Compagni di strada

Un partneriato speciale da rendere più concreto

Un partenariato speciale, “da continente a continente”. Da sempre, fin dalla sua fondazione, la Comunità europea guarda all’Africa con un occhio di riguardo. Ciò non significa che la forbice che divide la sponda nord e quella sud del Mediterraneo si sia ristretta. In realtà gli sviluppi economici, sociali, culturali, demografici e persino politici procedono a ritmi ben distanziati. Eppure l’Ue27 vede nell’Africa un possibile “compagno di strada”. Si tratta, però, di abbandonare vecchi pregiudizi e di limitare la difesa degli interessi particolari, passando dalle buone intenzioni ai fatti. Prossimo vertice in Libia. Così, in vista del vertice tra Unione europea e Africa che si terrà in Libia il 29 e 30 novembre, la Commissione ha presentato nei giorni scorsi una serie di proposte “per consolidare le relazioni”, indicando “le sfide comuni nelle quali sono stati compiuti passi avanti” negli ultimi anni “e che devono essere ancora affrontate insieme, come l’eliminazione della povertà, la pace e la sicurezza, la democrazia e i diritti umani, la governance globale e il cambiamento climatico”. La realizzazione degli Obiettivi di sviluppo del millennio rimane, formalmente, al centro della strategia comune Africa-Ue; la Commissione riconosce del resto che “occorre aiutare l’Africa a rafforzare la sua governance politica ed economica perché essa possa fare un uso migliore e sostenibile delle sue risorse”. Da qui l’idea di delineare un piano d’azione comune che dovrebbe essere adottato durante il vertice e poi reso operativo dalle rispettive istituzioni politiche.“Approfondire le relazioni”. A questo proposito Catherine Ashton, Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, che riveste anche il ruolo di vicepresidente dell’Esecutivo, ha affermato: “Rafforzare e approfondire le relazioni tra Ue e Africa è una priorità fondamentale del mio mandato. L’Africa non è soltanto una beneficiaria degli aiuti” comunitari, ma anche un partner “importante in una serie di problematiche internazionali fondamentali e di interesse comune, come la sicurezza regionale (attraverso la cooperazione nella lotta contro la pirateria e a favore della pace e della stabilità nella regione), la governance globale e il cambiamento climatico”. Andris Piebalgs, commissario allo sviluppo, fa invece riferimento al “partenariato unico” definito tre anni or sono per consolidare le relazioni tra l’Unione e l’Africa e “offrire la prospettiva di un futuro migliore e più prospero a un miliardo e mezzo di persone in 80 Paesi”. “Per assicurare uno sviluppo a lungo termine, verrà rivolta maggiore attenzione al modo in cui la cooperazione dovrebbe contribuire a creare condizioni favorevoli a una crescita inclusiva e sostenibile”. In questo modo si contribuirà “ad alleviare la povertà e a rafforzare il dinamismo politico ed economico del continente africano sulla scena” mondiale.Pace, democrazia, migrazioni… Gli scenari mutano rapidamente. Così la Commissione ritiene che la recente crisi economica, sommata a quella ambientale e a quella alimentare, l’irrompere delle nuove “potenze” (prima fra tutte la Cina), “impongono di adeguare il partenariato”. L’idea di fondo è quella di approfondire le collaborazioni tematiche, che riguardano: pace e sicurezza, governance democratica e diritti umani, commercio, infrastrutture e integrazione regionale, Obiettivi di sviluppo del millennio, energia, cambiamenti climatici, migrazione, occupazione, ricerca, società dell’informazione. La cooperazione allo sviluppo dovrebbe dunque assumere nuove prospettive. Anzitutto la “crescita inclusiva”, in relazione alla riduzione della povertà e delle disuguaglianze. “La cooperazione allo sviluppo dovrebbe puntare – per la Commissione – a garantire alla popolazione un’assistenza sanitaria e un buon livello di istruzione, ad assicurare servizi e infrastrutture, innovazione e imprenditorialità, nonché ad affrontare problemi come la migrazione”. Investimenti, commercio e lavoro sembrerebbe le nuove “parole d’ordine” per gli anni a venire, anche se occorrerà comprendere quanto l’Ue vorrà investire, anche economicamente, in questi settori.Potenziale inutilizzato. Vi è poi la “crescita sostenibile”, che concerne lo sviluppo di “economie efficienti, verdi e competitive”. L’Africa dispone – secondo le valutazioni dell’Esecutivo – di un “potenziale inutilizzato di energie rinnovabili, dall’idraulica a quella solare, eolica, geotermica fino alla biomassa, che potrebbe essere sfruttato per assicurare l’accesso all’elettricità a milioni di persone”. La crescita sostenibile comprende inoltre la cooperazione “per il rafforzamento degli scambi e dell’integrazione regionale in Africa, gli aiuti per la gestione delle materie prime, il passaggio dal sostegno all’agricoltura al sostegno ai piccoli agricoltori impegnati in un contesto più rispettoso dell’ambiente”.

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