Un anno speciale

Ue: passi compiuti e passi da compiere

Nel 2010, proclamato dall’Ue Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale, l’indigenza, la marginalità diffusa, le profonde differenze di opportunità tra soggetti e fasce sociali, non sono diminuite. L’Anno speciale è infatti coinciso con una delle fasi più acute della crisi economica internazionale, almeno sul versante delle sue pesanti ricadute occupazionali. Meno lavoro, meno soldi, più fatica a fare la spesa e a pagare i conti di casa, dunque. E, forse anche per questo, l’Anno europeo lascia una traccia da non sottovalutare.Obiettivi e azioni concrete. Gli obiettivi dichiarati dall’Ue per quest’anno (eventi e documenti sono disponibili sul sito www.2010againstpoverty.eu) miravano ad aumentare la consapevolezza dei cittadini nei confronti delle problematiche connesse alle povertà materiali, relazionali, culturali e di altro tipo, a “rinnovare l’impegno politico dell’Unione e dei suoi Stati membri rispetto alla lotta alla povertà”, a “dare voce alle persone vittime della povertà” e a “ispirare un coinvolgimento diretto dei cittadini europei e degli altri attori”. Lanciato nell’ottobre 2009, l’anno è stato ufficialmente inaugurato con una grande conferenza svoltasi a Madrid nel gennaio 2010, e si è concluso con un’altra due-giorni a Bruxelles, il 16 e 17 dicembre. L’Ue muoveva da una constatazione di fondo: nei 27 Stati aderenti (che mantengono le competenze legislative e degli interventi sociali, assistenziali, previdenziali e culturali che possono “fare la differenza” nel contrasto all’indigenza e all’esclusione) oltre 80 milioni di persone vivono in condizione di privazioni e di marginalità oppure sono, come si dice, alle “soglie della povertà”. Ciò implica – s’è detto più volte quest’anno – un’azione concreta, anche perché il principio di fondo sul quale si basa l’integrazione comunitaria è la solidarietà: tra gli Stati, tra i popoli, verso i più bisognosi.Le iniziative, le promesse. Da qui l’impegno a individuare le cause della povertà e a rilanciare un impegno politico, nazionale e comunitario, volto a dare una casa degna a tutti gli europei, ad assicurare lavoro e redditi dignitosi alle famiglie, a fornire servizi di qualità a malati e anziani, ad assicurare a tutti, grandi e piccoli, un’istruzione adeguata. Ponendo fra l’altro al centro dell’interesse talune “categorie” che richiedono maggiori attenzioni: disabili, minori, famiglie numerose, migranti, minoranze… In questi dodici mesi sono stati così organizzati eventi in tutti gli Stati membri, nonché in Norvegia e in Islanda, oltre che a Bruxelles e Strasburgo, sedi delle istituzioni Ue; si sono svolte campagne di sensibilizzazione, gruppi di lavoro e seminari di informazione nelle scuole, sono stati proiettati film, stampati e diffusi opuscoli di ogni genere. Le istituzioni Ue hanno approvato documenti pieni di buone intenzioni e hanno predisposto una serie di interventi concreti, rafforzando progetti in tanti settori, dalla salute alla formazione professionale, dalla casa a all’istruzione di base (“l’ignoranza – s’è detto più volte – è una delle prime forme di povertà”). Il Consiglio europeo, battezzando la nuova strategia Europa 2020 per la crescita economica e l’occupazione, nel giugno scorso ha fra l’altro inserito la lotta alla povertà tra i suoi impegni solenni, con l’obiettivo di liberare, entro il 2020, “almeno 20 milioni di persone dal rischio di povertà e di esclusione”.I prossimi passi. “La lotta contro la povertà e l’esclusione sociale è una necessità politica ed economica. Il fatto che ci siano ancora milioni di persone che vivono ai margini della società significa che stiamo sprecando una parte cospicua delle nostre risorse umane. I bambini, i giovani, i migranti, gli anziani e gli altri gruppi vulnerabili meritano un’attenzione particolare”. Laszló Andor, commissario Ue per gli affari sociali e l’inclusione, ha tracciato il 16 dicembre un primo bilancio del 2010, e ha al contempo presentato la comunicazione intitolata “Piattaforma europea contro la povertà e l’esclusione sociale”, che indica le linee guide per proseguire l’impegno su questo versante. La comunicazione, ha affermato Andor, “esamina sia le sfide che l’Europa si trova attualmente ad affrontare, sia la natura mutevole della povertà”. Il testo prefigura una serie di interventi fra cui: strategie attive di inclusione; integrazione delle minoranze, “con particolare riguardo ai rom”; “innovare le politiche sociali”; usare appieno i fondi comunitari (ad esempio il Fondo sociale europeo) per aiutare persone e famiglie povere di mezzi materiali. Eurostat: milioni di europei “a rischio”Oltre cento milioni di persone sono minacciate da povertà ed esclusione sociale. Lo rileva Eurostat, che, a chiusura dell’Anno speciale, ha pubblicato un ampio studio sulla popolazione Ue. In questo senso risulta che 81 milioni di persone sono a rischio povertà nei 27 Stati membri dell’Unione; sono invece 42 milioni i cittadini Ue che scontano “gravi privazioni nella vita quotidiana”.

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