La fede e il martirio

Le festività natalizie tra paura e speranza

“All’inizio di un nuovo anno il mio augurio vuole giungere a tutti e a ciascuno; è un augurio di serenità e di prosperità, ma è soprattutto un augurio di pace. Anche l’anno che chiude le porte è stato segnato, purtroppo, dalla persecuzione, dalla discriminazione, da terribili atti di violenza e di intolleranza religiosa. Il mio pensiero si rivolge in particolare alla cara terra dell’Iraq, che nel suo cammino verso l’auspicata stabilità e riconciliazione continua ad essere scenario di violenze e attentati”. Si apre con un pensiero all’Iraq il messaggio di Benedetto XVI per la 44ª Giornata mondiale della pace, che si celebra il 1° gennaio 2011, sul tema: “Libertà religiosa, via per la pace”. Nella mente del Pontefice sono vive “le recenti sofferenze della comunità cristiana e, in modo speciale, il vile attacco contro la cattedrale siro-cattolica ‘Nostra Signora del Perpetuo Soccorso’ a Baghdad” cui hanno fatto seguito, nei giorni successivi, altri attacchi, anche a case private, suscitando paura nella comunità cristiana. “A loro manifesto la mia vicinanza e quella di tutta la Chiesa”.

Le parole del Papa giungono ad infondere coraggio alla minoranza cristiana che si appresta a festeggiare il Natale, in modo sobrio ed essenziale, in solidarietà e condivisione con le famiglie delle vittime dell’attacco alla chiesa siro-cattolica. A chiederlo, in un messaggio, sono gli stessi vescovi delle diverse Confessioni cristiane presenti nel Paese. I leader religiosi chiedono ai loro fedeli di stare vicini alle famiglie in lutto e di partecipare alla Messa di Natale con questa intenzione. Un incoraggiamento unito alla prudenza nel visitare le chiese ma senza prestare attenzione alle voci di possibili pericoli, come auspicato dal patriarca caldeo di Baghdad, Mar Emmanuel III Delly: “Celebreremo riti e funzioni tenendo sempre presente la prudenza e l’attenzione, non solo adesso ma anche per il futuro”.

Mosul, nel nord dell’Iraq, è probabilmente la città più colpita dalla violenza anticristiana. Qui è stato assassinato padre Ragheed Ganni con tre suddiaconi, qui è stato rapito e ucciso l’arcivescovo mons. Paulos F.Rahho, per non parlare di tanti altri omicidi e rapimenti, l’ultimo quello di una ragazza cristiana prelevata mentre era in casa. Il nuovo arcivescovo, mons. Emil Shimoun Nona, spiega al SIR come sarà celebrato il Natale nella sua diocesi: “Celebreremo solo in tre parrocchie. Altre sei chiese della città sono chiuse. Non ci sono muri a difesa o scanner ma solo polizia ed esercito a presidiare la zona. I fedeli ormai hanno quasi tutti lasciato la città. Molte famiglie stanno vendendo le loro case, se ne vanno nei villaggi vicini, o nel Kurdistan dove vivono in affitto, e non torneranno più. Domenica scorsa nelle tre chiese aperte c’erano rispettivamente 50, 20 e 40 fedeli. Per non mettere a repentaglio la vita dei nostri cristiani celebreremo solo la mattina del 25 dicembre. Lo faremo nello spirito di preghiera e di condivisione verso le famiglie delle vittime degli attacchi anticristiani”. Niente veglia di Natale, dunque, a Mosul, mentre possono sperare i cristiani dei villaggi limitrofi dove la sicurezza sembra dare maggiori garanzie. “Resta lo sconforto di vedere questo esodo, che non sappiamo come arginare”.

A Kirkuk, importante centro petrolifero, a 250 km a nord di Baghdad, la situazione è “molto complicata” come testimonia al SIR il suo arcivescovo, mons. Louis Sako, da poco insignito del premio per la pace di Pax Christi international. “Il 15 dicembre – afferma – abbiamo avuto una riunione con i responsabili delle parrocchie e abbiamo deciso di non celebrare, in segno di lutto, le veglie di Natale. Per la prima volta da sette anni non avremo la veglia natalizia. Sono in programma solo le Messe di Natale del 25 dicembre. Con questa decisione – aggiunge – non vogliamo mettere a repentaglio la vita dei fedeli che affollano i luoghi di culto. Possiamo proteggere le chiese ma non i fedeli, che una volta usciti, al termine delle celebrazioni, sarebbero dei bersagli, tra l’altro anche riconoscibili per gli abiti della festa indossati”. Per questo Natale è intenzione dell’arcivescovo non ricevere visite augurali ma di scrivere una lettera in cui ribadire “il nostro sconcerto per l’attacco alla Chiesa di Baghdad. Non è stato un semplice attentato ma un vero e proprio attacco alla Chiesa”. Chi potrà assistere alla veglia di Natale saranno, invece, i 100 profughi accolti nella parrocchia di Sulemanya, nel Kurdistan iracheno. Tuttavia, riconosce mons. Sako, “non c’è l’atmosfera giusta nei nostri fedeli: la strage degli innocenti che leggiamo nel Nuovo Testamento, ordinato da Erode, la viviamo sulla nostra pelle ogni giorno, c’è la fede e c’è il martirio. Vogliamo restare saldi nella fede come anche nei rapporti con gli altri, specie i nostri fratelli musulmani che ci mostrano solidarietà davanti a questi attacchi. Questo è il bene grande che gli iracheni attendono, la riconciliazione”.

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