Alla prova dei soldi

Bilancio 2011 e difficoltà finanziarie di alcuni Paesi

Due questioni differenti, ma lo sfondo è lo stesso: i soldi. Nelle febbrili giornate di Bruxelles si discute della stabilità finanziaria di alcuni Paesi dell’eurozona e, contemporaneamente, del bilancio comunitario per il 2011. Temi “paralleli”, eppure “convergenti” attorno al vero interrogativo: integrazione politica ed economica e solidarietà tra gli Stati sono il collante dell’Unione europea di oggi? Il budget comunitario. Sul bilancio dell’Ue27, come sulla tenuta dei conti pubblici nazionali, incombe il peso della crisi economica. Per questa ragione i governi degli Stati membri cercano di stringere i cordoni della borsa. Il voto finale per approvare il budget comune del prossimo anno era fissato per il 23 novembre nel corso della sessione plenaria dell’Europarlamento (autorità di bilancio Ue assieme al Consiglio, dove sono rappresentati i governi). Ma i negoziati falliti nei giorni scorsi tra le due istituzioni hanno aperto scenari nuovi e ora si parla di “esercizio provvisorio”. “Le implicazioni sarebbero gravi ma non apocalittiche”, si legge in una nota del Parlamento di Strasburgo. Sia il presidente Jerzy Buzek, che il presidente della commissione parlamentare per il bilancio, Alain Lamassoure, sottolineano però come sia opportuno scongiurare l’esercizio provvisorio che, stando ai Trattati, renderebbe difficoltoso il finanziamento delle politiche dei 27 (agricoltura, coesione regionale, cultura, sicurezza, tutela dei consumatori, ricerca…). Il commissario al bilancio, Janusz Lewandowski, sottolinea dal canto suo: “Il bilancio comunitario non è per Bruxelles. È per i cittadini europei, per i ricercatori, per gli affari, per gli studenti, per le comunità rurali, per le città e per le regioni di tutta Europa”. Restano margini di manovra significativi, ma solo nei prossimi giorni sarà possibile capire se un accordo si profilerà all’orizzonte. Come aiutare Dublino? Sempre di denaro, ma su un piano diverso, si è parlato nel corso dell’Eurogruppo e dell’Ecofin dell’inizio di questa settimana. In tal caso si tratta di intervenire – ormai è dato per scontato – con una iniezione di capitali per sorreggere le casse nazionali irlandesi. Il deficit di Dublino cresce a vista d’occhio, facendo tornare alla mente la situazione greca della scorsa primavera. Allora l’Ue, vincendo mille ritrosie interne (soprattutto da parte dei Paesi finanziariamente più “virtuosi”), decise di istituire un fondo da 750 miliardi di euro in grado di tendere la mano ai Paesi in difficoltà e salvarli dalle speculazioni dei mercati. La medesima situazione si ripresenta ora (e dietro l’angolo si intravvede un Portogallo in bilico), ma con una differenza: Atene aveva contrattato gli aiuti, il governo di Dublino invece per ora non ne vuole sapere, ritenendosi in grado di superare l’impasse con le proprie forze. Un problema “europeo”. Al momento si evidenzia uno stallo. Ma è chiaro che, assieme ai conti dei Paesi in difficoltà, c’è in gioco la capacità dell’Europa di fornire una risposta coordinata alle “sofferenze” dei bilanci, nel segno di un rinnovato rigore e di una confermata solidarietà. E se i politici – i leader nazionali come i responsabili delle istituzioni Ue – guardano preoccupati alle prossime mosse, non meno allarmati appaiono i media europei che dovrebbero tenere informata l’opinione pubblica su quanto sta avvenendo. “The Irish Time”, quotidiano di Dublino, sostiene ad esempio che il salvataggio dell’Irlanda, indipendentemente da come andrà a finire, non costituirà solo un momento di svolta per la storia nazionale, ma sarà anche un evento che segnerà l’Unione Europea. La crisi in corso viene dunque vista come un “banco di prova” per comprendere “se l’Unione è ancora un progetto sociale e politico”.Paese che vai… Gioca invece sui simboli popolari la testata portoghese “i”, titolando “due Paesi, due birre, un solo destino”. Le birre Sagres e Guinness, posta l’una accanto all’altra, richiamano i problemi che accomunano Lisbona e Dublino. Il giornale lusitano segnala che la maggior parte degli economisti “considera scontato un intervento nel futuro immediato, al quale il Portogallo non potrà sottrarsi”. Dal canto suo “El Mundo” si domanda se “la Spagna sarà la prossima” nazione ad esigere l’appoggio Ue. “La situazione irlandese – vi si legge – potrebbe danneggiare la Spagna se Madrid non dimostrerà la propria credibilità ai mercati”. Gli organi di informazione tendono a riflettere i punti di vista interni: dalla Grecia si guarda con sospetto alla Germania; la Gran Bretagna sembra disponibile a soccorrere la vicina Irlanda ma non intende essere coinvolta nelle instabilità “continentali”; nei Paesi nordici e in Austria ci si fa forza di deficit e bilanci relativamente “sani”… Dalla Francia il quotidiano “Les Echos” solleva un dubbio: l’Ue prenderà decisioni durature o tenderà a dilazionare le scelte, sperando di placare i mercati, come avrebbe fatto nel caso greco?

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