Educare alla gratuità

Mons. Diarmuid Martin (Dublino) sulla coesione sociale

La Chiesa in Europa "deve trovare nuovi modi per parlare e portare alla ribalta nel dibattito pubblico le energie spirituali di cui il Papa ha parlato" nella "Caritas in Veritate", e deve inoltre "indicare in quali casi quelle energie spirituali siano venute meno o siano state tradite". Ne è convinto mons. Diarmuid Martin, arcivescovo di Dublino, intervenuto il 4 settembre a Cipro all’incontro promosso dalla Commissione "Caritas in Veritate" del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee, 3-5 settembre).

L’impegno dei laici. "Come possiamo parlare ai nostri giovani di coesione sociale?", si è chiesto mons. Martin prendendo lo spunto dalla situazione dell’Irlanda, segnata dopo anni di straordinaria crescita economica da una drammatica crisi e da "uno dei livelli di disoccupazione più alti d’Europa", ma ampliando la riflessione allo scenario europeo. Secondo l’arcivescovo di Dublino, la complessità dell’economia moderna "rende oggi certamente più problematico il parere della Chiesa" in materia. Tuttavia vi sono "interrogativi su povertà ed equità, privilegio e subprivilegio, opportunità ed esclusione, onestà, avidità, corruzione e generoso impegno nella società che la Chiesa avrebbe dovuto affrontare in modo più coerente nel contesto del bene comune dell’Europa". Nell’attuale momento, "difficile da vivere e gestire", emergono "l’importanza di una corretta comprensione della dottrina sociale della Chiesa" e del ruolo non solo di vescovi o organizzazioni ecclesiali, ma anche "dell’impegno dei laici – uomini e donne – in famiglia e nelle loro responsabilità professionali, culturali e politiche".

Coscienza e competenza. La Chiesa, ha proseguito mons. Martin, "deve fare di più attraverso le proprie opportunità educative per formare una nuova generazione di uomini e donne che si dedichino al servizio pubblico come ad una dimensione della loro vocazione cristiana. Questo vale per la politica e l’economia, per il mondo della comunicazione e per il settore delle relazioni internazionali". Ma ciò richiede "fiducia nel valore dell’unicità del contributo di saggezza che proviene dalla nostra fede. Chi è impegnato nella vita pubblica deve essere in grado di difendere e illustrare quel contributo con argomentazioni razionali e competenza scientifica". Una capacità di integrare "coscienza e competenza" che l’arcivescovo ritiene "parte del genio della dottrina sociale della Chiesa", da coniugarsi tuttavia con la carità. La credibilità della Chiesa, ha chiarito, si esprime "in modo speciale attraverso la testimonianza" di una "gratuità che è l’opposto del consumismo di mercato" e si ispira alla vita, all’insegnamento e alla missione di Cristo. Essa si impara anzitutto in famiglia attraverso "la cura e la condivisione", ma anche tramite un’educazione "orientata a suscitare nei giovani l’entusiasmo di offrire il proprio contributo alla società". Non solo ricevere, dunque, ma anche dare: "senza questo senso del donare – è il monito del presule – sarà difficile realizzare la coesione sociale. Di qui l’importanza di "educare i giovani alla fede" di fronte all’odierna cultura dell’esasperato individualismo, una delle maggiori sfide, come quella dell’educazione in generale, rilanciate da Benedetto XVI.

Coesione sociale e speranza. Di questo, ha affermato mons. Martin, hanno particolare bisogno i cittadini europei. Per conseguirle, ha ammonito, occorre "una combinazione di ciò che ho definito coscienza, competenza e carità. Senza questa combinazione non si potrà realizzare alcuna giustizia". Nel sottolineare l’importanza di analizzare "ciò che la solidarietà per il bene comune comporta a livello europeo", il presule ha rilevato la "situazione odierna particolarmente difficile in Europa, che può essere risolta solo in termini di solidarietà", e ha messo in guardia dal rischio di "interessi e stereotipi nazionali" che possono viceversa "portare ad un ritorno di isolazionismo e protezionismo". Secondo l’arcivescovo irlandese, i cristiani "hanno una responsabilità particolare" nei confronti del futuro del continente: le loro "legittime richieste di affermazione e riconoscimento delle radici cristiane dell’Europa saranno tanto più credibili nella misura in cui essi si impegneranno per garantire un futuro di coesione, solidarietà ed equità" all’Europa stessa, e quanto più ne sosterranno "la vocazione a promuovere coesione, solidarietà ed equità nel resto del mondo". Per contribuire a raggiungere questo obiettivo è essenziale "la convincente testimonianza della coesione interna della Chiesa stessa". Infine un richiamo a parole del card. Roger Etchegaray che, ha spiegato mons. Martin, "ho spesso ricordato nei momenti difficili della vita della mia diocesi, del mio Paese e dell’Europa: la fede richiede coraggio", ma "gli uomini e le donne di fede hanno la capacità di affrontare le crisi" e da esse "la loro fede esce rafforzata".

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