Un po’ più di stabilità

Con il "meccanismo permanente" e le modifiche a "Lisbona"

L’Unione europea compie un altro, piccolo, passo verso la stabilità finanziaria e la governance economica. La riunione dei 27 capi di Stato e di governo dei Paesi membri, svoltasi a Bruxelles il 16 e 17 dicembre, ha confermato le previsioni della vigilia, concludendosi con l’approvazione del Meccanismo europeo di stabilità e il varo di limitate modifiche all’articolo 136 del Trattato di Lisbona, che consente agli Stati che adottano la valuta unica (16 finora, 17 da gennaio con l’arrivo dell’Estonia) di avviare un aiuto finanziario in caso di problemi di bilancio.Le decisioni. Le “limature” al Trattato (poche righe per la verità), richieste a gran voce da alcuni Stati, con in testa la Germania, permettono di procedere con un nuovo giro di ratifiche parlamentari, evitando il rischioso percorso delle ratifiche mediante referendum popolare. L’entità del fondo non è ancora definita e non è chiaro in quale misura vi parteciperanno i privati: vi si lavorerà nei prossimi mesi e tale Meccanismo permanente dovrebbe entrare in funzione dal 2013, sostituendo l’attuale European financial stability facility, fondo da 750 miliardi di euro, che scadrà proprio a metà 2013 e che ha finora consentito di soccorrere Grecia e Irlanda. “Abbiamo avallato le decisioni che si erano profilate” negli ultimi giorni, ha spiegato José Manuel Barroso, presidente della Commissione Ue, lasciando il palazzo Justus Lipsius, sede del vertice. Aggiungendo: “Ora occorre procedere sulla via della governance economica, della trasparenza e della stabilità dei bilanci nazionali e realizzare quelle riforme utili per rilanciare la crescita”.Il documento. Nelle “Conclusioni”, ossia il documento ufficiale che raccoglie le decisioni del vertice, non manca la consueta enfasi che accompagna le riunioni dei 27: “Nel corso della crisi abbiamo adottato misure decisive per preservare la stabilità finanziaria – vi si legge – e promuovere il ritorno a una crescita sostenibile”. Vista la situazione dell’economia reale e dei conti pubblici della metà degli Stati Ue, forse un maggior grado di prudenza sarebbe stato più adeguato al momento. “Continueremo – affermano ancora i leader europei – ad agire in questa direzione e l’Ue e la zona euro usciranno dalla crisi rafforzate”. Le prospettive di crescita “si stanno consolidando e i fondamentali dell’economia europea sono solidi. Gli strumenti temporanei di stabilità istituiti all’inizio dell’anno hanno dato – sempre secondo le Conclusioni – prova della loro utilità ma la crisi ha dimostrato che non vi è spazio per l’autocompiacimento”. Per questo motivo “abbiamo concordato il testo di una modifica limitata del trattato relativa all’istituzione di un futuro meccanismo permanente per salvaguardare la stabilità finanziaria dell’intera zona euro”. Il Consiglio conferma l’impegno “a raggiungere un accordo sulle proposte legislative in materia di governance economica entro il giugno 2011, con l’obiettivo di rafforzare il pilastro economico dell’Unione economica e monetaria”.Una modifica. La frase che va a integrare il trattato e che sblocca l’impasse è la seguente: “Gli Stati membri la cui moneta è l’euro possono istituire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme. La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell’ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità”. Un’altra frase del documento ufficiale assume un valore essenziale: “Gli Stati membri la cui moneta non è l’euro saranno associati ai lavori, se lo desiderano”: ossia nessuna obbligatorietà di partecipare al meccanismo per Paesi come il Regno Unito, da subito recalcitranti rispetto a tale strumento.Gli altri temi. Ma il Consiglio si è occupato anche di altri argomenti. Li ha evidenziati Herman Van Rompuy, presidente Ue: “Ci siamo soffermati ad analizzare i rapporti tra Unione europea e partner strategici”, in primo luogo gli Stati Uniti, “ed è stato accordato al Montenegro, che ne aveva fatto richiesta, lo status di Paese candidato”. “Il Consiglio – ha aggiunto – ribadisce la vocazione europea di tutti i Balcani occidentali”. Quindi Van Rompuy ha tracciato un bilancio del primo anno del Trattato di Lisbona, entrato in vigore il 1° dicembre 2009: è stato, a suo avviso, un periodo di transizione, che “però ha registrato vari successi grazie alle presidenze semestrali di turno spagnola e belga. Ora ci aspettiamo un eguale lavoro dalla presidenza ungherese”, che comincerà il 1° gennaio prossimo. E della possibilità di creare gli eurobond, altro tema discusso dai leader, cosa pensa? “Io ho una mia idea in proposito – ha risposto Van Rompuy, con l’intento di aggirare la domanda -. Ma non la esprimo. Perché tutte le idee, anche quelle buone, prima di essere annunciate devono essere discusse e perfezionate”.

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