Difendere tutti

Il Rapporto 2010 di Aiuto alla Chiesa che soffre

Un invito a "non fare nuove crociate per difendere solo i fedeli della propria religione ma a battersi per la libertà religiosa in quanto diritto umano, perché ognuno ha il diritto di esercitare la propria libertà di coscienza. Dobbiamo difendere tutte le minoranze dagli attacchi": lo ha lanciato il 24 novembre a Roma René Guitton, filosofo e scrittore francese autore di "Cristianofobia", durante la presentazione del Rapporto 2010 sulla libertà religiosa nel mondo realizzato da Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs), un’opera di diritto pontificio "che sostiene 5.500 progetti in 140 Paesi", come ha ricordato mons. Sante Babolin, presidente della sezione italiana di Acs. Il Rapporto, a cadenza biennale, comprende, in 560 pagine, 194 schede di Paesi, in ordine alfabetico e per aree geografiche. Per la seconda volta dal 1999, viene tradotto in sei lingue e lanciato in questi giorni in tutta Europa. "Abbiamo tentato di essere obiettivi e giusti – ha detto Peter Sefton-Williams, curatore dell’edizione 2010 – perché la libertà religiosa di coscienza diventi un diritto effettivo per tutti i gruppi religiosi". Per una breve sintesi per continente: clicca qui.

Iraq, "ci appelleremo all’Onu". Guitton ha evidenziato "l’equiparazione che spesso gli estremisti fanno tra cristiani e Occidente, anche a causa della storia passata e recente, del colonialismo, e di alcune effettive provocazioni in ambito economico". Il "silenzio dei cristiani" occidentali sulle persecuzioni dei cristiani nel mondo, ha osservato, "è spesso il risultato di questo senso di colpa. Non ci dobbiamo colpevolizzare ma dobbiamo anche evitare di ricreare una nuova crociata". Guitton ha parlato soprattutto della situazione "gravissima" dei cristiani in Iraq, che conosce personalmente. "Ricevo regolari appelli dai vescovi di Mosul, Kirkuk e di altre diocesi irachene – ha detto – che mi raccontano di conversioni forzate, discriminazioni, attentati, massacri. Questa situazione è il risultato di un amalgama che vuole confondere e incrociare le ideologie, allo scopo di sradicare i cristiani dalla loro terra". "Dobbiamo reagire e lottare contro tutte queste persecuzioni – ha affermato –. Ci rivolgeremo al Consiglio di sicurezza e al Consiglio dei diritti umani dell’Onu per sottolineare la gravità di quanto accade". Sull’Iraq il Rapporto 2010 di Acs documenta "la sempre più drammatica vita delle antichissime comunità cristiane, ormai a rischio di estinzione, sottoposte a una sistematica aggressione terroristica che dichiara apertamente lo scopo di eliminare la presenza cristiana nel Paese". Francesco Maria Greco, del ministero Affari Esteri, futuro ambasciatore dell’Italia presso la Santa Sede, ha descritto l’impegno dell’Italia in difesa delle minoranze cristiane, annunciando l’intenzione di promuovere "una risoluzione in sede Onu in materia di libertà religiosa", oltre alla "task force" europea sulla libertà di religione e di culto, già esistente. Impegni ribaditi n un messaggio inviato dal ministro degli Esteri, Franco Frattini, ai partecipanti alla presentazione del Rapporto.

In Pakistan, "in continua tensione". "Come cristiani viviamo oggi in Pakistan in una situazione di continua tensione, dovuta all’aumento della violenza da parte di una forma militante dell’Islam che prima non esisteva. Questo nuovo estremismo vorrebbe rendere il Pakistan uno Stato teocratico. Il governo non è ancora sufficientemente forte per controllare questi sentimenti di militanza islamica". Lo ha detto mons. Joseph Coutts, vescovo di Faisalabad e vicepresidente della Conferenza episcopale pakistana, intervenuto alla presentazione del Rapporto di Acs. Interpellato poi dal SIR sulle continue notizie e smentite sulla grazia concessa ad Asia Bibi, la cristiana pakistana condannata a morte per blasfemia, ha detto di "non essere al corrente di novità". "Ci fa piacere che il caso di Asia Bibi abbia suscitato tante reazioni in Italia e in altri Paesi", ha detto, ricordando che dal 1986 ad oggi sono state accusate di blasfemia circa 1.000 persone. "Ma finora – ha precisato il vescovo – nessuno è stato giustiziato perché è possibile fare appello alla Corte suprema". In Pakistan i cristiani sono il 2% della popolazione (180 milioni di abitanti) e insieme alle altre minoranza (indù e ahmadi) sono oggetto di discriminazioni e persecuzioni "a causa dei pregiudizi e della crescente intolleranza degli ultimi anni". "Non era mai successo prima che dei cristiani venissero attaccati e uccisi – ha raccontato mons. Coutts –. Il primo caso si è verificato nel 2001, dopo le bombe della Nato in Afghanistan. 14 cristiani sono stati uccisi in una chiesa, poi sono seguiti altri attacchi a istituzioni e luoghi di culto cristiani". "Spesso – ha puntualizzato – gli attacchi ai cristiani sono un effetto indiretto legato a ciò che accade in Occidente, come le vignette danesi su Maometto o il rogo del Corano negli Usa. Non viviamo nella paura, ma nella tensione sì". Secondo la scheda contenuta nel Rapporto 2010 di Acs, nonostante la Repubblica islamica del Pakistan si dichiari "formalmente laica" e la Costituzione riaffermi il principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge "senza distinzione di razza o credo", si tratta però, "come dimostrano le cronache, di una semplice facciata". Infatti, dal 1986 al 2010, almeno 993 persone sono state incriminate per aver profanato il Corano o diffamato il profeta Maometto. Fra questi 479 erano musulmani, 120 cristiani, 340 ahmadi, 14 indù e altri 10 di altre religioni.

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