Più uniti a Pietro

Il patriarca Antonios Naguib, prossimo cardinale

"Una gradevole sorpresa, inaspettata. Sua Santità ha voluto esprimere cosi la sua vicinanza e il suo incoraggiamento alla nostra Chiesa copto-cattolica d’Egitto, e la sua stima per il nostro Paese". Alla vigilia del concistoro del 20 novembre, il patriarca della Chiesa copto-cattolica d’Egitto, Antonios Naguib, saluta così la sua prossima creazione a cardinale voluta da Benedetto XVI. "A nome di tutti i cattolici d’Egitto – dichiara – vorrei esprimere al Sommo Pontefice la nostra grande gratitudine. Accolgo questa nomina come una chiamata ad una maggiore unità con il Papa nel servizio della Chiesa universale in seno al collegio cardinalizio". Da quanto anticipato da alcuni media il concistoro sarà preceduto da una giornata di riflessione in cui la liturgia nella vita della Chiesa e la libertà religiosa saranno i temi all’ordine del giorno. In vista del concistoro il SIR ha incontrato mons. Antonios Naguib, col quale ha ripercorso i lavori del Sinodo per il Medio Oriente, di cui è stato relatore generale.

Senza trascurare il quadro sociopolitico della regione, l’assise sinodale ha avuto due scopi pastorali: ravvivare la comunione tra le Chiese orientali cattoliche e rafforzare l’identità cristiana: sono stati raggiunti?
"Certamente: il primo, quello di rafforzare l’identità cristiana tramite la Parola di Dio e la celebrazione dei Sacramenti, ha posto l’attenzione sulla grande sete dei nostri cristiani per la Parola di Dio, e quindi il bisogno di una migliore formazione spirituale, pastorale e accademica nella Sacra Scrittura per i pastori prima, ma anche per i fedeli. I sacramenti fanno nascere, crescere, e rinnovare i cristiani nella vita di Dio in Cristo. Nei nostri Paesi, le nostre Chiese sono ‘a casa’. E come lo erano alle origini, devono rivivificare il senso e lo slancio apostolico e missionario, specialmente cercando di essere realmente sale, luce e lievito nelle loro società. Il secondo, quello della comunione e della testimonianza, ha aperto l’orizzonte delle Chiese ‘sui iuris’ sulle altre Chiese simili, sulle Chiese sorelle ortodosse e sulle comunità ecclesiali, come anche sull’Islam e sul Giudaismo. La testimonianza si realizza nel dialogo della vita, e passa per la presenza operativa delle Chiese nei campi dei servizi educativi, sociali e caritativi, offerti a tutti senza distinzione di religione e di classe, anzi orientati verso i più poveri, i sofferenti ed emarginati".

Tra i vari problemi sollevati dal Sinodo, come l’emigrazione dei cristiani, c’è anche quello della violenza anticristiana legato al rispetto della libertà religiosa che trova eco nella "propositio" n. 5. È delle settimane scorse il massacro nella chiesa siro-cattolica di Baghdad e gli attacchi alle case dei cristiani…
"I padri sinodali hanno toccato questo argomento con chiarezza. Non hanno nascosto la grave situazione dei cristiani in alcune parti della regione. Ma alla luce della fede hanno chiamato i cristiani, pastori e fedeli, a non perdere il coraggio e la speranza. Inoltre hanno fatto appello alle autorità nazionali e internazionali ad un impegno serio ed efficace per la soluzione dei conflitti in atto e per il miglioramento economico e sociale dei nostri Paesi".

La minaccia di Al Qaeda ha coinvolto anche i cristiani egiziani. Il pretesto per l’attacco alla chiesa di Baghdad sarebbe stata, infatti, la detenzione di due donne, convertite all’Islam, in conventi egiziani. Come reagite a questo attacco?
"La strage di Al Qaeda nella chiesa siro-cattolica di Baghdad è un atto criminale che mira a gettare confusione e paura nelle popolazioni, a destabilizzare i Paesi e a imporre la propria egemonia. I governi sono coscienti di questo. Purtroppo in alcune parti non riescono a controllare la situazione. Speriamo che con la formazione del nuovo governo iracheno, la situazione migliori. Quanto alla dichiarazione di Al Qaeda di aver agito per opporsi alla detenzione nei monasteri ortodossi di alcune donne copte passate all’Islam, è una pura bugia senza nessun fondamento, e una falsa pretesa per giustificare un atto criminale universalmente condannato. Il fatto è che le due donne in questione avevano dei problemi personali con i loro mariti. Hanno lasciato la casa per un certo tempo e sono circolate voci di un passaggio all’Islam. Non c’e nessuna prova sicura per confermarlo. Dopo un po’ si sono fatte vedere e hanno dichiarato che erano presso delle amiche per trovare tranquillità e pace. Una di loro è anche apparsa in un video diffuso su Internet, dichiarando di non aver mai abbracciato la fede islamica. D’altra parte, come i capi della Chiesa ortodossa hanno dichiarato, chiese e monasteri sono aperti e visitati da tutti, anche musulmani, e nessuno vi ha mai visto nascondigli o prigioni".

State adottando misure particolari di sicurezza per dare tranquillità ai fedeli?
"Le nostre Chiese in Egitto sanno che queste minacce di Al Qaeda ed altre simili possono essere serie, ma non abbiamo milizie né armi né mezzi materiali di sicurezza. Le nostre uniche armi sono la preghiera, la pace, il perdono e la carità. Continuiamo le nostre attività ecclesiali normalmente, ma invitiamo all’attenzione e alla prudenza. Il governo ha preso delle misure energiche per garantire la sicurezza dei luoghi di culto, cristiani e musulmani. La polizia nelle chiese, conventi e monasteri, è stata rinforzata. Le più alte autorità governative e religiose hanno condannato l’atto criminale di Baghdad, affermando il principio della libertà religiosa e dell’uguaglianza tra tutti i cittadini. Apprezziamo questo atteggiamento e queste misure che ispirano fiducia".

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