Un valore per tutti

Mons. Crociata: scuola paritaria e ''piena parità''

La parità scolastica è "un valore che non interessa solo la scuola cattolica", ma "è patrimonio di tutti i cittadini". A ribadirlo è stato mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, introducendo il 17 novembre a Roma la presentazione del XII Rapporto sulla scuola cattolica, a dieci anni dalla legge sulla parità. A moderare l’incontro, il direttore di "Avvenire", Marco Tarquinio. "Anche se talvolta l’opinione pubblica è indotta a confondere il tutto con la parte, riconducendo la rivendicazione della parità a un affare della Chiesa – ha puntualizzato il presule – in realtà la parità scolastica interessa l’intera collettività", perché "la libertà di educazione non è una prerogativa confessionale, né il diritto di un gruppo sociale, ma è una libertà fondamentale di tutti e di ciascuno". In Italia, invece, "il cammino verso la parità è stato lungo e contrastato, e tanta strada resta ancora da percorrere perché le enunciazioni di principio si esprimano adeguatamente nella prassi". "Il principio della libertà di scelta educativa, che solo in un sistema integrato di scuole statali e paritarie può trovare piena realizzazione, fatica ancora ad affermarsi", la denuncia dei vescovi italiani, per i quali "si avverte spesso la mancanza di una cultura della parità, intesa come la possibilità di offrire alle famiglie una effettiva possibilità di scelta tra scuole di diversa impostazione ideale".

A quando la "piena parità"? In Italia, ha fatto notare mons. Crociata, "la presenza delle scuole paritarie fa risparmiare ogni anno allo Stato cinque miliardi e mezzo di euro a fronte di un contributo dell’amministrazione pubblica di poco più di cinquecento milioni". Senza contare che "in Europa la libertà effettiva di educazione costituisce sostanzialmente la regola". "Il sistema nazionale pubblico non può considerarsi tale se mancano le scuole paritarie", ha ammonito mons. Crociata. Grazie alla legge sulla parità scolastica, infatti, "la scuola paritaria entra a far parte del sistema nazionale su un piede di uguaglianza effettiva, perché viene riconosciuta a tutti gli effetti come parte del servizio pubblico". Il segretario generale della Cei non ha mancato di sottolineare gli "aspetti problematici", che riguardano soprattutto l’applicazione concreta della legge n. 62/2000. In primo luogo, "la realizzazione del tutto inadeguata della libertà di educazione della famiglia". In particolare, "non è garantita l’attuazione del diritto costituzionale di uguale trattamento degli studenti delle scuole paritarie e il finanziamento viene rimesso alla discrezionalità del momento politico, così che resta incerta la definizione annuale della quantità e della modalità delle sovvenzioni". Sul piano applicativo, infine, rimane "l’incertezza della pur ridotta disponibilità finanziaria, dovuta anche ai ritardi spropositati nell’erogazione dei fondi".

La questione del finanziamento pubblico. "La realizzazione della parità – ha proseguito mons. Crociata – non consiste soltanto in un intervento legislativo puntuale e circoscritto, ma esige di attuarsi mediante altri provvedimenti di varia natura", il cui compimento "non è determinante unicamente per le scuole paritarie, ma contribuisce al progresso di tutto il sistema pubblico di istruzione". Sul piano del finanziamento pubblico delle scuole paritarie, per la Cei la legge sulla parità "ha previsto sovvenzioni irrilevanti per i costi di gestione". "Tali sovvenzioni – ha fatto notare il segretario generale – in leggera crescita dal 1996 al 2002, appaiono da tempo in costante diminuzione: ciò fa sì che in Italia la libertà di educazione continui a essere priva di un riconoscimento effettivo". Più in dettaglio, le risorse destinate al sistema paritario ammontavano nel 2006 a 566.810.844 euro, ma "a fronte di questa spesa, lo Stato risparmia ben cinque miliardi e mezzo di euro, perché non deve provvedere in proprio all’istruzione di quel milione e più di alunni che beneficiano dell’offerta educativa delle paritarie". "Un’ulteriore decurtazione del modestissimo contributo dello Stato alla scuola paritaria", per mons. Crociata, "andrebbe contro gli interessi dello Stato stesso", la risposta.

Misure a breve e a lungo termine. Dopo aver ricordato che "tutte le scuole cattoliche" sono scuole paritarie senza fini di lucro, mons. Crociata si è espresso sul "buono scuola". "Nonostante il modesto rilievo economico – ha osservato – tale provvedimento ha un’importante valenza giuridica, in quanto per la prima volta sancisce in maniera esplicita il diritto dei genitori, anche a livello economico, alla libertà effettiva di scegliere la scuola corrispondente alle proprie convinzioni". Per la Cei, quindi, "finanziamento alla scuola, buono scuola e detrazioni fiscali costituiscono nel breve termine strategie ugualmente adottabili dalla legislazione statale per garantire, attraverso un’adeguata modulazione, le risorse necessarie alle scuole paritarie". Nel medio periodo, invece, per la Chiesa italiana "è necessario impegnarsi per diffondere la cultura della parità nel nostro Paese", poiché "corrisponde a un modello organizzativo secondo il quale sono i genitori e gli educandi i titolari della libertà di scelta della scuola da frequentare nel quadro di un sistema educativo integrato e policentrico, dove ogni scuola anche statale è tenuta a definire le caratteristiche della propria offerta formativa". "A lungo termine", infine, l’obiettivo è il "passaggio da una scuola sostanzialmente dello Stato a una scuola della società civile, con un perdurante e irrinunciabile ruolo dello Stato, ma nella linea della sussidiarietà".

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