Rompere il muro

Un sito della Chiesa cattolica contro gli abusi domestici

È il sito www.cedar.uk.net la risposta della Chiesa cattolica d’Inghilterra e Galles – la prima del genere – al problema degli abusi domestici. All’indirizzo web sacerdoti, ma anche altre persone in posizione di responsabilità nelle parrocchie, possono trovare numeri di telefono ai quali chiedere aiuto, modelli e risorse per preparare incontri per rendere le parrocchie più consapevoli del problema, biglietti con preghiere e adesivi da attaccare ovunque. Il nuovo sito è stato lanciato il 13 dicembre durante una conferenza stampa a Londra dal vescovo ausiliare di Birmingham, mons. David McGough, da Elizabeth Davies, responsabile del settore famiglia e matrimonio per la Conferenza episcopale d’Inghilterra e Galles, e da Helen O’Brien, direttrice di Caritas Social Action Network. Elizabeth Davies spiega a SIR Europa perché la Chiesa ha deciso di occuparsi del problema.Perché avete deciso di lanciare adesso questa risorsa?“Nel corso dell’inchiesta sulla morte di Julia Pemberton e di suo figlio William, uccisi dal marito-padre con una pistola, nel novembre del 2003, venni interpellata da chi conduceva l’inchiesta che voleva sapere se la Chiesa cattolica aveva delle linee di azione stabilite rispetto agli abusi domestici. I Pemberton erano buoni cattolici ed erano sposati da 23 anni prima che Julia chiedesse il divorzio, un anno prima di essere uccisa dal marito. L’inchiesta mise in luce enormi negligenze della polizia che non aveva saputo salvare la donna, ma la domanda degli investigatori ci morse un po’ la coscienza e decidemmo di avviare un gruppo di lavoro per capire dove la Chiesa si trovava a proposito degli abusi domestici”.Chi faceva parte del gruppo di lavoro?“Caritas social action, che si occupa di aiutare bambini, adulti e famiglie ai margini, il Catholic Safeguarding advisory service, che deve implementare le nuove linee guida per la protezione dei minori all’interno della Chiesa, il dipartimento che si occupa di matrimonio e famiglia, all’interno della Conferenza episcopale e la National Board of Catholic women, che promuove il ruolo delle donne nella Chiesa cattolica”. Qual è stato il passo successivo?“Abbiamo guardato quello che già esisteva all’interno della Chiesa cattolica e ci siamo accorti che erano pochissime le diocesi che non avevano gruppi di lavoro o risorse o linee guida sul tema degli abusi domestici. Il problema era la comunicazione. Molto spesso non si sapeva che queste risorse esistevano. Per fare un esempio la diocesi di Hexham e Newcastle aveva organizzato un’ottima conferenza su questo argomento che però non aveva avuto nessun impatto sulla persona che si occupava delle famiglie. Oppure, nella diocesi di Shrewsbury, la Catholic children society, la charity della Chiesa cattolica che si occupa di bambini, lavorava così bene che persino i servizi sociali la usavano come modello, ma le altre organizzazioni della Chiesa cattolica che si occupavano di famiglia nella stessa diocesi, il dipartimento di family life appunto e il safeguarding advisory service, non erano consapevoli di questo”.Quindi il problema più grande era la mancanza di consapevolezza delle risorse che già esistevano?“Già, ma era anche importante rendersi conto che gli abusi dentro casa sono un problema serio del quale bisogna parlare e che alle vittime va garantito il tipo di aiuto giusto. Nel luglio del 2009 la diocesi di Porstmouth, alla quale appartenevano i Pemberton, ha organizzato una giornata di consapevolezza dedicata al problema degli abusi domestici alla quale ha partecipato Frank Mullane, il fratello di Julia Pemberton. Frank Mullane ha chiarito che la cosa più importante è prendere seriamente il problema degli abusi domestici e indirizzare chi ne è colpito ai servizi che possono offrire protezione fornendo il numero di telefono dove si può trovare aiuto”.Come pensate di diffondere il nuovo sito?“In ogni parrocchia ormai c’è una persona che deve garantire che le nuove linee guida sulla protezione dei minori vengano implementate e questa rete potrebbe farsi carico anche del problema degli abusi domestici. A novembre abbiamo presentato le nuove risorse a oltre trenta persone che provenivano dalla rete per la protezione dei minori e dalla Caritas”.Sul sito c’è un’intervista all’arcivescovo di Birmingham, mons. Bernard Longley, che spiega che alcuni passaggi delle Scritture possono essere interpretati in modo non corretto per giustificare la violenza di un marito sulla moglie…“È così. Infatti, la Conferenza episcopale irlandese ha ottenuto di non usare, durante la Messa o durante la celebrazione del matrimonio, questi passaggi delle Scritture che sono stati sostituiti da altri. Si tratta di Colossesi 3,18-21 ed Efesini 5,21-24”.

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