Una violazione per tutti

Conferenza internazionale a Bruxelles

“Quando vediamo che ad un essere umano viene negata la libertà religiosa, ciò che noi vediamo realmente è la violazione di un diritto fondamentale ed in qualunque parte del mondo ciò avvenga, noi stessi ci sentiamo feriti e sperimentiamo il senso di una terribile perdita”. Parole forti quelle pronunciate dall’arcivescovo Demetrios di America, esarca del Patriarcato ecumenico, in apertura la scorsa settimana presso il Parlamento europeo a Bruxelles della prima Conferenza internazionale sulla libertà religiosa promossa dalla “Patriarchal Liaison Office of the Orthodox Church to the European Union”. Alla conferenza internazionale – che ha avuto per tema “La libertà religiosa: il ponte della Turchia verso l’Unione Europea” – hanno partecipato parlamentari, leader religiosi, rappresentanti del governo turco nonché esperti in diritto internazionale e rappresentanti delle comunità di minoranze presenti in Turchia, tra cui armeni, cattolici, ortodossi greci, ebrei, protestanti. Verità e rispetto. La Conferenza – ha detto l’arcivescovo Demetrios – può rappresentare per la Turchia una “porta aperta”, per “dimostrare la sua volontà a costruire ponti di connessione con l’Unione Europea”. Per “scoprire nuove possibilità per migliorare le relazioni, per apprendere nuove vie di coesistenza in seno ad una popolazione che è dal punto di vista religioso, culturale ed etnico, molto diversificata. Una porta aperta è anche una via di accesso verso una nuova era di comprensione e di rispetto reciproco tra le minoranze religiose e lo Stato nel quale esse vivono. Una porta aperta può essere anche vista come una nuova opportunità per eliminare quelle limitazioni inaccettabili alla libertà religiosa che vengono ingiustamente imposte in Turchia e in modo particolare al Patriarcato ecumenico”. “La libertà religiosa – ha aggiunto l’arcivescovo – non è una parola o un concetto astratto. La libertà è strettamente connessa alla verità e all’amore. Non si può sviluppare una vera e genuina libertà senza parallelamente sforzarsi di essere sinceri e dire la verità. Parlare di libertà richiede verità in termini di fatti, condizioni, persone e parametri socio-culturali”. La questione rimanda poi ad un concetto ancora più ampio che è quello dell’amore. “L’idea – ha detto l’esarca ortodosso – è molto chiara: la libertà presuppone relazioni di cura e di rispetto gli uni verso gli altri”. Ed ha aggiunto: “Non siamo qui riuniti a Bruxelles per parlare solo delle questioni riguardanti le minoranze religiose in Turchia: siamo qui per parlare di tutte le minoranze, siano i musulmani di Zurigo o i cristiani di Bagdad o gli ebrei a Mumbai o gli Hindu a Los Angeles”. Stato laico e libertà religiosa. In un messaggio ai partecipanti, il Patriarca ecumenico di Costantinopoli , Bartolomeo, attraverso il metropolita di Francia Emmanuel, ha assicurato che il “patriarcato è impegnato per la causa della libertà religiosa per tutti i popoli del mondo, senza eccezione e senza pregiudizio. Perché – ha detto – se si impedisce la libertà di esprimere la propria fede in Dio o se anche non si rispetta un punto di vista diverso, allora dobbiamo ammettere che non siamo veramente liberi”. Ed ha aggiunto: “Il vostro lavoro è estremamente importante nel nostro mondo moderno, dove il rispetto per l’alterità sembra diminuire a fronte di un incremento di ideologie fondamentaliste”. “La libertà di opinione – ha detto il primo ministro del Belgio, Yves Leterme – è un valore fondamentale dell’Unione europea. È una pietra angolare della democrazia”. Ed ha proseguito parlando dello Stato laico che non è uno Stato “ostile verso la religione” ma “uno Stato che forma uno spazio neutro per tutte le religioni e le convinzioni filosofiche finché esse non violano le leggi democratiche, che tratta tutte le religioni e convinzioni filosofiche in modo uguale”. “Spero – ha concluso il premier – che la vostra conferenza possa costruire un ponte tra la Turchia e l’Europa su questo valore essenziale”. Rapporto Turchia. A margine della Conferenza è stato diffuso un “memorandum” diviso in punti e relativo ai problemi che il Patriarcato ecumenico incontra in Turchia. Il primo sono le “restrizioni” imposte sulla elezione del Patriarca ecumenico: secondo la legislazione il Patriarca ecumenico e i metropoliti e arcivescovi che votano per lui, devono essere cittadini turchi mentre per i codici della Chiesa ortodossa il Patriarca ecumenico deve essere letto dall’intero popolo della gerarchia ecclesiastica. Lo Stato turco, inoltre, non riconosce ancora il titolo di “ecumenico” e lo status di Patriarca e di Patriarcato. Questo titolo fu dato al Patriarcato ecumenico di Costantinopoli dalla Chiesa cristiana indivisa nel VI secolo ed è attualmente solo un “titolo ecclesiastico”. Nel Memorandum si parla anche della chiusura illegale della Scuola teologica di Halki, avvenuta nel 1971 per “decisione segreta”. Il Patriarcato, inoltre, non gode di identità né di personalità giuridica in Turchia e agli stranieri che lavorano nel Patriarcato ecumenico non è riconosciuto il diritto al permesso di lavoro. Nel Rapporto si elencano le varie confische che il Patriarcato ha subito in questi anni e si conclude: “uno dei problemi maggiori è la difficoltà per il Patriarcato ecumenico di dialogare con le autorità turche su queste questioni per trovare le giuste soluzioni ai problemi” e “senza la soluzione a molti di questi problemi, la Turchia non può dimostrare il rispetto per la libertà religiosa necessario per entrare nell’Unione Europa”.

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