Con amore e volontà” “

Incontro con il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I" "" "

Il dialogo ecumenico tra cattolici e ortodossi “sta avanzando, seppure con difficoltà. Esiste buona volontà da entrambe le parti, dove sono presenti teologi e vescovi molto preparati”. Lo ha dichiarato al SIR il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, al termine di un incontro con i partecipanti a un convegno promosso dalla “Brevivet”, tour operator leader nel settore dei viaggi culturali e di carattere religioso, che si è chiuso il 21 novembre a Istanbul. “Abbiamo la consapevolezza che non possiamo risolvere problemi accumulatisi in quasi dieci secoli in un breve lasso di tempo, un giorno, un mese o un anno”, ha aggiunto il patriarca, che ha definito “molto importante” il cammino ecumenico cattolico-ortodosso svoltosi in questi ultimi 50 anni. “A partire – ha detto – da Giovanni XXIII, col quale abbiamo inaugurato un nuovo periodo nelle nostre relazioni, non più segnate da ostilità, indifferenza ma da amore reciproco, preghiera e volontà di camminare insieme, perché, come diceva il card. Johannes G.Maria Willebrands, grande sostenitore dell’ecumenismo, l’unità si fa con piccoli passi”.

Il primato del vescovo di Roma. A tale riguardo Bartolomeo I ha fatto anche il punto dei lavori della Commissione mista cattolico-ortodossa: “In questo momento stiamo esaminando il tema del primato del vescovo di Roma, nel contesto della Chiesa cristiana. Recentemente abbiamo avuto una riunione a Vienna della Commissione mista per il dialogo teologico tra Chiesa cattolica e Chiesa ortodossa (12° incontro, dal 20 al 27 settembre scorso, ndr), dove è stato deciso di cambiare l”Instrumentum laboris’. Davanti ci sono gli appuntamenti per un nuovo incontro della Commissione nel 2011 e della plenaria nel 2012″. Parlando agli oltre 60 partecipanti al convegno, provenienti da Israele, Libano, Siria, Tunisia, Giordania, Slovenia, Polonia, Svizzera, Turchia e Italia, il patriarca ha ricordato l’importanza del pellegrinaggio e delle sue ricadute anche sul piano ecumenico: “Il pellegrinaggio – ha rimarcato Bartolomeo I – non è un viaggio turistico. È un viaggio della fede che porta frutti dal punto vista della riconciliazione e la presenza dei pellegrini è utile perché aiuta i popoli e le culture ad incontrarsi e dialogare per lavorare insieme per il bene dell’umanità. In Turchia, poi, e a Istanbul, in particolare, ci sono molti luoghi e gente da incontrare. Efeso, Pergamo, Antiochia, sono luoghi storici dove, tra l’altro, celebro l’Eucaristia, anche in chiese abbandonate, grazie al permesso gentilmente concesso dalle autorità locali”.

Amicizia e collaborazione. “Quest’anno abbiamo avuto una benedizione speciale, grazie al governo, di poter celebrare a Trebisonda dove fu ucciso don Andrea Santoro e dove esiste un monastero del IV secolo dedicato alla Vergine. Dopo la guerra tra greci e turchi, il monastero divenne un museo ma vi abbiamo celebrato davanti a fedeli venuti dalla Georgia, Grecia e Russia. Era la prima volta che accadeva dopo 90 anni”. Il cammino ecumenico vive anche di questi segni: “Dal 14 al 16 maggio 2011 andrò in Cappadocia insieme a Rowan Williams, primate degli anglicani”. Nel suo intervento Bartolomeo I ha dedicato un ricordo a Giovanni Paolo II, la cui “eredità spirituale è ancora viva e presente nelle relazioni tra le nostre Chiese sorelle. Amicizia e collaborazione che continuano anche con Benedetto XVI che ci ha onorato della sua visita nel 2006 e che, per due volte, mi ha invitato a Roma, per aprire l’Anno Paolino e per intervenire al Sinodo dei vescovi. Sono avvenimenti storici dal punto di vista ecumenico”. Nel chiudere il suo saluto Bartolomeo I ha ricordato l’appuntamento del 30 novembre, festa di sant’Andrea, patrono del patriarcato: “Come accade ormai da oltre 30 anni, aspettiamo la delegazione vaticana. Quest’anno sarà guidata, per la prima volta, dal neo cardinale svizzero, Kurt Koch. Con lui, anche se solo in veste di pellegrino anche l’arcivescovo di Bordeaux, il card. Jean-Pierre Ricard”.

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