Una carta assorbente

Marco Garzonio: il card. Martini infaticabile nello spezzare ''il pane della conoscenza''

"Era un uomo di Dio che sapeva anticipare i tempi. Penso, ad esempio, ai temi del lavoro e dell’economia, alla legalità, alla comunicazione…". Con immagini nitide e parole cariche di stima, Marco Garzonio parla dello scomparso cardinale Carlo Maria Martini. Da giornalista del "Corriere della sera" ha seguito per molti anni le tracce pastorali del biblista giunto nel 1980 sulla cattedra di Ambrogio. Scrittore, presidente della Fondazione Ambrosianeum, docente universitario, Garzonio – intervistato da Gianni Borsa per il Sir – svolge alcune osservazioni sulla figura del vescovo-esegeta.

In che senso Martini sapeva, come lei afferma, anticipare i tempi?
"Perché si poneva all’incrocio degli eventi e in ascolto della storia, e si domandava cosa volesse comunicare Dio all’umanità attraverso quei fatti. Cercava in Dio, nella sua Parola, la luce che illuminasse e orientasse il cammino. In questo senso direi che Martini è stato, nell’ultimo quarto del XX secolo, un esempio profetico nella Chiesa. Tentava di cogliere, come insegna il Concilio, i ‘segni dei tempi’, con una innata capacità di fare sintesi del passato e di guardare al futuro".

Si è spesso affermato che Martini fosse un uomo di cultura. È una espressione che confermerebbe?
"Certamente. Essere uomini di cultura non significa solo essere dotti; cultura è capacità di ‘coltivare’, di conoscere, comprendere, far crescere. Il cardinal Martini sapeva spezzare il pane della conoscenza ed era un sapiente che parlava in maniera semplice, facendosi capire da tutti, anche grazie a una speciale dote comunicativa. E poi aveva una curiosità infinita che lo portava a leggere, ascoltare, imparare, dialogare… Era una carta assorbente: si arricchiva leggendo, vivendo, ascoltando, e poi restituiva quanto aveva appreso e maturato dentro di sé".

Dell’arcivescovo di Milano fra gli anni ’80 e il 2002 si è detto anche che fosse un vescovo fedele agli insegnamenti del Vaticano II. Cosa ne pensa?
"Ci sono più elementi della biografia e della figura martiniana che rimandano al Concilio. Anzitutto direi il richiamo costante, centrale, alla Bibbia. Non dimentichiamo che i lavori dell’assemblea ecumenica iniziavano sempre con l’intronizzazione del Vangelo, posto appunto al centro, a ispirare e guidare i padri conciliari. Per Martini è sempre stato così, da sacerdote, da studioso delle Sacre scritture, da vescovo. Inoltre, fedele alla Gaudium et spes, egli procedeva verso l’incontro con il mondo, con le donne e gli uomini del suo tempo. In tal senso era anche molto ‘giovanneo’. Aveva simpatia per il mondo e rifuggiva i profeti di sventura. Nei tanti anni in cui ho seguito il suo ministero a Milano, anche di fronte alle grandi difficoltà e sfide che gli poneva la città non l’ho mai visto prigioniero di atteggiamenti depressivi o remissivi. Direi, se mi è consentito, che al cardinal Martini piaceva stare al mondo!".

Altri "spunti" conciliari?
"Potremmo citare, fra i tanti, il dialogo interreligioso o la tenace volontà di valorizzare il laicato in chiave di corresponsabilità nella Chiesa. E poi l’attenzione alla ‘città dell’uomo’: a lui dobbiamo il dialogo con la società civile, il mondo della cultura e delle professioni; la denuncia, in grande anticipo su Tangentopoli, del malaffare e della corruzione; il varo delle scuole di formazione all’impegno sociale e politico, non a caso intestate a un laico di spessore, come Giuseppe Lazzati, del quale aveva grandissima stima".

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