Una mentalità sbagliata

Il card. Angelo Bagnasco alla London School of Economics

“L’uomo e il suo vero bene hanno un primato anche nell’attività economica come, più ampiamente, nell’organizzazione sociale e nella vita politica”, perché “il primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l’uomo, la persona, nella sua integrità”, ed è “Dio il vero garante dello sviluppo dell’uomo”, come scrive Benedetto XVI nella Caritas in veritate. A ribadirlo è stato il card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, nel suo intervento dal titolo “Un’economia per l’uomo e per la società”, tenuto il 29 febbraio a Londra, presso la London School of Economics, su invito della Italian Society. Oggi, come suggerisce il Papa, “la questione sociale è diventata questione radicalmente antropologica”: di qui, per il card. Bagnasco, la centralità di “quell’insieme di valori fondativi e irrinunciabili che costituiscono la cosiddetta ‘etica della vita’ e che sono la vita dal concepimento fino al tramonto naturale, la famiglia formata da un uomo e da una donna fondata sul matrimonio, la libertà di religione e di educazione”. Valori, questi, non negoziabili, e dai quali germogliano “quei valori che costituiscono l’etica sociale nei suoi diversi aspetti”. La cultura contemporanea, al contrario, “è di matrice individualista”, e “condanna” l’uomo “alla solitudine con se stesso”, poiché si basa sull’ “etica della scelta” e non sull'”etica dei valori”.Il veleno della cupidigia. “Da quando, dopo la seconda metà dell’Ottocento, è esplosa la questione sociale – ha esordito il cardinale – la Chiesa non ha mai cessato di intervenire in modo sistematico nelle questioni sociali attraverso gli scritti dei Papi a partire la Leone XIII con l’enciclica Rerum Novarum, fino a Benedetto XVI con l’ultima enciclica Caritas in veritate”. La globalizzazione e la “grave crisi economico finanziaria che ha sconvolto il mondo” ha dimostrato che il “progresso invasivo e dominatore da una parte” e la “planetaria disparità sociale” dall’altra hanno prodotto una “forbice crescente tra ricchi e poveri, potenti e deboli” che è arrivata a “colpire anche i Paesi occidentali”: così, “qualcosa è cominciato a scricchiolare, anzi a rovinare nella vita ordinaria delle Nazioni economicamente avanzate, e fasce fino a ieri benestanti si sono trovate in difficoltà, mentre altre sono finite sotto il livello minimo”. Colpa di “una mentalità sbagliata, economicistica, che ha avvelenato Paesi diversi per storia, situazione e cultura”. Come esempio, il presidente della Cei ha citato “un lusso che non si vergogna davanti alla miseria più tragica”, o “certe concentrazioni di potere nelle mani di pochi a fronte di masse che mancano quasi totalmente della possibilità di decidere e di agire con responsabilità propria”. “La cupidigia, facilitata e sollecitata da meccanismi finanziari e speculativi internazionali – la denuncia del porporato – ha creato voragini e illusioni, ha avvelenato il modo di pensare e di fare non solo di singoli ma anche di economie e Nazioni; ha spinto in un vortice virtuale che non poteva e non doveva durare”.L’uomo non è una merce. “L’uomo non vive solo di economia”, ha esclamato il cardinale analizzando i principali modelli economici (liberista, keynesiano e marxista). “Alla base di ogni sistema economico c’è sempre un’opzione di fondo: il materialismo”, ma “in questa prospettiva materialista l’economia, a qualunque modello appartenga, diventa ‘economismo’, cioè fine a se stessa e non in funzione del valore più alto che è la persona. Prima o poi implode”. Nella parte finale della sua relazione, il presidente della Cei si è soffermato sul tema dell’economia di mercato, e ha affermato: “L’utile è uno scopo legittimo, ma se diventa fine a se stesso va contro l’uomo, per questa ragione non va mai separato dall’utilità sociale”, concetto in cui “è sempre inclusa la valenza etica che attiene direttamente alla realizzazione della persona che non può mai essere ridotto a soddisfazione di beni materiali; egli infatti trascende verso beni che non sono e non possono essere merci”. Di qui il “ruolo insostituibile della politica che ha la responsabilità imprescindibile di visione ideale ed etica – etica razionale – al fine di garantire non solamente il quadro giuridico più adeguato per orientare lo sviluppo e regolare i rapporti di tipo economico, ma innanzitutto di progetto di società che risponda a quell’umanesimo integrale e aperto alla trascendenza e agli altri che ha fatto l’Europa”. La destinazione universale dei beni della terra; la “necessaria partecipazione” alla vita economica”, che “emerge in forma ancora più chiara nei momenti di difficoltà generale, quando è richiesto un supplemento di intrapresa, coraggio, onestà sacrificio”; l’importanza del “compito educativo”; il valore della sussidiarietà, a partire dalla consapevolezza che “un sistema economico-sociale equilibrato promuove la compresenza di pubblico e privato, inclusa l’azione del non profit”. Queste alcune “applicazioni”, in ambito economico, di “una visione personalista e comunitaria nella quale la dimensione etica è costitutiva”.

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