Un’economia “verde”?

La relazione dell'Agenzia europea di Copenaghen

“Sia in Europa, sia sull’intero pianeta, consumiamo più risorse naturali di quanto sia ecologicamente sostenibile. Il cambiamento climatico è finora il segno più evidente di instabilità, ma una serie di tendenze a livello mondiale fanno presagire rischi sistemici maggiori per gli ecosistemi”: Jacqueline McGlade, direttore esecutivo dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea), commenta con queste parole la quarta relazione intitolata “L’ambiente in Europa – Stato e prospettive”, resa nota il 30 novembre nella sede di Copenaghen. Tale relazione coincide – non a caso – con lo svolgimento della conferenza Onu sul clima in corso a Cancun (Messico). Risorse naturali e stili di vita. Dalle valutazioni offerte dall’Agenzia Ue emerge che “la domanda globale di risorse naturali per l’alimentazione, l’abbigliamento, l’alloggio e il trasporto è in aumento”. Una constatazione quasi ovvia, che peraltro non nasconde le preoccupazioni degli esperti. Si tratta, infatti, di una domanda crescente di capitali naturali che “esercita una pressione sempre maggiore sugli ecosistemi, sulle economie e sulla coesione sociale in Europa e nel resto del mondo”. L’Aea suggerisce: “Per una svolta radicale in favore di un’economia verde efficiente sotto il profilo delle risorse è necessario che tutte le risorse ambientali (la biodiversità, il suolo, il carbonio, i fiumi, i mari e l’aria che respiriamo) siano prese pienamente in considerazione nelle decisioni relative alla produzione, al consumo e al commercio globale”. L’Agenzia svolge una valutazione ampia di come e perché sta cambiando l’ambiente in Europa e fa presente cosa si sta facendo – e cosa non si sta realizzando – su questo versante. La conclusione indica tracce di speranza: “Un approccio integrato, volto a trasformare l’Europa in un’economia verde ed efficiente sotto il profilo delle risorse, può garantire un ambiente sano e promuovere la prosperità”. “Serve la collaborazione di tutti”. “Non esistono facili soluzioni”, avverte McGlade. “I legislatori, le imprese e i cittadini devono collaborare per trovare modi alternativi che consentano di sfruttare le risorse in modo più efficiente. Le premesse per le iniziative future esistono: il compito primario è favorirne il consolidamento e lo sviluppo”. L’Aea evidenzia tra l’altro i legami crescenti fra il cambiamento climatico, la biodiversità, l’uso delle risorse e la salute umana; tocca anche argomenti quali la pianificazione del territorio, la “riforma fiscale ecologica”, la prevenzione dell’inquinamento, il “principio di precauzione” e la “contabilità delle risorse”. Le strade per salvare la natura e migliorare la qualità della vita umana esistono: bisogna però intraprenderle, anche con mutamenti significativi delle politiche ambientali e degli stili di vita dei cittadini.Clima, biodiversità, uso del suolo. Molteplici le osservazioni degli studiosi dell’Agenzia. Sul cambiamento climatico, oggetto appunto della conferenza Onu, l’Unione europea “ha compiuto – secondo l’Aea – progressi nella riduzione delle emissioni e nella diffusione delle energie rinnovabili”. Nel 2009, le emissioni nell’Ue27 “sono diminuite del 17% rispetto ai livelli del 1990, avvicinandosi quindi all’obiettivo comune di una riduzione delle emissioni del 20% entro il 2020”. Nonostante ciò, “le tendenze settoriali non sono tutte positive”. Ad esempio le emissioni derivanti dai trasporti sono aumentate del 24% tra il 1990 e il 2008. L’Europa deve comunque prepararsi agli effetti del cambiamento climatico che sono già in atto. Sul tema della biodiversità degli ecosistemi e la salute umana, la relazione spiega: “La rete Natura 2000 delle aree protette, che attualmente copre circa il 18% del territorio dell’Ue, ha contribuito a proteggere specie minacciate e a preservare aree verdi per il tempo libero”. Però “l’intensificazione dello sfruttamento del suolo, la perdita di habitat e la pesca eccessiva hanno impedito all’Ue di raggiungere l’obiettivo di arrestare la perdita di biodiversità entro il 2010”, come era stato a suo tempo indicato. La partecipazione dei cittadini. Sulla “efficienza delle risorse” l’Agenzia di Copenaghen scrive: “La sicurezza degli alimenti, dell’energia e dell’acqua sono fattori chiave per lo sfruttamento del suolo, poiché vi è un aumento di domande spesso contrastanti (per esempio di alimenti, mangimi e carburante). Una contabilità e una fissazione dei prezzi che tengano conto pienamente delle conseguenze dell’utilizzo delle risorse sono essenziali per indirizzare le aziende e i consumatori verso una migliore efficienza delle risorse”. Infine una sottolineatura inconsueta per una relazione tecnica, riguarda il coinvolgimento dei cittadini: “La politica da sola non può fermare o invertire le tendenze ambientali. Dobbiamo aumentare il numero di cittadini impegnati a ridurre il proprio impatto sull’ambiente, coinvolgendoli nella raccolta di dati e attraverso i media sociali”.

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