Ritratti di umanità

Atleti che vincono e atleti che perdono: una scuola di vita

Che emozioni dalle Olimpiadi. Sarà che ormai la copertura mediatica è tale da far rimbalzare ogni ora, ogni momento, le imprese degli atleti, sarà che le sfide sull’acqua o sul tartan, sull’erba di Wimbledon o sulla pedana della scherma accendono passioni sopite e sogni collettivi, sarà che forse oggi più che mai abbiamo bisogno di sognare… Sarà. Di fatto queste Olimpiadi di Londra, così televisive – ci sono le dirette, le differite, le repliche, gli hilights e chi più ne ha più ne metta – scatenano un flusso continuo di emozioni, cui si accompagnano discussioni a non finire, commenti, polemiche.
Grandi le emozioni dal nuoto, dove per l’Italia le delusioni sono state cocenti. Con l’eroina di sempre, Federica Pellegrini, improvvisamente caduta. E subito il processo alla preparazione, al “sistema”, condito con i litigi veri o presunti degli atleti stessi e il gossip di fondo… Eppure, a ben vedere, proprio la vicenda di Federica Pellegrini offre a questi Giochi una luce importante: “Non ne avevo più”, ha detto candidamente l’atleta fuori dal podio. Come dire: ce l’ho messa tutta e pure ho perso, le altre sono andate più forte. Ebbene, questo è lo sport. Si può capire la delusione di chi si aspettava grandi vittorie.
Anche le polemiche, che tanto fanno un certo “italian style”. Però si potrebbe anche riflettere sulla semplicità della spiegazione di una campionessa, che va all’essenziale della gara sportiva, con la capacità di stemperare, subito dopo la performance, la competizione, restituendo, appunto, l’essenza dello sport olimpico: un’occasione di mettere alla prova se stessi, di misurarsi con gli altri, di cercare – da soli e insieme – la “perfezione”. Qui, prima del podio, è la vittoria, la medaglia d’oro.
Emozioni, come quelle che tanti atleti, anche “insospettabili”, hanno mostrato al mondo: dalla gioia alla delusione, dall’urlo liberatorio al pianto, di rabbia o di gioia. Che lacrime quelle della ragazzina lituana dal nome difficile, a 15 anni medaglia d’oro del nuoto. Una commozione forse scontata – vista la giovane età e l’impresa appena compiuta – che l’ha sopraffatta al termine di una gara tiratissima e poi su un podio che forse nemmeno immaginava di poter avvicinare. Ma c’è anche la commozione inaspettata e così umana di un Federer, il tennista più osannato e abituato a grandi vittorie: alle Olimpiadi ha ritrovato il “suo” campo, quello di Wimbledon, dove ha trionfato tantissime volte. E proprio su questo campo l’abbiamo visto provato e commosso come un novellino al termine di un match interminabile e durissimo contro Del Potro. E poi la commovente vittoria dedicata alla gente del terremoto dalla ventenne Jessica Rossi. Come dimenticare, infine, la danza, la gioia, il grido delle ragazze italiane del fioretto, atlete capaci di lottare per se stesse e per la squadra, di misurarsi l’una contro l’altra e poi anche di vincere insieme.
È lo sport, bellezza.

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