Oltre l’affido?

Un sostegno per evitare la permanenza dei minori nelle strutture

“Investire sulle famiglie e renderle protagoniste del sociale”. Questa è una delle strategie dell’Assessorato alle politiche sociali e famiglia della Regione Lazio, che ha stanziato 6 milioni di euro in sostegno dell’affido familiare, allo scopo di ridurre o evitare la permanenza dei minori nelle strutture di accoglienza. A livello distrettuale, infatti, gli enti locali potranno erogare alle famiglie assegni mensili o contributi per spese scolastiche, mediche o che dipendano da particolari problematiche del minore. In più, potranno essere attivati progetti di formazione, sostegno e aggiornamento rivolti tanto alle famiglie affidatarie quanto a quelle di origine, così come agli operatori del settore. “Sulla stessa scia – si legge nel provvedimento – la decisione d’impiegare in favore dei minori da zero a tre anni e dei loro genitori parte dei 3,9 milioni stanziati per il Lazio dal ministero delle Pari Opportunità. In questo modo si aiuteranno le famiglie economicamente più deboli, che vivono in un Comune privo di asili nido o inserite nelle liste d’attesa delle strutture comunali, a sostenere le spese di un nido privato”. Altra parte del fondo ministeriale verrà impiegata dalla Regione per finanziare, attraverso gli enti locali, l’acquisto di tutti quegli strumenti informatici necessari alle madri-lavoratrici per svolgere il loro lavoro direttamente da casa. Non andare avanti a colpi di asili nido. “Applaudiamo a tutti gli interventi a favore della famiglia; mi dispiace, però, che, nonostante tutte le promesse fatte, ancora non ci sia un disegno progettuale ben delineato e di fondo”, osserva al SIR il presidente del Forum delle famiglie del Lazio (www.forumfamiglielazio.it), Gianluigi De Palo, chiedendo politiche familiari “con un progetto chiaro”. “Prima delle ultime elezioni regionali – ricorda De Palo – abbiamo fatto firmare ai candidati un manifesto sulle politiche familiari”, ma il riscontro, dopo l’elezione, “non è stato dei migliori”. “Vanno bene – sottolinea – tutti gli interventi a favore della famiglia, ma invece di andare avanti a colpi di asili nido, investiamo le risorse e i fondi nell’applicazione della legge regionale 32/2001, che prevede norme uniformi e interventi ben delineati. Come Forum famiglie del Lazio, ovvero una realtà associativa che comprende 150 mila famiglie per 400 mila persone, “chiediamo di venire ascoltati e che ci sia una visione d’insieme”. “Incontriamoci e lavoriamo in sinergia per le politiche familiari”, esorta De Palo, sottolineando che, sebbene “in campagna elettorale si sia parlato molto di politiche familiari”, “dall’elezione ad oggi è il primo provvedimento”.Lavoro di rete e sinergia dei servizi. Matilde Dolfino, responsabile di Casa Betania (Cooperativa sociale che opera nell’accoglienza di ogni persona che abbia bisogno, www.casabetania.org), chiede: “Sei milioni di euro verranno stanziati ‘per sostenere le famiglie affidatarie, allo scopo di evitare o ridurre la permanenza di minori nelle strutture di accoglienza’. Ma quanti ne sono previsti per accompagnare quel processo di crescita e di cambiamento delle famiglie naturali che solo può portare alla felice conclusione di un progetto d’affido? Quanti sono destinati a sostenere la professionalizzazione, l’aggiornamento, la specializzazione di operatori del settore, assistenti sociali, psicologi, psichiatri? In che modo sarà possibile affrontare alcune problematiche complesse, la disabilità, la condizione di minore straniero non accompagnato, il fallimento di esperienze adottive, che richiedono soluzioni diverse?”. “Accanto ai servizi di care , quali risorse – rimarca – sono dedicate a servizi specialistici di affiancamento alle famiglie, che numerose indagini e ricerche descrivono spesso caratterizzate da conflittualità o estraneità o problemi relazionali ed educativi? In che modo si risponderà al problema della casa che affligge le famiglie fragili, i nuclei stranieri, le donne sole?”. “La crisi economica e il processo di riorganizzazione federalista del nostro Paese – spiega la responsabile di Casa Betania – porteranno a un considerevole taglio di finanziamenti e risorse, in particolar modo in ambito sociale. Ma proprio quando la spesa sociale si riduce, i bisogni, le necessità, le richieste dei poveri, dei fragili, degli ultimi del nostro Paese aumentano. È necessario allora che vi sia un’ottimizzazione delle risorse, una capacità di offrire servizi dove mancano, evitando il duplicarsi e il sovrapporsi d’interventi, favorendo il lavoro di rete, la sinergia dei servizi”. “È necessario – precisa – che i finanziamenti pubblici siano decentrati in misura sempre maggiore, gestiti e direttamente amministrati a livello territoriale, dalle comunità locali che hanno diretta conoscenza e comprensione dei bisogni”, nonché “gli interventi siano concertati con amministratori locali e terzo settore, perché le risposte siano aderenti al bisogno” e “si faccia tesoro di buone prassi, di esperienze locali positive che possono essere replicabili”.(03 dicembre 2010)

Altri articoli in Archivio

Archivio

Informativa sulla Privacy