La strada maestra

Il primato dell'educare

“Se la libertà religiosa è via per la pace, l’educazione religiosa è strada privilegiata per abilitare le nuove generazioni a riconoscere nell’altro il proprio fratello e la propria sorella, con i quali camminare insieme e collaborare perché tutti si sentano membra vive di una stessa famiglia umana, dalla quale nessuno deve essere escluso”.
È un pensiero breve, incastonato come un diamante in un prezioso anello di riflessioni: illumina il filo rosso della sensibilità educativa che corre lungo il messaggio di Benedetto XVI per la Giornata mondiale della pace 2011.
Il Papa ribadisce, con linguaggio laico, che l’impegno, la responsabilità e la bellezza di educare alla libertà appartengono a ogni uomo e a ogni donna.
È un movimento della ragione quello che viene auspicato, nella fiduciosa convinzione che la meta da raggiungere, cioè la realizzazione di una stessa famiglia umana, non può e non deve sfuggire al diversamente credente come non può e non deve essere insignificante per il non credente.
L’invisibile “strada privilegiata” dell’educare attraversa e smuove il terreno della coscienza, cioè il luogo interiore di ogni persona in cui la scintilla della verità tiene vive la ricerca e la scelta del bene e del bello.
È la strada che Benedetto XVI indica ricordando che la libertà religiosa, fonte di ogni altra libertà, è radicata “nella dignità stessa della persona”.
Un percorso che il Papa propone soprattutto alle nuove generazioni e, per questo, si rivolge agli ambienti nei quali prendono forma le loro sensibilità, i loro sogni, i loro desideri.
A iniziare dalla famiglia che “fondata sul matrimonio, espressione di unione intima e di complementarietà tra un uomo e una donna, si inserisce in questo contesto come la prima scuola di formazione e di crescita sociale, culturale, morale e spirituale dei figli, che dovrebbero sempre trovare nel padre e nella madre i primi testimoni di una vita orientata alla ricerca della verità e all’amore di Dio”.
Nella famiglia l’educazione può prendere o, al contrario, perdere la dimensione religiosa, può arricchirla oppure svuotarla, può spegnerla con la mediocrità piuttosto che accenderla con pensieri grandi e con “relazioni armoniose a tutti i livelli di convivenza umana, nazionale e internazionale”.
L’educazione religiosa, da non intendere come educazione confessionale, è costruttrice di un’armonia interiore che vede intrecciarsi e fecondarsi le dimensioni orizzontali e le dimensioni verticali del vivere e del pensare.
Un dialogo permanente tra fede e ragione che, nel dar vita alla speranza, distingue un essere umano da ogni altro essere vivente.
“Questa – scrive ancora Benedetto XVI – è la strada da percorrere sapientemente per la costruzione di un tessuto sociale solido e solidale, per preparare i giovani ad assumere le proprie responsabilità nella vita, in una società libera, in uno spirito di comprensione e di pace”.
Non appassionare le nuove generazioni alla libertà religiosa, non aiutarle a comprenderne l’autentico significato, rende a loro difficile, se non impossibile, dare fondamenta a tutte le altre libertà.
E questo, purtroppo, è avvenuto e sta avvenendo anche nel nostro Paese e nella nostra Europa.
Il messaggio di Benedetto XVI per la Giornata mondiale della pace giunge in questo scenario per ricordare che “negare o limitare in maniera arbitraria” la libertà religiosa “significa coltivare una visione riduttiva della persona umana”.
I primi a pagarne le conseguenze sono i giovani ed è soprattutto per loro che il messaggio diventa una bussola preziosa nell’attraversare, mai da soli, il mare mosso della storia e della cronaca.

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