“Macchinette” da fermare

Contro il gioco d'azzardo

Per contrastare il gioco d’azzardo il Consiglio regionale del Piemonte ha approvato una proposta di legge che chiede al Parlamento nazionale di rendere illeciti l’installazione e l’utilizzo di slot machine e video-poker nei locali pubblici. Il provvedimento, varato all’unanimità dall’Assemblea regionale il 1° dicembre, prevede la modifica dell’articolo 110 del Regio decreto n. 773 del 1932 (Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza). Si tratterebbe di vietare l’installazione e l’uso delle “macchinette” all’interno dei locali pubblici, nei circoli e nelle associazioni. Pena una sanzione da mille a 6 mila euro.Danni della liberalizzazione. “Negli ultimi 10-15 anni, anche per effetto dell’introduzione di nuove forme di scommesse, lotterie e giochi elettronici, si è assistito a un’estesa fase di incentivazione e legalizzazione del gioco d’azzardo – si legge nella relazione che accompagna la proposta di legge -. Tutte queste forme di gioco sono ammesse nella maggior parte dei Paesi del mondo: l’indotto economico prodotto è colossale, con un sensibile impatto sociale, e costituisce a tutti gli effetti una fiorente industria (una delle maggiori del pianeta per volume di denaro) soprattutto in Europa, Asia e Stati Uniti. Anche in Italia il gioco d’azzardo e le scommesse rappresentano un’attività assai praticata. Tale diffusione ha inevitabilmente comportato un incremento delle persone precipitate nel vortice delle patologie legate al gioco. Quello che era stato inventato come un piacevole passatempo, ha purtroppo prodotto in alcune persone forme di dipendenza patologiche del tutto simili all’abuso di alcolici o sostanze stupefacenti. Fenomeni influenzati dalla durata e dalla disponibilità del gioco d’azzardo”.La dipendenza. Scommesse, sale giochi, slot machine e lotterie sono diventate una delle nuove frontiere della dipendenza patologica. “L’aumento delle possibilità di gioco ha fatto sì che il numero dei gioco-dipendenti sia cresciuto moltissimo rispetto al passato – sostiene Augusto Consoli, direttore del Dipartimento per le dipendenze dell’Asl 2 di Torino e docente del master di bioetica della Facoltà teologica di Torino -. In Piemonte i pazienti trattati dai centri per il gioco d’azzardo patologico sono aumentati esponenzialmente: si è passati dai 298 casi del 2007, ai 429 del 2008, fino agli oltre 500 casi del 2009″. E questi dati, precisa Consoli, “tengono conto soltanto di chi si rivolge ai servizi pubblici, cioè di una minoranza molto ristretta rispetto a chi soffre realmente di questo problema”. Gli estensori della proposta di legge, infatti, stimano che in Piemonte gli schiavi del gioco siano almeno 80 mila. Secondo Consoli, “non solo sono aumentate le possibilità di gioco, ma anche le tipologie, studiate per arrivare a coinvolgere il più ampio numero di giocatori grazie a meccanismi di attrazione psicologica. Si gioca sempre di più, e lo si fa sempre più velocemente, in maniera compulsiva: questo spesso finisce per associarsi ad altri problemi, come l’alcol e la droga, e si ripercuote sulla tenuta dei rapporti familiari, sia dal punto di vista economico sia da quello relazionale”.Perché vietare. Il divieto d’installazione dei sistemi di gioco d’azzardo elettronico nei luoghi aperti al pubblico, secondo i presentatori della proposta di legge nazionale, risponde a esigenze individuali e collettive. “A livello individuale si propone di rimediare ai gravi effetti che l’assuefazione a queste forme di gioco produce: le frequenti ripetizioni di partite e manovre sempre uguali rischiano di alienare il giocatore dalla realtà, assecondando comportamenti di natura compulsiva che si accompagnano a una crescente necessità di aumentare la disponibilità del denaro con cui si gioca, per raggiungere i livelli di eccitazione desiderati”. A questo si aggiungono “ansia e irritabilità in mancanza del gioco d’azzardo, il ricorso a comportamenti illegali come furti e frodi, la richiesta di denaro per affrontare i debiti e la perdita di relazioni importanti a causa del gioco”. C’è poi l’aspetto collettivo del problema. “Tollerare queste forme di gioco – si dice nella relazione del Consiglio regionale – non fa che assecondare la creazione di ambienti che instaurano pericolosi legami con la criminalità organizzata, che ormai si è impossessata della gestione di questa proficua attività, che genera essa stessa quella richiesta di liquidità che diviene poi facile preda dell’usura”. “Capita spesso, infatti, che le persone indebitate a causa del gioco d’azzardo facciano ricorso agli strozzini – conferma Germano Aprà, presidente della Fondazione San Matteo-Insieme contro l’usura di Torino -. Con comportamenti che causano conseguenze disastrose per le famiglie, già drammaticamente indebitate. In molti casi l’aggravarsi della situazione economica arriva a provocare anche divorzi e separazioni”.a cura di Gabriele Guccione(15 dicembre 2010)

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