Fare la propria parte

L'omelia alla messa per il primo anniversario dell'alluvione a Genova

"Auspico che tutti facciano la propria parte per consolidare, prevenire, e ripristinare quanto deve ancora essere ripristinato": così oggi l’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, che nella chiesa della parrocchia di Nostra Signora della Guardia di Quezzi, ha celebrato la Messa in occasione del primo anniversario dell’alluvione del 2011. Insieme a lui erano presenti i sacerdoti del vicariato. “A distanza di un anno dalla violenta alluvione che ha colpito questa parte della Città portando via sei vite umane, di cui due giovanissime, – ha detto il cardinale all’inizio dell’omelia – siamo qui a pregare per le loro anime, per i familiari e per tutti coloro che sono stati segnati dalla devastazione”. “La Chiesa – ha proseguito il cardinale – vive vicina alla gente, è casa per tutti, punto di riferimento e di accoglienza nelle gioie come nei dolori che la vita riserva”.

Il fango non ha soffocato gli animi. Il cardinale ha parlato di “quei giorni nei quali la violenza dell’acqua ha travolto uomini e cose, case, negozi e scantinati, luoghi di culto, lasciando dietro di sé, oltre che le vittime, difficoltà gravi per il lavoro e per il futuro di molti” affermando che “il fango non ha soffocato gli animi”. Quindi il cardinale è riandato con la memoria ad un anno fa. “Passando in quei giorni da un luogo all’altro – ha affermato – subito ho visto, insieme alla sofferenza e al dolore, la volontà di ricominciare, la voglia di alzare il capo. E, come sempre in queste circostanze, un’altra onda è avanzata, quella della solidarietà: adulti e giovani, vicini di casa e sconosciuti, istituzioni e volontari, hanno dato una mano con generosità”.

Il cuore della fede cristiana. Nell’omelia il cardinale ha poi parlato “del grande comandamento che è il cuore della fede cristiana” ossia “amare Dio con tutte le nostre forze ricordando che Lui ci ha amati per primo fino al dono della propria vita”. Dio, ha detto, “non è lontano dagli uomini, ma si è fatto vicino in Gesù perché lo potessimo trovare in ogni circostanza, quelle serene e piene di gioia, e quelle tristi e drammatiche per cui sembra che sia impossibile andare avanti. Tocca a noi spalancare il cuore a Lui, e affidarci alla forza della sua grazia e del suo amore. La preghiera personale e comunitaria diventa così il luogo dell’incontro con Dio, la sorgente che rigenera la speranza”. Inoltre, “il dinamismo dell’amore di Dio ci spinge ad amarci gli uni gli altri” perché “quanto più incontriamo il Signore che è amore tanto più ci sentiamo sospinti verso il prossimo, in famiglia, nel caseggiato, nella strada, nei luoghi di lavoro, nella Parrocchia”.

Non rompere la rete di bontà. Infine, ha detto l’arcivescovo di Genova, rivolgendosi ai presenti, tra cui numerosi volontari, “sono certo che questi pensieri sono anche i vostri, e che hanno ispirato il vostro agire in questo anno; ma vi prego di continuare, di non arrendervi all’individualismo che si respira in giro e che rende la vita triste e la società vuota”. Da qui l’appello a non rompere “mai la rete di bontà che si è creata: dev’essere una rete che accoglie, dove nessuno deve sentirsi solo, soprattutto chi è stato colpito di più. Tutti dobbiamo fare la nostra parte, e voi l’avete fatta e la fate! Auspico che tutti la facciano per consolidare, prevenire, e ripristinare quanto deve ancora essere ripristinato, compresi quei luoghi dove la gente vive la famiglia, il lavoro, e anche la comunità e la preghiera”. “Tutto – infatti – fa ‘casa’”.

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