Rifiuti “di qualità”

Il "porta a porta" per migliorare la raccolta differenziata

Poco meno di 3 milioni di tonnellate. Sono i rifiuti urbani prodotti nel 2009 in Emilia Romagna secondo il Rapporto 2010 di Arpa e Regione, che rileva una diminuzione dello 0,9% nella produzione complessiva. Per ogni abitante sono 682 i chilogrammi prodotti, contro i 695 dell’anno precedente (-1,8%). In aumento la raccolta differenziata, giunta a una media regionale del 47,4%, con un incremento di due punti percentuali rispetto al 2008 (avvicinandosi all’obiettivo nazionale del 50% per il 2009). Tuttavia, a livello di singole province, la situazione non è omogenea: a Bologna c’è una produzione di 571 kg pro capite contro gli 837, 793 e 781 kg prodotti rispettivamente da Rimini, Ravenna e Forlì-Cesena, a causa della forte incidenza delle presenze turistiche in Romagna nel periodo estivo. Mentre la raccolta differenziata vede la provincia di Bologna ferma al 39,2% e, al di sopra del 50%, quelle di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena e Ravenna.Salto di qualità. “È indispensabile che tutta la regione raggiunga al più presto il 50% nella raccolta differenziata, tendendo al 65%, obiettivo previsto per il 2012”. Vito Belladonna, direttore tecnico di Arpa Emilia Romagna, precisa che è meglio parlare di “rifiuti riciclati”, dal momento che la raccolta differenziata prevede anche un certo scarto. In secondo luogo, invita a “premiare, dal punto di vista economico, il cittadino che produce rifiuti differenziati e puliti”, segnalando al contempo l’esigenza di “puntare sul civismo di ciascuno”. Riguardo alle diverse percentuali nella raccolta differenziata, con Bologna in coda, il direttore dell’Arpa ricorda come “le migliori performance vengano raggiunte dai comuni medio-piccoli”, ma lamenta anche una “criticità” nella raccolta condotta nel capoluogo bolognese, segno che “non sono ancora state fatte scelte definitive”. Attualmente ci sono diverse modalità – quartiere per quartiere – tra cui l’utilizzo di cassonetti multimateriale (per carta, plastica e alluminio). Questi “permettono di ottenere grandi quantitativi di raccolta differenziata, ma presentano un alto livello di scarti”. Però “ciò che c’interessa è sottrarre rifiuti allo smaltimento”, obiettivo possibile solo con una raccolta “di qualità”. “La possibilità di un ‘salto di qualità’ – afferma – è collegata alla scelta di abbandonare il cassonetto e passare al ‘porta a porta’, oppure a una raccolta domiciliare o di prossimità”, ossia nella quale i rifiuti sono “identificabili”, riconducibili al singolo condominio o raggruppamento di abitazioni, sanzionando i comportamenti sbagliati.Una corretta informazione. “Nel 2009 il sistema consortile che fa capo a Conai ha avviato a recupero/riciclo 326 mila tonnellate di rifiuti d’imballaggio; dato in crescita rispetto alle 287 mila tonnellate del 2008”, spiega Pierluigi Gorani, che per il Conai (Consorzio nazionale imballaggi) cura l’Emilia Romagna. “Conai – afferma Gorani – opera attraverso consorzi sul territorio e, attraverso convenzioni con i Comuni e le aziende di smaltimento, assicura che i materiali per l’imballaggio (carta, plastica, alluminio, vetro…) vadano in riciclo. In Italia, lo scorso anno, con questo sistema sono stati avviati a recupero il 73,9% degli imballaggi, il 63,9% è stato riciclato e il 10% bruciato”. Gorani segnala “l’importanza di fare una buona comunicazione, per far capire ai cittadini cosa differenziare e cosa no”. A tal riguardo una raccolta multimateriale “allargata”, ribadisce, “non aiuta, perché nell’incertezza porta a far entrare di tutto”. “La qualità dei rifiuti – sottolinea – è fondamentale, perché la raccolta differenziata non è un fine, ma un mezzo per produrre nuovi materiali, e dunque l’inserimento di ‘scorie’ produce un duplice danno: bisogna pulire i rifiuti e riportare in discarica le impurità”. Senza contare che, a volte, si possono contaminare irrimediabilmente i materiali avviati a riciclo: ad esempio, “basta una tazzina da caffè in ceramica per buttare cento chili di vetro”, poiché la ceramica, una volta sbriciolata, non è più separabile dal vetro e, avendo un punto di fusione superiore, ne determina impurità.Comuni “ricicloni”. I Comuni con minori quantitativi di rifiuti avviati allo smaltimento sono Sissa, nel parmense, tra quelli con meno di 5 mila abitanti (140,91 kg per abitante), Monte San Pietro (Bo) tra quelli “medi” (93,75 kg pro capite), Fidenza (Pr) tra i comuni con oltre 25 mila abitanti (145,5 kg/abitante). I dati, contenuti nel rapporto di Legambiente sui “Comuni ricicloni dell’Emilia Romagna”, rendono la media regionale “un’enormità” secondo Lorenzo Frattini, presidente di Legambiente Emilia Romagna, per il quale “questi risultati non sono casuali. Se li mettiamo in relazione con i sistemi di raccolta, la ricetta è sempre la stessa: l’utilizzo di sistemi ‘porta a porta’ per il secco, l’umido, la carta e le altre frazioni principali. Modalità che aumentano la consapevolezza dei cittadini sui propri rifiuti e responsabilizzano sulla necessità di una corretta separazione, migliorando anche la qualità della raccolta differenziata”. a cura di Francesco Rossi(22 dicembre 2010)

Altri articoli in Archivio

Archivio

Informativa sulla Privacy