Accordi e disaccordi

Dibattiti e poche decisioni dal Consiglio europeo del 23 maggio

“Rigore e crescita sono due facce della stessa medaglia”, e non possono essere opposti l’uno all’altra. Nel chiudere, a notte inoltrata, il Consiglio europeo informale del 23 maggio, il presidente Herman Van Rompuy ha voluto replicare ad alcune recenti polemiche. Quindi ha tracciato la sintesi più fedele sugli esiti del vertice. Dall’incontro dei 27 capi di Stato e di governo dell’Unione non emergono decisioni definitive o novità particolarmente significative: per quelle è già fissato il Consiglio europeo del 28 e 29 giugno. Ma, come previsto, il meeting ha consentito una discussione ampia sui nodi più importanti di questa fase della politica e dell’economia europee, lasciando intravvedere nuove convergenze e confermando altre divisioni.Favorire la crescita. Anzitutto la crescita, dunque. Van Rompuy ricorda che per sostenerla – ed è un “impegno necessario” – occorrono tre pilastri. Il primo è la mobilitazione di adeguate politiche comunitarie, che spaziano dal completamento del mercato unico all’energia, dall’agenda digitale agli scambi commerciali. Secondo: la crescita va finanziata e quindi avanti con la ricapitalizzazione della Banca europea degli investimenti, i project bond (la fase pilota partirà forse già da luglio), gli investimenti (nazionali ed europei, mediante i fondi strutturali), l’agevolazione per l’accesso al credito per le piccole e medie imprese. In terzo luogo, urgono azioni per creare occupazione: una parte del summit è stata dedicata a questo punto, a partire dal lavoro svolto nei mesi scorsi dalla Commissione assieme agli Stati, e si riafferma l’urgenza di riforme, formazione, sostegno alla domanda di lavoro.Unione economica. L’altro grande capitolo della discussione al vertice informale (durato comunque troppo poco, solo alcune ore, visti i temi in scaletta) è stato quello del rafforzamento dell’unione economica accanto a quella monetaria. Più governance, ha ribadito Van Rompuy, più decisioni su scala europea perché la crisi ha colpito tutta l’Europa e se ne esce solo insieme. In tale contesto si è parlato di eurobond e di “mutualizzazione del debito”. Gli Stati devono tenere sotto controllo i conti nazionali, senza per questo mortificare le possibilità di ripresa. Gli eurobond, però, al momento restano sulla carta: vari leader sono intervenuti sull’argomento, ha detto Van Rompuy, confermando che “nessuno ha chiesto che gli eurobond siano immediatamente adottati. Per farlo ci vorrà del tempo”.Atene resti in Eurolandia. Non da ultimo ecco il capitolo Grecia. Per il quale i 27 hanno steso una nota scritta: “Vogliamo che la Grecia rimanga nella zona euro e nel contempo rispetti i suoi impegni. Siamo pienamente consapevoli dei notevoli sforzi già compiuti dai cittadini greci”. La zona euro “ha dimostrato una considerevole solidarietà, avendo già erogato dal 2010, unitamente al Fmi, circa 150 miliardi di euro a sostegno” di Atene. L’Ue assicura la mobilitazione dei fondi e degli strumenti strutturali europei “per indirizzare la Grecia verso la crescita e la creazione di posti di lavoro”. Quindi un garbato “avvertimento” finale: “La prosecuzione delle riforme fondamentali per ripristinare la sostenibilità del debito, promuovere gli investimenti privati e rafforzare le istituzioni del Paese è la migliore garanzia di un futuro più prospero nella zona euro. Ci attendiamo che, dopo le elezioni, il nuovo governo greco decida in tal senso”.Attori protagonisti. Non va trascurato, nel tentativo di tracciare un bilancio del summit del 23 maggio, il protagonismo di alcuni dei leader presenti a Bruxelles. Il più fotografato (e ricercato dai colleghi per incontri bilaterali) è stato il neo presidente francese François Hollande. A suo modo ha calcato la scena mantenendo il ruolo di anti-Merkel che gli era stato attribuito dai giornali. “Gli eurobond fanno parte della discussione in corso”, aveva ammonito al suo arrivo allo Justus Lipsius. Gli ha subito risposto la cancelliera tedesca Angela Merkel: “Gli eurobond non rappresentano una soluzione alla crisi”. Un vero e proprio braccio di ferro a distanza; non a caso non si è svolto il tradizionale incontro bilaterale Berlino-Parigi che aveva caratterizzato i summit degli anni dell’accoppiata Sarkozy-Merkel. Dal canto suo il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, ha preferito smarcarsi da questa discussione e ha sottolineato soprattutto il “problema della disoccupazione giovanile, alla quale stiamo cercando di dare risposte concrete”, e il via libera ai project bond (“lavoriamo al varo dei progetti pilota”). Più defilato, in quanto “invitato”, il presidente dell’Europarlamento Martin Schulz: ha ricordato che l’Assemblea ha dato, lo stesso giorno del vertice, un forte e trasversale sostegno alla tassa sulle transazioni finanziarie e ha rimarcato che “l’uscita dalla Grecia non è fattibile, è contro i trattati, e non è una risposta credibile” ai problemi di Atene.

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