Una risposta agli ultimi

Progetti per inserire nel mondo del lavoro persone a rischio esclusione sociale

La Regione Liguria ha finanziato ventotto progetti per inserire nel mondo del lavoro persone a rischio di esclusione sociale come senza fissa dimora, ex detenuti, disabili e disoccupati con più di 45 anni. I fondi, circa 19 milioni di euro ripartiti in programmi da un minimo di 150 mila euro a un massimo di 1 milione, provengono dal Fondo sociale europeo. Dei 28 progetti approvati, su 41 presentati, 15 saranno attivati a Genova, 5 a Imperia, 2 a La Spezia e 6 a Savona. Insieme per dare speranze. “Il progetto sperimentale a favore delle fasce di emarginazione sociale riconferma la Regione Liguria come pilota nelle azioni innovative e nelle buone prassi”, afferma Renato Spinelli, segretario Cisl Scuola Tigullio e presidente dell’Ente bilaterale per la formazione professionale della Liguria. “I percorsi pluriennali – aggiunge – sono finanziati con 15 milioni dal Fondo sociale europeo e con 4 milioni dal Fondo europeo di sviluppo regionale. Esprimeranno diverse tipologie di azioni come la formazione, l’accompagnamento, l’inserimento lavorativo e la formazione degli operatori, in modo particolare dei mediatori, e vedranno un forte coinvolgimento delle imprese, dei tutor e dei referenti aziendali”. Spinelli evidenzia poi quanto sia “innovativo il nuovo modo di fare rete” perché “si è privilegiata l’attuazione territoriale per stare vicino ai centri locali nevralgici di bisogno, aprendosi a una serie di soggetti attuatori che presentano diverse ‘mission’ e differenti competenze”. Da sottolineare infine che “nei progetti sono coinvolti Comuni come Genova e Savona insieme con diverse cooperative che operano nel settore dell’emarginazione, ma anche enti di formazione professionale, nella maggior parte di emanazione cristiana, come il Don Orione, l’istituto Chiossone, l’arcidiocesi di Genova e la Cisl di Genova”. In definitiva “tanti approcci diversi per storia e per metodologie con un solo obiettivo: dare speranza e risposte a chi oggi, in questa società in crisi finanziaria ma anche in forte crisi morale, è ultimo ed emarginato”. Buone prassi. S’intitola “Cooper…attive, l’integrazione lavorativa attraverso la cooperazione” il progetto, realizzato con il coordinamento dell’agenzia di servizi formativi Aesseffe, al quale partecipano, tra gli altri, le Acli di Genova. Come spiega Emiliano Stroppiana, tale progetto è volto ad “accogliere e favorire l’inclusione, migliorare le condizioni di vita delle fasce disagiate della società, formare nuove competenze, creare nuova impresa e nuove occasioni di lavoro, perseguire l’inserimento socio-lavorativo delle persone più deboli”. “Il progetto – prosegue – verrà realizzato in provincia di Genova ed è rivolto in particolare a cittadini extracomunitari, nomadi, persone appartenenti a minoranze etniche, richiedenti asilo nonché a quell’ampia fascia di utenza caratterizzata dai fenomeni di nuova povertà e di povertà estrema, di disagio ed emarginazione”. L’obiettivo è “sviluppare un percorso che porti le persone a valorizzare le proprie competenze, a rafforzarle con percorsi specifici di formazione e ad avviarsi al lavoro attraverso inserimenti singoli ma, soprattutto, nella forma cooperativa”. Come Aesseffe e Acli, chiarisce Stroppiana, “siamo consci che sia quasi una sfida, in questa particolare e drammatica congiuntura economica e sociale, ma siamo anche consapevoli che potrà contribuire a sperimentare nel tessuto sociale provinciale una ‘buona prassi’ per l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati”. A favore degli immigrati. La Fondazione Auxilium di Genova è la capofila del progetto denominato “Welcome” del quale sono partner, tra gli altri, il Comune di Genova, la Fondazione Centro di solidarietà Bianca Costa, Endofap e la Cooperativa sociale Emmaus. “Il progetto – afferma Alberto Mortara di Auxilium – è rivolto agli immigrati e ha durata di 24 mesi”; prevede, tra l’altro, che “ciascun educatore effettui colloqui individuali con gli utenti in carico per definire gli obiettivi del percorso e segua la persona durante tutte le fasi del progetto: dai colloqui all’orientamento, dalla formazione all’inserimento lavorativo e allo sbocco occupazionale”. L’iniziativa prevede un primo modulo di 30 ore per “l’uso della lingua italiana nei contesti del quotidiano e del lavoro e approfondimenti linguistici sui settori professionali d’inserimento”. Un secondo modulo sull’orientamento servirà anche per approfondire la “conoscenza di sé, capacità e competenze, autovalutazione, bisogni e valori”, il “lavorare in gruppo, cooperazione e competizione”, oltre a trattare “la cultura del lavoro in Italia, le normative sulla sicurezza e sui contratti di lavoro, i diritti e doveri del lavoratore”. Gli utenti inseriti in work experience riceveranno un’indennità di 309,87 euro mensili. a cura di Adriano Torti(19 ottobre 2012)

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