La roccia da ritrovare

Scosse e crisi: le crepe e la ricostruzione

Non sappiamo ancora il risultato della partita dell’Italia con la Germania e i risultati dell’incontro sul destino dell’Europa che si tiene in questi giorni a Bruxelles.
Sembra che tutti i destini dell’Europa e, di conseguenza, del nostro Paese, si siano concentrati in questi giorni, con valenze diverse, naturalmente, quelli sportivi da quelli economici, anche se su alcuni aspetti socio-culturali s’intersecano, anche tra questi due mondi apparentemente distanti, significati comuni.
Una cosa, però, già la conosciamo e sono le parole che Benedetto XVI ha indirizzato alle popolazioni colpite dal terremoto in Emilia, che ha visitato martedì scorso. Anche quell’evento e soprattutto quelle parole hanno a che fare con l’Europa, perché sappiamo che paradossalmente anche il "cucchiaio" di Pirlo ha forse dato una svolta all’Europa, in una realtà nella quale sono saltati tutti i confini tra mondi e situazioni diverse, quindi a maggior ragione le parole indirizzate dal Papa alle popolazioni emiliane possono indicare una strada anche ai capi di Stato che si ritrovano a Bruxelles.
Vorremmo, in particolare, sottolineare due frasi di Benedetto XVI, capaci di andare al cuore della gente e di cogliere la realtà ben più di tutti i calcoli teorici e del linguaggio tecnico dei burocrati europei.
Il Papa, infatti, ha parlato di "ricostruzione" e di "crepe".
Con la prima parola ha ricordato, in particolare, il dopoguerra, quando la gente ha rimboccato le maniche e ha saputo guardare al futuro con speranza anche se ripartiva dalle macerie di una guerra.
Con la seconda parola ha voluto sottolineare che ci sono sì le "crepe" dei muri, ma che la cosa più importante è quella di evitare le "crepe" della fede e, in questo senso, il riferimento alla parabola evangelica della casa fondata sulla roccia è stato inevitabile.
La gente, oggi, ha voglia di ricostruire. Non solo la gente dell’Emilia, ma tutta la gente. Molti non sanno nemmeno capire su quali macerie oggi bisogna ricostruire, ma sono pronti, a sacrifici, a lavorare, a rimboccarsi le maniche, basta che qualcuno dia loro l’entusiasmo e le giuste motivazioni.
Francamente non sembra che l’entusiasmo possa arrivare da Bruxelles e nemmeno dalle nostre aule parlamentari, non arriva da un mondo socio-economico ripiegato su se stesso e nemmeno dalle solite frasi fatte dei nostri politici.
Bisogna ritrovare le fondamenta. Bisogna avere il coraggio di saldare quelle crepe che forse tanto consumismo e secolarismo hanno aperto nelle persone e in tanti strati della società. Ma c’è una roccia cui fare riferimento, che nessun terremoto potrà mai spostare.
È la roccia di una fede spesso troppo dimenticata o bistrattata, ma che è sempre la certezza da cui ripartire, in Emilia, come a Bruxelles… gli emiliani l’hanno capito, chissà i nostri "capi" in Europa…?

(*) direttore "L’Araldo Lomellino" (Vigevano)

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