Vivere insieme

Un racconto condiviso da sei testate del gruppo Bayard (Francia)

Sei pubblicazioni del gruppo francese Bayard – La Croix, Astrapi, Okapi, Phosphore, Pèlerin, Notre temps – hanno deciso di riflettere sul senso, oggi, del “vivere insieme”. Differenze, rispetto, fraternità, impegno, giustizia, fiducia: che significato dare oggi a questi valori? E come riaffermarli in questo periodo di crisi che scuote molti modelli sociali e interroga il nostro rapporto verso gli altri? Un’inchiesta, spiega il presidente del gruppo, Georges Sanerot, che ha fatto “incontrare lettori di tutte le età – dai 7 ai 77 anni -: scolari, studenti, persone attive nel mondo del lavoro e pensionati di origine, sensibilità, convinzioni diverse”. Differenze. Sociale o fisica, “la differenza pesa sulla scolarizzazione degli adolescenti”, osserva Marie-Remande Archer (Okapi). Incontrando un gruppo di nove adolescenti disabili presso il proprio collegio a Parigi, Camil confessa: “All’inizio mi sentivo male per essere ‘sano’. Ma poi, conoscendoci, è andata molto meglio!”. Per favorire la socializzazione l’organizzazione Handivalides ha trasformato una classe in villaggio senegalese. “Ho fatto conoscenze con più facilità del solito”, commenta soddisfatta Roumeïssa, giovane affetta da un grave handicap. Per Julie (17 anni), il problema è la “pressione sociale” che avverte a causa delle compagne di scuola “ricche e griffate”. “Per non essere emarginata mi sento obbligata a vestirmi come loro”, confessa, anche se questo le fa esaurire lo scarso budget settimanale di cui dispone. Tra le iniziarive a favore dei disabili, Marie-Christine Vidal (Pèlerin) racconta dell’Ilot Bon Secours, “residenza unica nel suo genere che accoglie anziani, famiglie e persone Down”; un “progetto intergenerazionale” per “ricreare – spiega l’animatrice Marjorie Demelin – la vita di un villaggio”. Rispetto e fraternità. Un gruppo di studenti quattordicenni vuole dire “no” al bullismo di cui “siamo regolarmente testimoni in classe”, riferisce Perrine a Okapi. Per Léo non basta prendere le difese della vittima: “bisogna parlarne subito con gli adulti”. Lo scorso dicembre i ragazzi sono andati in due scuole finlandesi (in Finlandia il 90% degli istituti scolastici sviluppa programmi antibullismo) ed hanno imparato ad “avere spirito di corpo”, racconta Fanny. “Coexister” è un’associazione di giovani cristiani, ebrei e musulmani (16-35 anni) che dialogano “esprimendosi in piena libertà e nel rispetto reciproco”, spiega la musulmana Farah (22 anni). Florence Leduc (57 anni) parla a Notre temps del Café des Aidants, associazione da lei fondata per “sostenere le persone che ogni giorno si dedicano all’assistenza di un proprio familiare malato; quattro milioni in Francia”. “Incoraggiamo alla convivialità e all’aiuto reciproco tra vicini”, racconta a Notre temps Atanase Périfan (46 anni) che organizza eventi e occasioni di incontro “di quartiere”, mentre Aude Messéan (59 anni), cofondatrice di Pari-solidaire, combatte “l’isolamento” favorendo l’alloggio di studenti fuori sede presso anziani soli. “Rendere più belle donne talmente povere che non si pettinano e non si guardano più allo specchio” è la “missione” di Lucia Iraci, cinquantaquattrenne parrucchiera di origine siciliana che a Parigi, oltre al proprio negozio, ha creato un “salone sociale”. Impegno, giustizia e fiducia. Tentare l’impossibile è la missione di Francine Leca, prima donna cardiochirurgo in Francia. Oggi, a 73 anni, si occupa di far venire nel Paese bambini poveri con gravi malformazioni cardiache: “1.800 piccoli operati e ‘salvati’ in 15 anni; una media di 120 l’anno”. “Lavorare la terra fa bene al fisico ma anche al morale”. Ne è convinto Jean-Guy Henckel (56 anni) che ha creato il suo primo “giardino di reinsnerimento” a Besançon nel 1991. “Permettiamo a persone in difficoltà (disoccupazione, dipendenze, depressione) di ‘ricostruirsi’ offrendo un contratto di lavoro di 18 mesi”, spiega. Una chiatta bianca ormeggiata sulla Senna a Conflans – Sainte – Honorine (Yvelines). Si chiama “Je sers” (Io servo); animata da una comunità di assunzionisti aiutata da un gruppo di laici, “accoglie persone ferite dalla vita che tentano, insieme, di rimettersi in piedi”, spiega il cappellano p. Yves Géneau. “Persone che hanno bisogno di fiducia e di qualcuno che li ascolti senza contare i minuti. Il nostro mondo ha troppa fretta per loro”, aggiunge suor Myriam. La voce dei bambini. Hanno le idee chiare i bambini intervenuti al dibattito promosso da “La Croix”. “Vivere insieme è vivere con qualcuno che si ama, ma anche con qualcuno che non si ama affatto”, osserva dall’alto dei suoi sette anni Jalil; “ma non si possono obbligare le persone a vivere insieme”, obietta Camille (15 anni). Sostiene Madeleine (13 anni): “Bisogna almeno rispettare tutti”. Per Emilio-Kodjo (10 anni), “tutti devono avere gli stessi diritti”. E aggiunge: “Le bugie impediscono di vivere insieme. Se non hai fiducia in qualcuno, non ci puoi vivere insieme”. Kalaï (16 anni) sostiene la necessità che “la società abbia delle regole”.

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