L’Europa che verrà

Dipenderà anche dal contributo specifico della Chiesa

La Chiesa non può fornire risposte su misura o proporre soluzioni ai problemi legati a ogni questione dell’Unione europea. Non è questo il suo compito, ma ciò che può fare, senza mai banalizzare la serietà della situazione, è farsi guidare da alcuni importanti principi che ha “ereditato” e vorrebbe trasmettere. Questi principi possono aiutarci ad analizzare la situazione in questione e contribuire a trovare soluzioni ai problemi. Essi non devono il proprio significato al mondo della politica o allo Stato di diritto (anche se in essi hanno trovato espressione e formulazione giuridica). Sono precedenti all’esistenza dell’uomo e sono, da questo punto di vista, “metapolitici” e “metaeconomici”: sono i principi fondamentali dell’inviolabile dignità della persona umana e del bene comune, e i principi che da questi derivano: la sussidiarietà e la solidarietà. Quattro principi che discendono dalla dottrina sociale della Chiesa e si dispiegano ulteriormente se visti dal punto di vista della giustizia e della verità. Compito della Chiesa è rammentarcelo costantemente e monitorare l’attività al riguardo dell’Unione europea e delle sue istituzioni. Prima di ogni altra cosa, le Chiese devono seguire con grande attenzione intellettuale e spirituale il processo di unificazione europea per afferrarne pienamente il significato a lungo termine. All’interno della Chiesa sarebbe auspicabile un maggiore grado di curiosità rispetto a come le istituzioni europee svolgono la propria attività e assumono decisioni. A questo fine occorre tuttavia comprendere più profondamente i processi e i meccanismi che reggono le politiche Ue. In Europa il cristianesimo sopravviverà solo se i cristiani avranno la volontà di svolgere un ruolo attivo nel dare forma alla costruzione europea e lavoreranno per un futuro più umano per il nostro continente.Un giusto ordine mondiale fondato sulla solidarietà è tuttavia inconcepibile senza comprensione tra religioni e culture. A causa della storia dell’Europa e della situazione in cui oggi ci troviamo, con culture ammassate l’una sull’altra, si registra nel continente un fervido desiderio di comprensione tra religioni e culture che è difficile trovare altrove. Per questo motivo la Chiesa in Europa deve oggi praticare il dialogo interculturale come uno dei suoi principali compiti, e promuovere il dialogo tra le religioni. Il dialogo tra culture, ideologie e religioni non è tanto di natura teologica… ma è soprattutto un dialogo sui valori morali tra persone che vivono in diverse culture e civiltà. I suoi contenuti riguardano le domande “sui perché e sui percome” in materia di senso ed etica. Gli uomini possono evitare questi interrogativi nei loro pensieri ma non nelle loro azioni. Diventa allora importante che le Chiese offrano la propria percezione religiosa della condizione umana nel mondo.In virtù della comune umanità tutte le persone, cristiani e non cristiani divengono consapevoli della propria responsabilità per gli uomini, oggi e nel futuro. L’obiettivo finale di un dialogo così concepito è allora pervenire ad una società umana e umanizzante, all’interno della quale popoli di diverse origini culturali e religiose possano convivere pacificamente in Europa.

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