Prima di tutto la lode

Oggi liturgia ecumenica: quattro diocesi con Greenaccord a Belluno

"La nostra conversione a Dio richiede che ci volgiamo attivamente alla giustizia di Dio" e "che viviamo in armonia con la creazione di Dio". Il vescovo della diocesi di Belluno –Feltre, mons. Giuseppe Andrich, ha aperto con una citazione di uno scritto del card. Carlo Maria Martini, dopo l’Assemblea ecumenica di Basilea del 1989, la celebrazione ecumenica itinerante organizzata oggi a Pian di Cansiglio dalla sua diocesi, in collaborazione con quelle di Trento, Bolzano-Bressanone e Como. La giornata è inserita nel programma della "Camminata dei Giornalisti per l’ambiente", promossa ieri e oggi dall’associazione Greenaccord (www.greenaccord.org) in occasione della VII Giornata per la salvaguardia del creato. Mons. Andrich, nel cui territorio diocesano si svolge la celebrazione, ha sottolineato come "questi luoghi hanno anche delle ferite", come il Vajont, di cui l’anno prossimo ricorre il 50°, e ha insistito sull’importanza di "educare alla custodia" con "umiltà di fronte all’immensità che ci è stata affidata e che dobbiamo conservare anche per chi arriverà dopo di noi".

Il contributo delle chiese cristiane. Alla celebrazione, che ha avuto un percorso che significativamente ha toccato l’ex base Nato Bianchin recentemente bonificata, hanno preso parte rappresentanti delle altre chiese cristiane. Tra di essi il pastore Giuseppe Miglio, della chiesa battista di Pordenone e coordinatore dei gruppi evangelici del bellunese, che ha messo in evidenza come "il tema della salvaguardia del creato fa parte integrante del cammino ecumenico" e "da cristiani ci troviamo uniti di fronte a temi attuali come la spoliazione della natura e lo sfruttamento delle risorse energetiche". Le chiese cristiane "possono fare molto a partire dalla sensibilizzazione a un vissuto più sostenibile, ma anche nell’impegno a essere voce dell’impoverimento dei territori". "Come cristiani e come uomini crediamo che Dio creatore ha posto l’essere umano non come dominatore ma come custode". Lo ha sottolineato l’archimandrita Evangelos Yfantidis, vicario generale dell’arcidiocesi ortodossa d’Italia e Malta del patriarcato ecumenico di Costantinopoli, per il quale "abbiamo l’obbligo morale di custodire il creato, un obbligo che appartiene a tutti, credenti e non".

Conversione ecologica. Per mons. Mansueto Bianchi, vescovo di Pistoia e presidente della Commissione Episcopale per l’ ecumenismo e il dialogo della Cei, "quello che realizziamo stamani è una tappa dell’itinerario ecumenico che ci pone dinanzi a temi e sfide capitali per l’umanità e le chiese, collaborando a creare in noi e nelle nostre comunità una coscienza unitaria delle e un impegno sinergico su queste tematiche". Secondo il pastore di fronte alla natura "la prima attitudine dell’uomo è la lode". Ma tale lode è "assunzione cosciente e ferma in ordine al dono ricevuto; è impegno a conoscere e attuare il progetto che ci viene affidato". Le ferite della creazione e della storia sono "il sintomo e il riflesso delle ferite dell’uomo" come "egoismo, accaparramento e violenza". "Sanare le ferite" implica "la guarigione della persona" e il cammino della "conversione personale e della sanazione delle ferite, come disse Giovanni Paolo II, approdano alla ‘conversione ecologica". Mons. Bianchi si è infine augurato che "le parole e i gesti di questo giorno siano la profezia di un tempo nuovo in cui, faticosamente ma realmente si ricomponga un’alleanza tra l’uomo e il creato".

Il cammino della riconciliazione. Padre Adriano Sella, uno dei promotori della rete interdiocesana degli stili di vita ha sottolineato come "dal 2006 i vescovi hanno indetto questo giornata grazie anche allo stimolo della chiesa ortodossa. Tutte le chiese hanno preso l’impegno della custodia del creato e ci sono tante iniziative in tutte le diocesi italiane". Facendo riferimento al messaggio dei vescovi italiani "Educare alla custodia del creato per sanare le ferite della terra", padre Sella ha indicato come primo passo da fare il "rendere grazie al Creatore per il dono di una terra feconda e meravigliosa". Con questa terra occorre un cammino di "riconciliazione, perché abbiamo inflitto alla natura gravi ferite come i cambiamenti climatici, risultato della nostra grande irresponsabilità". Il religioso ha sottolineato che nel messaggio i vescovi propongono cinque percorsi di riconciliazione: "ritessere le relazioni con la terra; affrontare i problemi aperti; avere il coraggio della denuncia; educare al gusto del bello e, infine, promuovere nuovi stili di vita intessuti di sobrietà e condivisione". La riconciliazione passa anche attraverso pastorali mirate, come ha testimoniato Cesare Lasen, responsabile per la diocesi di Belluno-Feltre dell’ufficio per la Cultura e gli stili di vita in montagna. "Cerchiamo di sensibilizzare i credenti a uno stile di vita più sobrio – ha raccontato – perché il consumo di risorse va oltre le possibilità e pregiudica il futuro delle prossime generazioni. Recentemente abbiamo avuto gli esercizi spirituali itineranti con il vescovo in montagna: il nostro compito è essere religiosi, pregare ma anche essere vicini alla gente".

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