Favorire i giovani talenti

Premi, ''azioni'' e fondi comunitari nel nome di Marie Sklodowska-Curie

Gkikas Magiorkinis, greco, studia la diffusione del virus dell’epatite C; Claire Belcher, britannica, si concentra sul passato geologico della Terra e sul suo impatto sulla vita vegetale e animale, diffondendo le conoscenze acquisite mediante numerose apparizioni televisive; Sarit Sivan, israeliano, ha invece sviluppato una terapia innovativa per il dolore lombare. Sono i tre ricercatori cui è stato consegnato il 5 novembre a Nicosia (Cipro) il premio “Marie Curie” per la scienza, gli studi applicati, la divulgazione dei risultati scientifici.

Talento ed eccellenza. La premiazione si è svolta all’interno di una conferenza internazionale dedicata alle azioni Marie Curie (finanziate dall’Ue) nell’ambito del futuro programma quadro Horizon 2020, che metterà a disposizione della ricerca europea nei prossimi sette anni circa 80 miliardi di euro, oltre 5 dei quali proprio alle azioni Curie. “Abbiamo concepito questo nuovo premio per mettere in luce l’eccellenza e il talento dei migliori giovani ricercatori attivi in Europa”, ha spiegato Androulla Vassiliou, commissario Ue con delega alla ricerca. “Mi congratulo con i vincitori che, nel loro rispettivo campo, hanno lasciato il segno. È essenziale continuare a investire vigorosamente nella ricerca in Europa”, perché essa “contribuisce a risolvere le grandi sfide sociali in campi come quello della salute e dell’ambiente, e che è anche importante per l’economia europea”. Il premio Marie Curie si rivolge in particolare ai migliori borsisti delle azioni Marie Curie e ne valorizza gli studi e il lavoro in tre categorie: “divulgare la scienza”; “innovazione e imprenditorialità”; “giovani promesse”. L’obiettivo del premio è “incoraggiare i ricercatori a espandere il loro campo di eccellenza all’innovazione, alla imprenditorialità e alla divulgazione scientifica”.

Coinvolti 65 mila studiosi. Le azioni Marie Curie sono intitolate a una delle più grandi figure della scienza europea: Marie Sklodowska-Curie (1867-1934), di origine polacca, ha vissuto la maggior parte della vita e della sua attività di ricerca in Francia e in Russia; premio Nobel per la fisica nel 1903 (assieme al marito Pierre e ad Antoine Henri Becquerel) e Nobel per la chimica nel 1911 (sono noti i suoi studi sulle sostanze radioattive, in particolare il radio e il polonio), è stata la prima donna a insegnare all’università della Sorbona a Parigi. Questi programmi dell’Unione europea hanno avuto per il periodo 2007-2013 una dotazione finanziaria di 4,7 miliardi di euro: l’intento è di promuovere le carriere dei ricercatori in Europa e attrarre “cervelli” da altri continenti. Dal 1996 in poi le azioni Marie Curie “hanno consentito – come ha chiarito la stessa commissaria – a più di 65 mila ricercatori di quasi 130 Paesi di seguire una formazione o di fare ricerca all’estero”. Per il prossimo Quadro finanziario pluriennale (2014-2020) la Commissione ha proposto di aumentare il finanziamento delle azioni Curie a 5,75 miliardi di euro all’interno del programma Horizon 2020.

Salute, ambiente. I tre vincitori del premio hanno tutti alle spalle una lunga vicenda personale di formazione e di ricerca. La giuria, composta da studiosi di differenti discipline conosciuti in Europa – fra cui Pierre Joliot, biologo francese nipote di Marie Sklodowska-Curie, e Christopher Pissarides, Nobel 2010 per l’economia – ha dunque spiegato di aver assegnato il riconoscimento a Gkikas Magiorkinis “per il suo lavoro volto a rintracciare i percorsi della diffusione del virus dell’epatite C (Hcv) nel mondo”, virus “che mette in pericolo le vite umane attaccando il fegato” (sono 150 milioni le persone nel mondo con questa malattia). È stata quindi premiata Claire Belcher, che da anni si dedica a conoscere il passato geologico della Terra e le sue ricadute su flora e fauna; “una tematica che la ricercatrice ha saputo presentare a un pubblico più ampio grazie a regolari apparizioni in televisione e nei media”. Sarit Sivan, infine, “ha sviluppato una terapia innovativa per il dolore lombare – hanno affermato i giurati – dovuto alla degenerazione dei dischi nella colonna vertebrale”.

Sostenere i giovani. Vassiliou ha insistito sul fatto che il premio e, più in generale, le azioni Curie possono valorizzare e aiutare “altri ricercatori, ispirando un maggior numero di giovani – soprattutto di ragazze – a contemplare una carriera nel campo delle scienze”. La sottolineatura “al femminile” si deve al fatto che le donne nei laboratori, nelle università e nei centri di ricerca sono ancora in numero inferiore agli uomini. Dal canto suo Anne Glover, consulente scientifico della Commissione e componente della giuria del premio, ha aggiunto: “La competizione per il premio è stata molto serrata, ma l’elevata qualità dei lavori dei vincitori indica chiaramente le potenzialità della ricerca europea ed evidenzia la necessità di continuare a sostenere i numerosi talenti che si trovano in Europa”.

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