Una Chiesa più matura

50° Concilio: intervista con mons. Stanislaw Gadecki, arcivescovo di Poznan

Il Concilio Vaticano II, la devozione mariana del popolo polacco, lo stato della Chiesa, il crollo del muro di Berlino ma soprattutto le sfide che la Chiesa polacca sta affrontando oggi. Anna T.Kowalewska, di Sir Europa, ne parla con mons. Stanislaw Gadecki, arcivescovo di Poznan, membro del Sinodo dei vescovi. 

A mezzo secolo dal Concilio Vaticano II, come è la Chiesa in Polonia?
“A 50 anni dal Concilio la Chiesa in Polonia sembra essere più matura nell’interpretare la sua identità, il suo modo di essere presente nel mondo, ed è più matura anche nella liturgia. Per quanto riguarda la sua identità, oggi essa non si limita più ai soli cattolici. La Chiesa è consapevole che della realtà in cui essa vive fanno parte non solo i cattolici ma anche altri credenti in Cristo, ebrei e musulmani, e tutti coloro che, senza la propria colpa, non sono ancora giunti a conoscere Dio, cercando tuttavia di vivere in modo onesto. La Chiesa in Polonia ha imparato molto dal Decreto sull’ecumenismo così come dalla Dichiarazione sulle religioni non cristiane. Inoltre, è più matura nella comprensione della sua presenza nel mondo. Sa che non ha carattere politico né economico, e che non è legata a nessuna particolare forma di cultura. Vuole essere invece l’anima della Polonia, il segno di unità con Dio e tra gli uomini. Infine, la Chiesa polacca è più matura per quanto riguarda la forma liturgica. Nonostante alcune difficoltà, l’uso della lingua nazionale aiuta i fedeli a partecipare alla liturgia in modo più profondo, consapevole e attivo. Nonostante la Chiesa in Polonia non sia libera da tendenze a clericalizzare i laici e a laicizzazione il clero, è più consapevole che la liturgia è celebrata dall’intero popolo di Dio e non solo dai sacerdoti”.

Durante il Concilio i vescovi polacchi si sono rivolti al Pontefice chiedendogli di riconoscere la Vergine Maria Madre della Chiesa universale. Paolo VI lo ha fatto in conclusione della III Sessione conciliare, il 21 novembre 1964…
“Penso che questa richiesta fosse non solo l’espressione di una personale devozione mariana del primate Wyszynski. La devozione alla Vergine Maria è una caratteristica forte del cattolicesimo polacco. Il cardinale Wyszynski in modo profetico ha colto un tratto importante del cattolicesimo polacco e lo ha sviluppato. La devozione mariana non si affievolisce nel tempo perché fa parte del genoma polacco”.

Mentre in Europa occidentale la Chiesa sembra diventare sempre più fragile, in Polonia è sempre forte. Come mai?
“Perché in Polonia non esiste nessun’altra forza a livello nazionale che possa parlare senza paura delle conseguenze”.

Che cosa ha significato per la Chiesa in Polonia il crollo del Muro di Berlino?
“Il 1989 ha portato un grande cambiamento. La Chiesa come tutta la società, grazie al movimento di Solidarnosc, ha riacquistato la libertà e insieme una responsabilità che, sotto il comunismo, non aveva. Il senso di responsabilità non s’impara rapidamente dopo decenni della sua mancanza. Per assumersi gli oneri, e non solo ricevere gli onori legati alla libertà, ci vuole probabilmente un’intera generazione, come nella storia dell’Esodo”.

In Polonia la crisi economica si fa sentire, sebbene non in termini così drammatici come in Grecia o in Italia. Cosa può fare la Chiesa?
“La Chiesa non è esperta nel settore delle finanze e dell”economia. Nel suo insegnamento sociale sottolinea solamente che l’economia debba servire la realizzazione dell’uomo e cercare di soddisfare dei bisogni degli strati possibilmente più ampi della società. La Chiesa deve parlare della responsabilità per la famiglia, della questione della vita, della povertà, e al contempo deve cercare di non assumere degli atteggiamenti di parte nelle questioni economiche”.

Altri articoli in Archivio

Archivio

Informativa sulla Privacy