La memoria e la vita

Carpi: il grido e il coraggio di una comunità che attende solidarietà

Ospedale e cattedrale. Salute del corpo e dello spirito. L’uno e l’altra sono i simboli di una comunità che nei secoli ha consolidato questa sintesi virtuosa di fede in Dio e passione per l’uomo. Si gioca anche sulle immagini forti questo post-terremoto che pare riflettere sul piano mediatico luoghi comuni e facili semplificazioni che rischiano di disorientare anziché indirizzare sulla retta via i percorsi decisionali.
Sfogli un giornale, ascolti un tg e di Carpi a mala pena si parla, di Mirandola qualcosina in più: ma qui abbiamo la seconda città della provincia di Modena e un distretto industriale di eccellenza. Non è il caso di alzare il livello di attenzione? Ci ha provato il vescovo di Carpi, mons. Francesco Cavina, a scuotere, questa volta in senso buono, i palazzi del potere politico parlando ai microfoni della Rai: servono risposte chiare e tempestive oltre ad azioni urgenti, sennò le nostre comunità rischiano di perdere la loro identità.
A Carpi c’è da far ripartire l’ospedale e da mettere in sicurezza la cattedrale per permettere al centro storico e alle attività commerciali di riprendere l’attività. Cosa si aspetta? Altrove sono iniziate le demolizioni e i primi interventi per la sicurezza degli edifici pericolanti, perché queste difformità tra Comuni? Dov’è il blocco? Se spetta solo ai sindaci farsi sentire e prendere le decisioni, allora si proceda con celerità.
La gente non se ne vuole andare dai piccoli paesi. L’idea di essere collocati altrove in appartamenti sfitti non piace, vorrebbe dire creare piccole città fantasma dove difficilmente si potrebbe ritornare. Meglio ripulire i centri dalle macerie, decidere cosa demolire, ricreare i punti di riferimento come la chiesa, l’ufficio postale, la banca, i negozi e rendere disponibili subito terreni edificabili dove chi vuole può ricostruirsi in tempi rapidi una casa o allestire villaggi temporanei con prefabbricati per l’inverno. Dove le abitazioni sono gravemente danneggiate pensare a soluzioni di nuovi quartieri sul modello di quanto realizzato a L’Aquila non è del tutto sbagliato. La popolazione ha bisogno di risposte e la latitanza delle istituzioni genera frustrazione.
In questo contesto la diocesi di Carpi non può essere relegata a un ruolo marginale, le chiese anche quelle piccole di campagna sono il deposito vero della memoria ma soprattutto palpitano ancora oggi di vita e sono ricche di vitalità, con buona pace per le legittime preoccupazioni per le macerie dell’ex campo di concentramento di Fossoli, e vanno riconsegnate come tali alle rispettive comunità. Così come non possono essere escluse dalla considerazione le opere segno della carità e dell’educazione come gli oratori e le scuole.
Lo si chiami appello o grido di dolore non cambia la sostanza di quello che continueremo a lanciare da queste pagine in attesa che si concretizzino gli aiuti e si possano avviare numerosi gemellaggi con altre diocesi italiane per risollevare le parrocchie disastrate: certo è che a differenza delle altre coinvolte dal terremoto con piccole porzioni di territorio, la diocesi di Carpi è stata colpita al cuore nella sua totalità. Questa è una differenza considerevole. È una certezza di fede che, se le chiese cadono, la Chiesa resta perché fondata su ciò che non perisce e proiettata all’eternità, ma è altrettanto vero, come ha ricordato Benedetto XVI, che anche Cristo, presente realmente nell’Eucaristia, ha bisogno di una casa dove non solo lo si può pregare e adorare ma da cui s’irradiano amore, pace, solidarietà e amicizia a beneficio di tutti.

(*) direttore “Notizie” (Carpi)

Altri articoli in Archivio

Archivio

Informativa sulla Privacy