Un ponte tra Nord e Sud

L'impegno della Caritas a tre anni dalla fine del conflitto

A tre anni dalla fine di un lungo e sanguinoso conflitto tra le cosiddetti "tigri tamil" e l’esercito governativo, lo Sri Lanka ha avviato percorsi di riconciliazione a cui partecipa anche la Chiesa locale. Patrizia Caiffa, per il Sir, ha incontrato a Roma padre George Sigamoney, direttore di Caritas Sri Lanka.

Qual è oggi la situazione nel Paese?
"Possiamo anche essere soddisfatti perché pochi Paesi hanno avuto uno sviluppo così rapido a una distanza così breve dalla fine di un conflitto. Il governo, insieme alle organizzazioni non governative e agli organismi internazionali, sta facendo una serie di sforzi per riportare le persone sfollate a casa e far sì che la vita riprenda normalmente".

Ci sono ancora ferite aperte? Qual è l’impegno della Caritas nella riconciliazione?
"Lo sforzo in cui siamo maggiormente impegnati è nell’unire le due comunità del Nord e Sud del Paese e proporre loro esperienze di condivisione, soprattutto alle vittime di guerra, come vedove e orfani, disabili e bambini. Lo sforzo di far sperimentare la differenza delle due culture aiuta a superare le ferite".

Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha chiesto di recente, al governo dello Sri Lanka, di fare chiarezza sulle sue responsabilità nel conflitto. Che ne pensa?
"Il governo ha preso in considerazione questa raccomandazione e sta facendo molti sforzi perché i problemi del Paese vengano risolti. Alcune situazioni sono molto delicate perché si tratta di problemi interni. Bisogna lasciare al Paese il tempo di maturare per risolverli".

Sembra ci siano ancora oltre 5.000 persone scomparse a causa del conflitto, tra cui un sacerdote cattolico. È così?
"Sì. Molte fonti dimostrano che ci sono molte persone scomparse, tra cui alcuni sacerdoti. È importante che chi ha responsabilità assolva il proprio compito di dare informazioni perché ci sono famiglie che aspettano ancora i propri congiunti. Risolvere questo problema è un modo per giungere alla riconciliazione".

Qual è il peso della Caritas in un Paese in cui i cattolici sono minoranza?
"Fortunatamente il governo dello Sri Lanka riconosce il valore e il peso della Chiesa in questo processo di riconciliazione. Anche perché nella Chiesa ci sono rappresentanze di tutte le comunità etniche: tamil, singalesi, ecc. Invece in altre religioni non è così. Nel buddismo, ad esempio, è difficilissimo trovare dei tamil. Questa particolarità della Chiesa cattolica dà un valore aggiunto al processo di riconciliazione".

Nello Sri Lanka la povertà ha un forte peso nella vita sociale. Quali iniziative e priorità per la Caritas?
"Uno dei programmi maggiori di Caritas Sri Lanka è indirizzato allo sviluppo integrale umano, per promuovere le competenze individuali e le capacità economiche delle comunità. Le persone vengono formate alla possibilità di trovarsi un impiego, invitate a costruire una sorta di ‘orti domestici’ per alimentarsi bene e ridurre le spese familiari. Ci rendiamo conto che questa non è l’unica soluzione al problema della povertà, ma anche se è una goccia nell’oceano crediamo che, nel lungo periodo, possa aiutare le persone a essere indipendenti e quindi a lottare contro la povertà".

La crisi economica globale ha avuto delle ripercussioni anche in Sri Lanka?
"Di sicuro la crisi economica mondiale ha influito anche sullo Sri Lanka. Come Caritas Sri Lanka dipendiamo molto dai fondi che ci vengono inviati dall’Europa e dagli Usa, per cui se diminuiscono i finanziamenti la nostra azione si riduce. Inoltre abbiamo un milione e mezzo di srilankesi che lavorano all’estero. Le rimesse degli immigrati sono una delle prime fonti di reddito del Paese. Con la diminuzione delle rimesse a causa della crisi anche l’economia dello Sri Lanka ne risente".

Quali sono, invece, gli effetti dei cambiamenti climatici?
"Ne siamo colpiti direttamente perché non ci sono più le due stagioni tipiche, piovosa e secca. In questo periodo la stagione secca si sta prolungando, da mesi e mesi non piove. In un Paese a vocazione agricola questo comporta mancanza di cibo per i contadini. I beni di prima necessità vengono importati. Viceversa, con le piogge arrivano le alluvioni che rovinano i raccolti o provocano smottamenti che uccidono molte persone".

Ci sono anche megaprogetti dell’industria turistica che vìolano i diritti delle popolazioni…
"Sì. dalla fine della guerra moltissimi turisti sono tornati in Sri Lanka, quindi l’industria turistica si è enormemente sviluppata. Purtroppo le persone che si trovano nei luoghi destinati alle strutture ricettive vengono costrette ad abbandonare le proprie forme di sussistenza e letteralmente espropriati dei territori dove abitano".

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