintonia col magistero del Santo Padre". A testimoniarlo è stato mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei. Un impegno, ha poi aggiunto, che "ci vede coinvolti in prima persona" e al quale "ci richiama costantemente", presentando valutazioni e giudizi sulle numerose e spesso difficili vicende del nostro tempo. L’aspetto principale che emerge dal volume – secondo mons. Crociata – è "che il suo autore non si stanca di testimoniarci il primato di Dio e l’esigenza dell’incontro con Gesù Cristo", e indica che "la vita non è un semplice succedersi di fatti ed esperienze, ma piuttosto la ricerca del vero, del bene e del bello. Proprio per tale fine – ha concluso – esercitiamo la nostra libertà e in ciò troviamo felicità e gioia".

Valore politico e santità. "Ho letto questo libro e ho imparato tante cose. La prima è il valore politico". Lo ha rivelato il giurista statunitense Joseph Weiler, secondo il quale "nei dibattiti importanti è giusto che ci sia anche la voce della tradizione cristiana. Ciò appare particolarmente cruciale in Italia, dove questo istituto non è presente. Per questo sapere cosa pensa la Chiesa su questo o quell’argomento – ha proseguito – è particolarmente importante, e il libro del card. Bagnasco offre questo importante contributo". Weiler ha anche sottolineato i frequenti interventi del presidente della Cei in tema di natalità, definendo il tema della denatalità uno "dei problemi principali per il futuro dell’Unione europea, dove anche i ricchi non vogliono più avere bambini".
"La categoria della santità è la differenza tra l’uomo religioso e quello che non lo è": così Weiler ha definito la categoria principale per un credente, "come emerge chiaramente dal libro del card. Bagnasco". Il coordinatore del dibattito, Aldo Cazzullo, al termine dell’intervento di Weiler, ha sottolineato che la voce del giurista americano "testimonia le profonde radici giudaico-cristiane di cui si parla frequentemente nei dibattiti culturali europei". "Questa – ha concluso – è la prova della profondità di queste radici e del loro significato culturale e religioso".

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