Tolleranza zero

Per ogni forma di violazione dei diritti umani

Tolleranza zero: è il principio che il Parlamento europeo questa volta indica nei confronti di ogni forma di violazione dei diritti umani, nell’Ue e negli altri continenti, denunciando anche la “dicotomia” fra l’impegno per la giustizia e la sicurezza, da una parte, e la tutela dei diritti e delle libertà fondamentali dall’altra. Gli eurodeputati, riuniti a Strasburgo per la sessione plenaria, affrontano l’argomento sia nel corso di alcuni dibattiti in emiciclo, sia mediante nuovi testi legislativi e relazioni sulla tratta degli esseri umani, sui diritti fondamentali nei 27 Stati aderenti, sui diritti umani nel mondo.Diversi strumenti. Ogni anno il Parlamento analizza la situazione dei diritti umani, con due differenti documenti, all’interno dei propri confini e in tutto il pianeta. In questo caso, però, almeno in ambito Ue occorre tener presente che l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona ha conferito pieno valore giuridico alla Carta dei diritti fondamentali, che era stata approvata a Nizza nel 2000. Il nuovo trattato, inoltre, comprende l’adesione dell’Unione alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani: di fatto sono due le Corti che vigilano in questo settore, quella di Lussemburgo e quella di Strasburgo. Sempre l’Ue si impegna al rispetto delle giurisprudenze nazionali, delle convenzioni Onu e a valorizzare l’esperienza delle Ong attive in tale campo. Per una “Europa aperta e sicura”, l’Ue ha fra l’altro avviato il cosiddetto Programma di Stoccolma, la Commissione Barroso ha creato un apposito portafoglio, e si vorrebbe procedere con un rafforzamento delle competenze dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali.Stop alla tratta. Nella seduta del 14 dicembre l’Eurocamera ha dunque votato la nuova direttiva contro il traffico di essere umani e la relazione sui diritti all’interno dell’Ue; la relazione sui diritti umani nel mondo va invece al voto il 16 dicembre. Nel primo caso il provvedimento, che sostituisce un testo del 2002, steso dalle relatrici Anna Hedh (Svezia) e Edit Bauer (Slovacchia), andrà a regime entro due anni, il tempo di essere trasposto nelle legislazioni di ogni Paese. Regno Unito e Danimarca hanno invece scelto la clausola “opt out”, quindi non adotteranno la direttiva. I delitti che vengono perseguiti riguardano “centinaia di migliaia di persone”, di fatto “deportate” a fini di prostituzione, lavoro forzato (nel settore delle costruzioni, nelle campagne, a livello domestico), sfruttamento minorile. Ma ci sono altri reati non meno gravi: ad esempio il traffico di organi, l’obbligo imposto a una donna o a un bambino a chiedere l’elemosina, le adozioni illegali. L’Europa – è quanto sottolinea l’Europarlamento – non è un “paradiso” e occorre mobilitare le istituzioni comunitarie e nazionali, le forze dell’ordine, la società civile, per un’azione corale e decisa. La direttiva esplicita le sanzioni contro i trafficanti di esseri umani, che potranno essere perseguiti con interventi transfrontalieri: reclusione fino a 10 anni, confisca dei beni.Tutele ad ampio raggio. La relazione sui diritti nell’Ue, stesa dalla deputata Kinga Gàl (Ungheria), segnala dal canto suo numerosi “casi concreti” di violazioni, relativi ad esempio al “diritto alla privacy”, al divieto della tortura, la “libertà di pensiero, di coscienza e di religione”, “la libertà di espressione e d’informazione, la libertà di stampa e dei media”, la non discriminazione e l’uso delle lingue minoritarie, per poi passare alla situazione dei Rom e alla libera circolazione dei cittadini all’interno dell’Unione”, alla tutela degli immigrati, fino ai cosiddetti diritti di “terza generazione”, ovvero il diritto alla buona amministrazione, a un ambiente salubre, alla tutela dei consumatori. Il testo passato in aula denuncia le violazioni contro le minoranze, “la ripresa del nazionalismo, della xenofobia”; per questo segnala la necessità di azioni preventive e di sensibilizzazione dell’opinione pubblica.Libertà di culto. La relazione sui diritti nell’Ue comprende pure un lungo elenco di “sfide urgenti”: garantire i diritti di tutte le persone presenti sul territorio dell’Unione (anche i cosiddetti “irregolari”), proteggere i diritti delle vittime della violenza, combattere gli abusi sui minori e la pedopornografia, promuovere un uso più sicuro di internet, debellare il lavoro minorile, elaborare una strategia a favore dei diritti dei disabili, “che sono a tutt’oggi discriminati nella vita sociale, professionale e culturale”. Il Parlamento ricorda l’urgenza di contrastare la povertà e l’emarginazione sociale, di favorire l’istruzione “universale”, di “proteggere la libertà di pensiero, di coscienza e di religione da qualsiasi violazione, in quanto si tratta di un diritto fondamentale sancito dall’articolo 10 della Carta, che comprende il diritto di professare liberamente in pubblico o in privato la propria religione o il proprio credo”.

Altri articoli in Archivio

Archivio

Informativa sulla Privacy