Le idee di Van Rompuy

Il presidente del Consiglio Ue richiama i 27 a un confronto sul futuro

Volontà e determinazione politica; stretta cooperazione fra tutti i governi e tutte le istituzioni dell’Unione europea. Sono i requisiti necessari, secondo il presidente del Consiglio Ue Herman Van Rompuy, per far progredire il progetto comunitario, tenuto conto delle sfide ordinarie, “prevedibili”, e, per quanto possibile, di quelle straordinarie (come la crisi economica) con le quali deve fare i conti la “casa comune”. In una fase in cui per forza di cose ci si concentra quasi esclusivamente su fondo salva-Stati, scudo anti-spread, ruolo della Bce, tenuta dell’Eurozona, Van Rompuy non rinuncia a proiettare lo sguardo in avanti.
In particolare lo ha fatto presentando all’ultimo summit dei capi di Stato e di governo di fine giugno un documento di riflessione – purtroppo passato sotto silenzio dai mass media, ma che l’interessato sta sviluppando in vista della ripresa post vacanze estive – il quale indica “un programma costruttivo al fine di definire gli orientamenti per un’Unione forte e dinamica”. L’orizzonte temporale entro cui operare è il 2014, quando è previsto un totale ricambio dei vertici comunitari, con le elezioni del Parlamento di Strasburgo, la fine del mandato della Commissione Barroso e di quello dello stesso presidente del Consiglio europeo.
“L’Ue deve far fronte alle considerevoli interdipendenze tra le economie e le società europee”, ha spiegato Van Rompuy ai leader dei 27. “La crisi del debito sovrano ha evidenziato l’impatto che gli eventi in un Paese possono avere sull’intera Unione”. Per i prossimi due anni e mezzo il politico belga segnala quindi un elenco di “argomenti predominanti”, fra i quali la definizione del Quadro finanziario pluriennale 2014-2020, il rafforzamento dell’Unione economica e monetaria, l’attuazione del Patto per la crescita e l’occupazione varato sempre a fine giugno. E poi ancora il completamento del mercato interno e quello dell’energia, l’agenda digitale, la politica di ricerca e di innovazione per tenere il passo con i competitori mondiali, la lotta alla povertà e all’esclusione sociale (entro la strategia Europa 2020), la politica di vicinato e la presenza dell’Ue sulla scena mondiale.
Non è un esercizio inutile quello di assegnarsi degli obiettivi di medio e lungo periodo. Nemmeno l’Ue vive di sola moneta unica e i giganteschi problemi economici, finanziari e occupazionali che pongono oggi gravi interrogativi sul futuro del continente vanno presi di petto senza rinunciare a mantenere elevate ambizioni politiche che, sole, possono cementare l’Ue di domani.
Fra l’altro Van Rompuy nel suo “esercizio” a sfondo politico ha inserito alcuni temi relativamente nuovi, almeno per quanto riguarda il dibattito in sede comunitaria, come la difesa (il fallito tentativo di erigere una Comunità europea di difesa è datato 1954) e il “futuro dell’idea di Europa”, cui intende dedicare specifici momenti di confronto tra i governanti europei. “Il sostegno dei cittadini alle azioni dell’Unione – ha spiegato in proposito Van Rompuy – è, in ultima analisi, il fondamento stesso su cui ci reggiamo”. Il programma esposto dal presidente del Consiglio Ue richiede, per sua stessa ammissione, “tempo e sforzi intensi”. Da qui la decisione di aumentare il numero dei summit ufficiali dei 27 (che saranno almeno sei e non più quattro ogni anno), cui affiancare i vertici informali, oltre a quelli riservati ai soli leader dell’Eurozona (17 Paesi).
Questo programma ha ora due prospettive: franare per il disinteresse degli Stati membri, oppure decollare grazie a un ritrovato e rafforzato senso di responsabilità dei governanti. I cittadini europei non trarrebbero certo vantaggi dalla prima ipotesi, mentre ne potrebbero avere dalla seconda.

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