Scelte per la crescita” “

L'assemblea generale oggi a Roma con oltre 15 mila delegati

"Dall’appartenenza" all’orizzonte del Vangelo e del Magistero sociale della Chiesa "passano le condizioni per la stessa riscossa rispetto ad una crisi che – se si manifesta con evidenza sotto il profilo economico – non da meno affonda in un profondo disorientamento morale, che ha portato ad anteporre al bene comune esigenze e interessi individuali o, comunque, di parte". Lo ha detto stamattina a Roma mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, intervenendo all’assemblea nazionale della Coldiretti, alla presenza di oltre 15 mila delegati.

Opera educativa e sociale. Mons. Crociata ha parlato "dell’opera educativa e sociale" che la Coldiretti porta "avanti con generosità", citando le iniziative di sostegno ai terremotati di Emilia e Lombardia, tra cui il "recupero delle forme di grana nei magazzini distrutti dal sisma". Circa gli interventi del Governo contro la crisi, mons. Crociata si è rivolto ai presenti ricordando che hanno "saputo unire le ragioni della difesa di legittime agevolazioni del settore primario con la disponibilità a contribuire direttamente al superamento di una situazione che sta mettendo tutti a dura prova". Il segretario generale ha anche evidenziato il contributo del settore sia a livello occupazionale ("giovani e anche immigrati che anche grazie alla vostra opera si sono inseriti in agricoltura"), sia per la tutela dell’ambiente e del paesaggio "nonché della salubrità dei prodotti e degli allevamenti, garanzia di qualità e motivo che consente di confidare in una rinnovata accoglienza dei mercati".

Riscoprire la propria identità. La crisi taglia i consumi e cambia il menù degli italiani che hanno già attuato la "spending review" a tavola, dove portano più pasta (+3%) e meno bistecche (-6%). È quanto emerge nel rapporto della Coldiretti su "La crisi cambia la spesa e le vacanze degli italiani", illustrato oggi dal presidente Sergio Marini sulla base dei dati relativi ai primi cinque mesi del 2012 elaborati da Coop Italia. Il 43% degli italiani ha ridotto rispetto al passato la frequenza nei negozi tradizionali, mentre il 29% ha aumentato quella nei discount. "Il fenomeno di riduzione significativa dei negozi tradizionali determina anche evidenti effetti negativi legati alla riduzione dei servizi di prossimità, ma anche un indebolimento del sistema relazionale, dell’intelaiatura sociale e spesso anche della stessa sicurezza sociale dei centri urbani", ha affermato Marini. Con la crisi torna il "fai da te" casalingo, mentre un numero crescente d’italiani si dedica addirittura alla coltivazione. "Ricostruire il rapporto che lega il cibo che portiamo ogni giorno a tavola con il lavoro necessario per coltivarlo nel rispetto dei cicli della natura è un passo importante per un Paese come l’Italia che ha bisogno di riscoprire la propria identità per tornare a crescere", ha sostenuto il presidente nazionale della Coldiretti. Ma gli italiani sono diventati anche più attenti alle offerte speciali, al consumo di prodotti locali e all’acquisto di frutta e verdura di stagione. "La pressione della crisi economica – ha evidenziato Marini – spinge gli italiani a ponderare meglio la propria spesa e accanto alla ricerca attiva delle promozioni salgono gli acquisti di prodotti con alto valore intrinseco in termini di sicurezza, sostenibilità ambientale, eticità e anche sostegno economico all’economia locale del territorio".

Troppa burocrazia. Nell’ultima legislatura sono stati impiegati in media 359 giorni per approvare ciascuna proposta di legge d’iniziativa parlamentare, ha evidenziato il presidente della Coldiretti presentando la prima analisi sull’efficacia della politica italiana e comunitaria. "Si tratta di un record negativo a livello comunitario – ha sottolineato Marini – che fa addirittura impallidire la pesante burocrazia dell’Unione europea dove, nel periodo dall’avvio del Trattato di Lisbona ad oggi, per completare un processo legislativo, tra Commissione, Parlamento e Consiglio dei ministri a 27, si sono impiegati in media ‘appena’ 264 giorni". Per Marini, "il problema è che in molti casi le procedure di approvazione a livello nazionale e comunitario s’intersecano o si sommano e i tempi di attesa per i cittadini e le imprese si moltiplicano. Le risposte delle istituzioni non sono più compatibili con i cambiamenti rapidi nella società e nell’economia e si va avanti a forza di decreti, mentre occorre accelerare le riforme a livello nazionale e comunitario senza perdere più tempo e arrivare al più presto alla costruzione degli Stati uniti d’Europa". Ancora: sulle 233 iniziative di legge parlamentare assegnate alle Commissioni agricoltura della Camera e del Senato nel corso dell’ultima legislatura solo 3 sono state approvate, ma di queste 2 sono rimaste del tutto inapplicate. "Se la situazione è preoccupante a livello generale per il settore agricolo – ha concluso Marini – siamo di fronte a un quadro insostenibile per la mancata attuazione di norme fortemente attese dalle imprese agricole e dai consumatori che hanno peraltro trovato una positiva convergenza tra tutte le forze politiche".

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