Un’idea di libertà

Convegno per i 90 anni di fondazione

Tornare ai principi delle origini per dare un nuovo slancio creativo verso il futuro. È questa la ragione che ha spinto il consiglio permanente dell’Istituto Toniolo, ente garante e fondatore dell’Università Cattolica, ad avviare in occasione del 90° di fondazione dell’Istituto una riflessione sulla "mission" dell’Università Cattolica. L’Istituto nacque, infatti, nel 1920 in un contesto delicato della storia del nostro Paese in cui persistevano gli sconvolgimenti prodotti della Grande Guerra e crescevano le tensioni negli equilibri politico-sociali con la nascita di tre nuovi partiti: popolare, comunista e fascista. Fu, allora, che padre Agostino Gemelli insieme ai suoi collaboratori – Armida Barelli, don Francesco Olgiati ma non solo, con il sostegno del cardinal Ferrari, arcivescovo di Milano e di papa Benedetto XV – diedero vita all’Istituto con l’intento di costituire un Ateneo cattolico. "Ma, a distanza di novant’anni, in un contesto così radicalmente cambiato quale deve essere il ruolo dell’Ateneo?".

Riflessione sulla "mission" dell’Ateneo. A dare voce a queste riflessioni è stato il presidente dell’Istituto, il cardinale Dionigi Tettamanzi, intervenuto oggi a Milano, al convegno, "Un’idea di libertà" organizzato in Cattolica per il 90° di fondazione dell’Istituto. "L’Istituto – ha spiegato il card. Tettamanzi – è chiamato ad essere portatore di dinamismo e propulsore di prospettive", per questo "si è impegnato a maturare una serie di riflessioni sulla ‘mission’ della Cattolica". Un’istituzione che deve avere come obiettivo primario i giovani e la loro formazione integrale.

Un Osservatorio sui giovani. Dal consiglio dell’Istituto è arrivato l’invito a costituire "all’interno dell’Università un osservatorio permanente sui giovani che periodicamente si faccia promotore di analisi e riflessioni sulla percezione che i giovani hanno della Chiesa italiana e del suo rapporto con la società civile". "L’Università Cattolica – ha proseguito il cardinale Tettamanzi – può fare molto per ripresentare alla cultura dominante di oggi un vero senso della Chiesa, che è prima di tutto legata al Vangelo e che, senza la ricerca d’interessi di parte, è veramente preoccupata del bene comune. Una Chiesa che ama l’intelligenza e la libertà, e che è una grande risorsa per tutto il popolo italiano".

Costruire relazioni umane. L’intervento del cardinale Tettamanzi è stato tutto incentrato sull’attenzione ai giovani. "Sta qui la sfida di oggi – ha spiegato – poter disporre di educatori adulti che dedichino tempo e passione per accompagnare l’impegnativa ricerca di senso dei giovani". Da qui il richiamo all’"impegno nel rapporto con gli studenti: non solo per i servizi messi a disposizione ma anzitutto per l’attenzione riservata loro". Per questo, ha proseguito, "bisognerà superare un certo anonimato nelle relazioni tra studente e docente e ripensare una più equa distribuzione degli impegni pubblici e privati dei docenti, così che il rapporto educativo sia più disteso e duraturo, quasi un’introduzione alla vita anche dopo la laurea". È in questa dimensione che rientra il ruolo dei collegi universitari non "semplici residenze" ma "luoghi vivi di formazione e parte integrante dell’attività accademica".

Legame con le Chiese locali. Dall’Istituto è arrivato anche un invito a rinnovare il rapporto tra l’Università Cattolica e le Chiese locali perché queste ultime "possano sentirla come la loro Università e questa possa offrire alle comunità cristiane il contributo prezioso e qualificato della propria attività scientifica e culturale". Da qui la necessità del rilancio della Giornata dell’Università Cattolica come "occasione annuale per rinsaldare il legame Università-Chiesa. Un legame che è stato alla base della nascita e del successo dell’Ateneo. "Se è vero che i finanziamenti per l’avvio del progetto arrivarono dal conte Lombardo che mise a disposizione di padre Gemelli e del suo gruppo un milione di lire per l’acquisto della prima sede – ha spiegato Daniele Bardelli, docente di storia contemporanea, intervenendo al convegno – non si può dimenticare l’importanza dei contributi arrivati fin dal principio da quella che i fondatori definirono folla delle piccole anime". Fin dalla sua fondazione, l’Istituto poté, infatti, sostenere le attività dell’Ateneo nascente grazie ai piccoli oboli che arrivavano copiosi dai ceti più bassi tanto da poter definire l’Ateneo come "un’opera di popolo radicata nel corpo vivo del cattolicesimo italiano". Operai, contadini, piccoli commercianti, ma anche tante parrocchie e associazioni ecclesiali contribuirono in maniera determinante all’affermazione dell’Ateneo. "Un radicamento popolare e una mobilitazione dei cattolici – ha concluso il docente – che è entrato in crisi a partire dalla contestazione degli anni Sessanta ma che resta fondamentale per l’Ateneo".

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