La voce delle Chiese

Seminario a Bruxelles sulla ''Economia sociale di mercato''

In questo tempo di profonda e grave crisi finanziaria, economica e sociale, in cui la disoccupazione e la povertà sono in aumento in Europa e programmi di austerità aggravano le conseguenze sociali per molte persone, si terrà domani a Bruxelles un seminario di dialogo sull’economia sociale di mercato presso la Commissione europea. Il seminario è organizzato in collaborazione con l’Ufficio dei consiglieri per le politiche europee della Commissione europea, insieme con la Commissione Chiesa e società della Kek e il segretariato della Commissione delle Conferenze episcopali della Comunità europea (Comece). Maria Chiara Biagioni, per Sir Europa, ha intervistato Frank-Dieter Fischbach, segretario esecutivo della Commissione Chiesa e società della Kek.

Che cosa s’intende per "economia sociale di mercato"?
"Il termine ‘economia sociale di mercato’ risale alla storia della Germania. I teologi ed economisti legati alla Chiesa e altri hanno sviluppato intorno alla seconda guerra mondiale un modello adeguato al tempo del dopo la sconfitta, che avrebbe dovuto essere compreso tra il capitalismo e il comunismo. Il punto di partenza era ed è ancora che l’economia è al servizio della vita e non ha un valore supremo per se stessa. L’economia di mercato sociale è in primo luogo una comprensione della società volta a bilanciare libertà e giustizia per tutti i cittadini. Quindi essa richiede uno Stato forte. È compito dello Stato creare e garantire un quadro affidabile per l’azione economica e la concorrenza. Lo Stato fissa le regole. A questo proposito lo Stato – legittimato da un processo democratico – rappresenta il bene comune e ne è responsabile. Oggi, però questo concetto deve essere modernizzato e adattato alle questioni aperte dalla globalizzazione, la giustizia del clima, le strutture di governance sovranazionali. Naturalmente i sistemi di protezione sociale nei diversi Paesi europei rappresentano una varietà di proposte".

Quali sono le situazioni che le Chiese guardano con più preoccupazione?
"Questa profonda crisi europea e internazionale, con i suoi aspetti finanziari, economici e sociali è molto complessa e le Chiese sono consapevoli del fatto che non c’è una risposta semplice o una soluzione ideale. I problemi sono diversi di Paese in Paese. Ma ci sono per le Chiese forse tre preoccupazioni principali: in primo luogo, sono preoccupate delle conseguenze sociali della crisi sulla gente! Tutti gli indicatori attestano che la povertà sta aumentando e che la politica di austerità sembra, addirittura, aggravare questo aumento. E qui le Chiese possono e devono essere presenti dando aiuto attivo alla popolazione e sostenendo una politica che sia finalizzata al consolidamento finanziario ma anche a preservare i servizi sociali, tenendo conto delle conseguenze sociali di ogni azione politica di risanamento. In secondo luogo, ci rendiamo conto che questa crisi si ripercuote negativamente anche sulla democrazia e sulla partecipazione delle persone nella società. Una democrazia vivace è un valore molto importante per le nostre società, ma deve ora dare prova che si può superare la crisi. In modo anche da non scivolare nel populismo e nel nazionalismo o, addirittura, nei nuovi attacchi o pregiudizi contro gli stranieri, ecc. E, infine, le Chiese sono anche preoccupate del fatto che il processo d’integrazione europea può essere danneggiato, se non troviamo un modo sano per uscire dalla crisi".

Grecia, disoccupazione giovanile, classe media: pensa davvero che ci sia soluzione?
"Bene, ci deve essere una soluzione ma, come ho detto, non sarà facile. Naturalmente in Grecia accanto a tutte le politiche di consolidamento finanziario, ci dovrebbe essere un programma di crescita economica. Ma, posso aggiungere una riflessione di più: nel mese di novembre un Rapporto pubblicato nel Regno Unito ha dimostrato molto chiaramente che per i cittadini pagare tasse adeguate, è legato alla percezione della qualità del loro governo: Paesi in cui le persone percepiscono un’alta qualità di governo sono anche Paesi in cui è più forte il sostegno per un aumento della spesa sociale. E questo sembra essere anche un aspetto impegnativo per la Grecia".

Quali sono le proposte delle Chiese per un’"Europa della solidarietà"?
"Torniamo all’economia sociale di mercato e al welfare state: un principio è quello di bilanciare sussidiarietà e solidarietà, che è – come ho già detto in precedenza – l’equilibrio di libertà e giustizia. Entrambi hanno a che fare con la dignità dell’essere umano creato da Dio. Significa che ogni uomo deve avere spazio per condurre la propria vita e il proprio lavoro, contribuire secondo le proprie possibilità alla vita sociale e condividere i frutti del suo lavoro con solidarietà. E per dare solo alcune idee concrete, basandosi su questa convinzione si può dire che la solidarietà europea può essere perseguita con i fondi strutturali, con una politica regionale europea, in cui le regioni più forti e più ricche sostengono lo sviluppo delle regioni meno sviluppate d’Europa. Per le Chiese, inoltre, è solidarietà concreta anche essere favorevoli alla tassa sulle transazioni finanziarie in modo che il reddito ricavato da questa tassa possa essere utilizzato per scopi sociali o ecologici. Naturalmente ci sono altri esempi, ma questi aiutano a far capire che cosa le Chiese stanno proponendo".

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